"Approvata legge anti Askatasuna". La Regione ferma la regolarizzazione del centro sociale

Il Comune dovrà fermare la regolarizzazione di Askatasuna: la Regione ha approvato una legge che impedisce le co-progettazioni in determinate situazioni

"Approvata legge anti Askatasuna". La Regione ferma la regolarizzazione del centro sociale
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Stop a ogni tentativo di legalizzazione di Askatasuna o di qualunque altro centro sociale in Piemonte. Il percorso del Comune di Torino, intentato per permettere al centro sociale più violento della città, e tra i più violenti d'Italia, di continuare la sua attività sotto il cappello del bene comune non può proseguire in ragione di una norma regionale appena votata. Proprio domani era stata indetta dal centro sociale una riunione per tutti i cittadini del quartiere Vanchiglia allo scopo di presentare le attività che Askatasuna avrebbe voluto preparare una volta ristrutturato, a spese dei promotori privati, l'immobile di viale Regina Margherita 47 occupato da quasi 30 anni. In realtà, le operazioni per la trasformazione in bene comune del centro sociale si sarebbero dovute fermare già alcune settimane fa, quando è stato appurato che Askatasuna non ha mai davvero lasciato libero lo stabile, condizione precludente il proseguo delle operazioni.

"Una norma anti-Askatasuna, nata con il preciso scopo di impedire che i percorsi relativi alla co-progettazione sui beni comuni possano essere strumentalizzati per concedere immobili pubblici agli antagonisti abusivi che li occupano illegalmente", ha spiegato l'assessore alle Politiche sociali della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, che ha presentato il comma specifico che stabilisce che i percorsi di riguardanti i beni comuni "non possono riguardare beni immobili interessati da occupazione senza titolo nei cinque anni precedenti alla stipula del relativo patto di collaborazione". Una decisione politica da parte della giunta di Alberto Cirio, che di fatto preclude qualunque altro passo nella direzione che avrebbe voluto intraprendere il Comune di Torino, spinto da una maggioranza di sinistra con anche esponenti dei centri sociali eletti.

"Era nostra facoltà istituzionale di legislatori farlo e abbiamo ritenuto doveroso farlo, anche per raccogliere l’appello indignato di tanti esponenti delle forze dell’ordine e della magistratura", prosegue Marrone, sottolineando che adesso dal Comune di Torino dovranno prendere atto della legge regionale e interrompere il percorso intrapreso, perché "si configurerebbe altrimenti come illecito". E visto che il sindaco Lo Russo, spiega Marrone, aveva annunciato di essere tornato in possesso dell'immobile, "è necessario che il Comune di Torino metta in atto tutte le misure per impedire nuove occupazioni, anche richiedendo un presidio di polizia fisso agli ingressi".

Ma siccome quella liberazione non è mai avvenuta, se non qualche ora successiva all'annuncio della consegna delle chiavi, prosegue l'assessore, "l'unica strada percorribile è lo sgombero immediato, in attuazione del verbale ASL. Il dialogo con chi fa della violenza politica la propria bandiera ha già messo fin troppo in ridicolo l'amministrazione comunale".

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