Askatasuna ha obbligato il Comune di Torino a interrompere la procedura di inserimento tra i beni comuni: gli occupanti perseverano nell'illegalità e non rispettano i patti.
Dopo la delibera del Consiglio regionale, il Comune è stato costretto a escludere dalla co-progettazione lo stabile di Askatasuna, per altro ancora occupato.
Il Comune dovrà fermare la regolarizzazione di Askatasuna: la Regione ha approvato una legge che impedisce le co-progettazioni in determinate situazioni.
Giuseppe Cruciani provoca con una riflessione sulla polizia in pericolo ma costringe a una riflessione sull'orientamento del dibattito: agenti sotto accusa e "bravi ragazzi" giustificati in ogni loro violenza.
Il 15 febbraio è stato messo a verbale che lo stabile di Torino occupato da Askatasuna era stato liberato e che le serrature sono state cambiate ma il centro sociale continua a presidiare all'interno la struttura.
Prosegue il braccio di ferro sul centro sociale Askatasuna: gli occupanti rivendicano la propria presenza all'interno dello stabile ma nel verbale di consegna si dice altro. FdI annuncia la diffida
Askatasuna non ha mai lasciato l'edificio occupato come dichiarato dal Comune di Torino. Sono gli stessi antagonisti a riferirlo: "Siamo ancora qua".
Evitare lo sgombero, legalizzando il centro sociale: questo il progetto che ha preso il via a Torino con la consegna del palazzo occupato da Askatasuna.
Le forze dell'ordine non ci stanno a subire in silenzio la legalizzazione del centro sociale violento Askatasuna e lanciano una petizione pubblica.
Nonostante le violenze acclarate contro le forze dell'ordine, nessun esponente di Askatasuna andrà in carcere per i fatti del 1 maggio. Il gip ha deciso per l'obbligo di dimora serale e fogli di via.