Continua la guerra tra Usa e Iran, almeno così sembra, anche se il vicepresidente JD Vance non la definirebbe tale e parlando con i giornalisti dice: “Al momento non sono in corso operazioni di combattimento su larga scala, e non lo sono da molto tempo, non la definirei una guerra”. Dall’altra parte però, a dar conferma che siamo nel vivo del conflitto, c’è Seul che pensa di inviare delle truppe contro Teheran. Insomma non la miglior comunicazione mediatica, visto e considerato il bombardamento su un banchetto di matrimonio in cui sono morte 5 persone. E ancora Vance: “Stiamo indagando sull’accaduto, gli Stati Uniti non bombardano civili”. Seguiamo tutti gli sviluppi della giornata.
Trump: "Controlliamo Hormuz, abbiamo praticamente il controllo dell'Iran"
“Controlliamo lo Stretto di Hormuz, abbiamo praticamente preso il controllo dell’Iran”. Lo ha detto Donald Trump senza escludere un possibile attacco a Pickaxe Mountian “molto presto”.
Trump: "In Iran un conflitto militare, per noi sono briciole"
“Molti non la chiamano una guerra” quella con l’Iran, “io lo chiamo un conflitto militare, per noi sono briciole. Effettuiamo attacchi intermittenti”. Lo ha detto Donald Trump rispondendo a chi gli chiedeva come definisse il confronto con l’Iran dopo che il vicepresidente JD Vance ha spiegato che non è una guerra.
La guerra con l’Iran è un “conflitto militare” perché “per noi è una cosa da poco. Non è una questione di grande portata”, ha detto Trump minimizzando una guerra in cui hanno perso la vita 18 americani. A chi glielo faceva notare, il presidente ha risposto: “anche uno è troppo, ma in Vietnam ne abbiamo persi migliaia”.
Fonti Usa: "Non ci risultano attacchi contro nostre basi in Giordania"
“Al momento non ci risulta che siano stati effettuati attacchi contro basi americane in Giordania”. Lo ha dichiarato un alto funzionario statunitense citato dall’emittente israeliana Channel 12, dopo che fonti arabe hanno segnalato un attacco missilistico contro postazioni Usa nel nord della Giordania.
Trump sta lavorando ad un piano per il dopo-guerra in Medio Oriente
L’amministrazione Trump sta lavorando a un piano per il dopo-guerra in Medio Oriente. L’iniziativa è ancora nelle fasi iniziali e ha come obiettivo contenere l’Iran e estendere gli accordi di Abramo per normalizzare i rapporti di Israele con i Paesi dell’area. Lo riporta Axios citando alcune fonti, secondo le quali sulla pianificazione del dopo guerra incombono però due eventi, le elezioni in Israele in ottobre e le midterm negli Stati Uniti.
Media, attacchi di Teheran contro obiettivi Usa in Giordania
Attacco missilistico iraniano contro obiettivi statunitensi in Giordania. Lo riferisce l’agenzia iraniana Fars che viene citata da fonti arabe e da ‘Haaretz’. In precedenza i sistemi di difesa aerea erano stati attivati anche nel sud della Giordania secondo Sabereen News, un canale iracheno affiliato a milizie filo-iraniane.
Ai marinai della Lincoln in Thailandia ordine di non parlare delle condizioni a bordo
Dopo il record di 286 giorni consecutivi in mare, ai marinai della portaerei Uss Abraham Lincoln, finalmente sbarcati in Thailandia per qualche giorno di riposo, sarebbe stato ordinato di non parlare con i giornalisti delle condizioni di vita a bordo. Lo riferisce il Guardian, che ha comunque raccolto a Pattaya, proteggendone l’identità, le testimonianze di diversi membri dell’equipaggio, reduci da mesi di operazioni di combattimento e di blocco contro l’Iran. Un marinaio ha paragonato la vita sulla Lincoln all’essere “chiusi nella propria camera con tutta la famiglia”, mentre un altro ha ammesso che la parte più difficile è stata “andare avanti, mantenere la giusta mentalità”. A pesare sono state anche le carenze alimentari: un membro dell’equipaggio ha raccontato di aver mangiato “carne di manzo cruda” e patate non cotte, mentre un altro, appena sceso a terra, ha descritto la sensazione di essersi tolto “un peso dalle spalle”. “È stata dura, ma avevamo un lavoro da fare”, ha spiegato.
Il comandante della Lincoln, il capitano Dan Keeler, ha riconosciuto la carenza di frutta e verdura fresche e di alcuni beni di prima necessità, respingendo però come esagerate le ricostruzioni più allarmanti sulle condizioni a bordo. Alcuni marinai hanno a loro volta attribuito il peggioramento della qualità della vita soprattutto alle esigenze operative imposte dalla guerra con l’Iran, durante la quale effettuare rifornimenti avrebbe potuto esporre la portaerei a ulteriori rischi. Dopo quasi dieci mesi senza un vero scalo, molti dei circa 5mila membri dell’equipaggio hanno approfittato della tappa thailandese per concedersi piaceri decisamente più semplici rispetto alla vita notturna che rende famosa Pattaya: pedicure, cibo fresco, shopping e persino un nuovo paio di calzini. “Sono le cose semplici, come dei calzini nuovi”, ha raccontato un marinaio al Guardian, mentre un altro, dopo la prima cena a terra, ha scherzato: “Io e il cibo thailandese potremmo diventare migliori amici”.
A colpire all’arrivo nel porto thailandese di Laem Chabang è stato però anche l’aspetto della Lincoln: la portaerei, lunga quasi 335 metri, è apparsa ricoperta di ruggine lungo gran parte della fiancata, dalla prua alla poppa. Secondo gli esperti citati dalla Cnn, si tratta di una conseguenza prevedibile dopo 286 giorni in mare e mesi di operazioni militari, dal momento che gli interventi più importanti contro la corrosione, soprattutto lungo la linea di galleggiamento, non possono essere effettuati durante la navigazione e tantomeno nel pieno delle operazioni di combattimento. Carl Schuster, ex capitano della Marina americana, ha stimato che sarebbero necessari circa 30 giorni di lavori per eliminare tutta la ruggine. “La ruggine è come una malattia contagiosa: si diffonde”, ha avvertito, sottolineando che, se trascurata, “indebolisce qualsiasi struttura d’acciaio che attacca”.
Diesel ai massimi storici negli Usa
La guerra in Iran spinge il prezzo del diesel negli Stati Uniti ai massimi storici a 5,85 dollari al gallone (circa 3,8 litri), superando il precedente record registrato in seguito all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.
L’aumento arriva a due mesi dalle elezioni di metà mandato e rischia di aumentare la pressione politica su Donald Trump. Il presidente da giorni minizza il caro-carburanti, assicurando che i prezzi scenderanno. JD Vance dal podio della sala stampa della Casa Bianca ha però ammesso che servirà del tempo.
Possibile attacco di Teheran sotto elezioni Usa e Israele
L’ex ambasciatore statunitense in Tunisia, Joey Hood, ha avvertito che l’Iran potrebbe preparare un “attacco spettacolare” entro le prossime sei settimane.
Hood ha dichiarato ad al Jazeera che l’Iran “ha una storia di tentativi di umiliare i presidenti degli Stati Uniti, soprattutto in prossimità delle elezioni, da Jimmy Carter fino a tempi recenti. Le elezioni, sia negli Stati Uniti che in Israele, si svolgono contemporaneamente. Per l’Iran è una tentazione irresistibile cercare di far aumentare i prezzi del greggio negli Stati Uniti. Soprattutto sapendo che gli elettori americani sono molto sensibili al prezzo della benzina, proprio come gli elettori arabi sono molto sensibili al prezzo del pane”.
Hood conclude poi: “Credo che gli sforzi diplomatici siano del tutto inutili a meno che non ci sia qualcosa di altrettanto eclatante da parte dei mediatori”.
L'Oman respinge la proposta dell'Iran sulle tariffe a Hormuz
L’Oman non cede ai ricatti iraniani e respinge così la richiesta di far pagare insieme le tariffe alle navi commerciali nello Stretto di Hormuz, lo riporta il New YorkPost. Un alto funzionario regionale ha affermato che Muscat si è rifiutata di acconsentire all’imposizione di tariffe, anche su base volontaria, per i servizi ambientali e di sicurezza, contrariamente a quanto dichiarato la settimana scorsa dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane.
Mohammad Hossein Mokhtari: "La Santa Sede importante per la pace"
“Oggi più che mai, abbiamo bisogno di istituzioni e attori che possano mantenere aperta la porta del dialogo. È proprio in questo ambito che la Santa Sede può svolgere un ruolo speciale”. Lo sottolinea l’ambasciatore iraniano presso la Santa Sede, Mohammad Hossein Mokhtari.
Per il diplomatico “una caratteristica importante della diplomazia della Santa Sede è che la sua influenza dipende meno dalla potenza militare o economica e più dalla credibilità morale e spirituale e dalla sua capacità di comunicare con le diverse parti. Ciò è particolarmente importante oggi perché, in molte crisi internazionali, il problema non consiste semplicemente in un conflitto di interessi. È anche una mancanza di fiducia”. E se dunque “le parti coinvolte non sono disposte a parlarsi direttamente” avere “una terza parte che possa creare canali di comunicazione e preparare il terreno al dialogo può avere un valore estremamente importante.
L'Unione Europea "ha aderito ufficialmente" alla campagna di pressione economica degli Stati Uniti all'Iran
Chiamata la Operation Economic Outcast. “Apprezziamo la loro posizione ferma e tempestiva”, scrive il segretario al Tesoro americano Scott Bessent in un post su X.
Kpler: "4 navi hanno attraversato Hormuz ieri"
Secondo i dati preliminari sul traffico marittimo pubblicati oggi, secondo Kpler, le navi includevano due petroliere di medio raggio, una nave portacontainer Kamsarmax e una nave Handysize. Il numero è inferiore a quello del giorno prima (9) e a quello del giorno prima ancora (15). Il dato non da certezze sulla reale situaione dello Stretto.
JD Vance: "Non la chiamo guerra e il controllo su Hormuz è nostro"
Il vicepresidente americano Jd Vance ha affermato di non definire una “guerra” le operazioni militari degli Stati Uniti in corso contro l’Iran. “Non la definirei una guerra. In questo momento non ci sono scontri a fuoco in corso” e prosegue affermando che il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz è “di fatto venuto meno” e Teheran sta “perdendo le proprie capacità giorno dopo giorno”.
Corea del Sud valuta un intervento militare a Hormuz al fianco degli Usa
Seul potrebbe contribuire agli sforzi di sicurezza usa nello Stretto di Hormuz. “I contributi allo Stretto di Hormuz potrebbero essere gestiti entro limiti che non compromettano la prontezza militare”.
Netanyahu: "La caduta del regime iraniano è alla nostra portata. Non sfidateci"
‘’Sono convinto che siamo in grado di eliminare la minaccia una volta per tutte e di rovesciare il regime iraniano che sta lottando per la propria sopravvivenza. Dico ai nostri nemici: non sfidateci. Abbiamo la forza, la determinazione e l’unità interna per sconfiggervi. Questo è il compito principale che ci attende ancora, ma è vicino. Non è impossibile. È alla nostra portata ed è ciò che auguro al popolo di Israele per l’anno a venire, nel prossimo futuro’’. Lo ha affermato il primo ministro Benjamin Netanyahu durante il brindisi per il Capodanno ebraico presso il forum dello Stato Maggiore dell’Idf a Tel Aviv. ‘’In questi tre anni di guerra abbiamo affrontato il pericolo di annientamento da parte di un regime che cerca di armarsi con le bombe nucleari per distruggerci. Abbiamo eliminato questa e altre minaccia minacce’’, ha detto Netanyahu. ‘’Ora il regime attacca tutti, tranne noi perché conosce la nostra forza e determinazione’’.
Trump: "Produciamo munizioni a ritmi senza precedenti"
Gli Stati Uniti stanno “producendo munizioni a ritmi senza precedenti. Stiamo riempiendo le scorte e preparandoci a qualsiasi eventualità”. Lo afferma Donald Trump sul suo social Truth intervenendo nell’acceso dibattito sulla carenza di munizioni e armi americane in seguito alla guerra in Iran. Al momento, ha spiegato il presidente, gli Stati Uniti stanno “destinando” le munizioni “a loro stessi anziché venderle ad altri, anche se le vendite agli alleati riprenderanno presto”. Trump quindi precisa che “l’amministrazione Biden ha fornito all’Ucraina a costo zero molte più munizioni di quante ne abbiamo utilizzate in Iran”.
Pasdaran: "Vendicheremo l'attacco degli Usa alla festa di nozze"
Il capo dei Guardiani della Rivoluzione, la potente forza armata iraniana, ha promesso di vendicare la morte di quattro persone uccise nel corso di un attacco americano avvenuto martedì nel sud del Paese. Le vittime stavano partecipando ad una festa di nozze. “Il sangue puro di questi martiri (...) non rimarrà impunito e sarà certamente vendicato”, ha dichiarato Ahmad Vahidi in un comunicato diffuso dalla televisione di Stato.
Media: sei membri marina Teheran uccisi nei recenti attacchi Usa
Sei membri della Marina iraniana sono stati uccisi nei recenti attacchi condotti dagli Stati Uniti contro l’Iran. Lo riferisce l’agenzia iraniana Tasnim. Secondo il ministero della Salute di Teheran, dal 30 agosto, quando gli Stati Uniti hanno nuovamente avviato la campagna di bombardamenti, sono rimasti uccisi 18 iraniani e oltre 140 sono stati feriti. La maggior parte delle vittime, secondo il ministero, sono donne e bambini.
Media: 3 piloti iraniani uccisi nei recenti raid Usa
Tre piloti iraniani sono stati uccisi nei recenti attacchi americani contro il Paese. Lo riporta l’agenzia di stampa iraniana Tasnim.
Trump: "Volumi petrolio via Hormuz quasi a livelli prebellici"
Il volume di petrolio che transita attraverso lo Stretto di Hormuz è quasi tornato ai livelli prebellici. Lo ha dichiarato il presidente statunitense, Donald Trump, su Truth. Trump ha pubblicato un’immagine secondo cui attualmente transitano attraverso lo stretto circa 18 milioni di barili di petrolio al giorno, contro i 20 milioni registrati prima dell’inizio del conflitto. “I volumi di petrolio di Hormuz sono tornati!”, si legge sotto l’immagine. Ieri, il segretario all’Energia statunitense, Chris Wright, aveva detto che, lunedì, oltre 17 milioni di barili di petrolio avevano attraversato lo Stretto di Hormuz via nave, un record dall’inizio della guerra con l’Iran.
Teheran: "Pronti a guerra asimmetrica, Usa facciano scorte carburante"
“I nuovi crimini commessi dagli Stati Uniti contro la nazione iraniana hanno modificato i nostri equilibri di sicurezza e la nostra dottrina di difesa. D’ora in poi, la nostra risposta sarà ‘asimmetrica’, ‘multilivello’ e mirata a ‘privare l’aggressore della sicurezza’. Gli americani farebbero bene a pensare a fare scorte di benzina e carburante; l’economia americana è attesa da mesi bui”. Così in un messaggio su X il primo vicepresidente iraniano, Mohammad Reza Aref.
Esercito iraniano: "Colpite basi Usa in Kwait ed Emirati"
L’esercito iraniano ha dichiarato di aver preso di mira basi statunitensi negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait. “Questa mattina l’esercito ha colpito con missili e droni i sistemi di comunicazione satellitare, i depositi di equipaggiamento e gli hangar per aerei da combattimento dell’esercito terrorista statunitense presso la base aerea Ahmad al-Jaber in Kuwait”, ha dichiarato l’esercito in un comunicato diffuso dalla televisione di stato Irib. “Anche le postazioni delle forze e i sistemi radar dell’esercito statunitense, responsabile dell’uccisione di bambini, presso la base aerea di Al Minhad negli Emirati Arabi Uniti, sono stati attaccati con missili e droni dell’esercito”, prosegue la nota.
Peskov: "Mosca continuerà a sostenere Teheran"
‘La Russia continuerà a sostenere l’Iran’’. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov in una intervista all’agenzia di stampa Vesti, sostenendo che ‘’è improbabile che gli Stati Uniti possano monopolizzare le relazioni con un Paese’’. Come Russia, ‘’abbiamo i nostri partner, i nostri amici. E manterremo e svilupperemo ulteriormente tutti questi rapporti di amicizia e collaborazione", ha dichiarato Peskov.
Cnn, marina Usa scorta 40 petroliere nello Stretto di Hormuz
La Marina statunitense ha scortato 40 navi commerciali, che trasportavano complessivamente 18 milioni di barili di petrolio, attraverso lo Stretto di Hormuz, in quella che rappresenta la più ampia operazione di questo tipo dall’inizio della guerra tra Usa e Iran. Lo riferisce la Cnn, citando due funzionari americani a conoscenza delle operazioni. Prima dell’inizio del conflitto, poco più di sei mesi fa, attraverso lo Stretto transitavano circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno. Secondo i funzionari, durante le operazioni di scorta le forze statunitensi hanno impiegato diversi assetti aerei, navali e spaziali per continuare a colpire le capacità iraniane di attaccare le navi commerciali nello Stretto e, contemporaneamente, respingere ondate di attacchi con droni. Le operazioni di scorta, definite rischiose dai funzionari citati dalla Cnn, hanno consentito il passaggio delle navi che trasportavano milioni di barili di petrolio. Le forze Usa hanno inoltre neutralizzato missili da crociera antinave durante l’operazione di scorta, ha riferito uno dei due funzionari.
Libano, l'Iran avverte gli Usa: "Risponderemo a raid Idf sulla collina di Ali al-Taher"
L’Iran ha avvertito gli Stati Uniti che risponderà con forza a un’offensiva israeliana sulla collina strategica di Ali al-Taher, nel Libano meridionale, dove militari iraniani sono asserragliati insieme a combattenti di Hezbollah. Lo riporta Haaretz, citando funzionari informati che hanno parlato con la Reuters. L’avvertimento di Teheran, diffuso il mese scorso, sottolinea il continuo coinvolgimento diretto dell’Iran nei combattimenti di terra nel Libano meridionale e la sua disponibilità a reagire agli attacchi israeliani nella regione, ora che il conflitto entra nel suo settimo mese. Secondo fonti della sicurezza libanese, si ritiene che Hezbollah abbia costruito un centro di comando sotterraneo e depositi di armi sulla cresta di Ali al-Taher, che offre una vista dominante sul Libano sud-orientale ed è diventata una delle zone più contese nella guerra tra Israele e Hezbollah. Hezbollah ha dichiarato pubblicamente di controllare la collina e di voler contrastare qualsiasi avanzata israeliana. I suoi funzionari hanno fatto riferimento a una “struttura” sul posto, ma si sono rifiutati di fornire dettagli. L’esercito israeliano ha occupato ampie zone di territorio a sud di Ali al-Taher e, in dichiarazioni pubbliche, ha identificato la cresta come uno dei suoi “principali obiettivi operativi”.
Cremlino sull'appello di Bessent: "Usa non possono impedire i rapporti con Teheran"
Il Cremlino non crede che gli Stati Uniti siano in grado di monopolizzare le relazioni con un singolo Paese, Iran compreso. Lo ha dichiarato il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov, commentando le dichiarazioni del segretario del Tesoro statunitense, Scott Bessent, il quale ha invitato a “stare lontani dall’Iran”. “È improbabile che gli Stati Uniti possano e debbano monopolizzare le relazioni con un singolo Paese. Abbiamo i nostri partner, i nostri amici. E manterremo e svilupperemo ulteriormente tutte queste relazioni amichevoli e di partenariato”, ha affermato Peskov in un’intervista a Vesti.
Trump: "Pronti a ripetere pesanti attacchi in qualunque momento"
Il presidente Usa, Donald Trump, ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a colpire nuovamente l’Iran in qualsiasi momento. “Quello di ieri sera e stato un attacco molto pesante, e siamo pronti a ripeterlo ogni volta che lo riterremo opportuno”, ha detto Trump poche ore dopo che le forze statunitensi avevano intercettato diversi attacchi di rappresaglia iraniani che il repubblicano aveva minimizzato definendoli una “semplice concessione”. “Abbiamo una tecnologia incredibile. Nessuno ha una tecnologia come la nostra. Quindi, ieri sera li abbiamo colpiti duramente, molto duramente. Ci hanno dato una piccola pacca sulla spalla, ma li abbiamo colpiti duramente”, ha spiegato secondo quanto riporta Fox News. “Abbiamo smantellato tutte le nuove infrastrutture che avevano tentato di costruire lungo lo Stretto di Hormuz, alcune difensive, altre offensive.”
Teheran denuncia almeno 18 morti e 142 feriti nei raid Usa, incluse decine di donne e bambini
Almeno 18 persone sono morte e 142 sono rimaste ferite negli attacchi condotti dagli Stati Uniti contro l’ Iran tra il 30 agosto e il 2 settembre scorsi, secondo il ministero della Salute iraniano. Tra i feriti figurano 61 donne e 44 minori, mentre tra i morti ci sarebbero due donne e un bambino. I combattimenti sono ripresi dopo il fallimento del memorandum d’intesa del 18 giugno, che mirava a porre fine alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran e a consentire la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Trump sta valutando la possibilità di dichiarare la gine della guerra
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta avendo colloqui privati con i suoi più stretti collaboratori sull’opportunità di dichiarare la fine della guerra con l’Iran. Lo hanno riferito funzionari americani al corrispondente del Wall Street Journal Alex Ward. Le fonti hanno indicato che Trump si è detto favorevole all’idea di dichiarare la fine della guerra e che crede che la pressione economica costringerà il regime a smantellare il suo programma nucleare, altrimenti collasserà.
Nuovo attacco iraniano nel Golfo in risposta ai bombardamenti Usa
L’Iran ha attaccato gli interessi militari statunitensi in Kuwait, nonostante le minacce di ulteriori bombardamenti lanciate da Donald Trump in seguito a diversi scambi di attacchi, rischiando una nuova conflagrazione dopo oltre sei mesi di guerra in Medio Oriente. Dopo un’altra notte di micidiali bombardamenti statunitensi e una rappresaglia su larga scala, il presidente americano ha avvertito mercoledì che gli Stati Uniti restano pronti a colpire la Repubblica Islamica “in qualsiasi momento”, che ha promesso di “spezzare” il nemico americano. Dalle prime ore di oggi, l’esercito kuwaitiano ha segnalato sui social media di essere sotto attacco con missili e droni in seguito alla spregevole aggressione iraniana. “In risposta ai crimini commessi dall’America contro il popolo iraniano, sono in corso attacchi missilistici e con droni contro le basi americane in Kuwait”, ha confermato poco dopo la televisione di stato iraniana sulla stessa piattaforma social. Dopo un mese di relativa calma, le ostilità sono riprese domenica, in uno scenario che si ripete dall’inizio della guerra, iniziata a fine febbraio e tuttora senza soluzione diplomatica. L’esercito statunitense ha condotto due ondate di attacchi tra domenica e martedì sera, prendendo di mira, a loro dire, un tentativo di minare lo Stretto di Hormuz e poi installazioni delle Guardie rivoluzionarie iraniane, tra cui siti radar e di difesa aerea. Il secondo attacco ha provocato un totale di 19 morti, tra cui sette membri delle forze armate e civili, uno dei bilanci più alti degli ultimi mesi. Quattro persone sono state uccise durante un matrimonio nel distretto sud-orientale di Sirik, dove quasi altre 70 sono rimaste ferite. L’esercito statunitense non ha commentato l’attacco che ha colpito il matrimonio, ma ha dichiarato di “non prendere mai di mira i civili, a differenza delle Guardie rivoluzionarie”.
Hegseth estende al 2027 lo schieramento delle forze Usa in Medio Oriente
Il segretario alla Guerra Usa Pete Hegseth ha deciso di prorogare lo schieramento delle forze statunitensi in Medio Oriente, segnalando che la guerra con l’Iran potrebbe protrarsi fino al prossimo anno e, per alcune unita’, anche nel 2027. Ad oggi circa 50 mila militari statunitensi restano dispiegati nella regione per garantire al presidente Donald Trump diverse opzioni operative. Il dispositivo comprende 19 navi da guerra, sistemi di difesa aerea, squadroni di caccia e paracadutisti, impegnati nell’intercettazione dei missili iraniani, nella protezione delle navi commerciali e nel blocco dei porti e delle aree costiere iraniane. L’estensione delle missioni sta pero’ aumentando la pressione sui militari e sulle loro famiglie e creando un arretrato nella manutenzione che potrebbe richiedere anni per essere smaltito. Per le unita’ dell’Esercito addette alla difesa aerea, la durata standard dello schieramento e’ passata da nove a 12 mesi, mentre alcune sono gia’ in Medio Oriente da oltre un anno. Anche le navi della Marina sono sottoposte a turni piu’ lunghi: Le 19 unita’ navali attualmente presenti nella regione, tra cui due portaerei e 13 cacciatorpediniere lanciamissili, stanno affrontando alcune delle missioni piu’ prolungate della storia recente della Marina.
Trump continua intanto a valutare diverse opzioni: la strategia di pressione economica contro Teheran sembra sortire effetti sull’Iran, ma non ne ha ancora indotto la resa. Il presidente ha discusso con i suoi consiglieri anche della possibilita’ di dichiarare conclusa la guerra, ma ritiene che mantenere la pressione possa costringere il regime a smantellare il programma nucleare o collassare. Allo stesso tempo, i suoi consiglieri lo hanno avvertito che un’ulteriore escalation potrebbe danneggiare i Repubblicani nelle elezioni di meta’ mandato di novembre.
Esercito Kwait: "Difese aeree stanno contrastando attacco missili e droni"
“Le difese aeree del Kuwait stanno attualmente contrastando attacchi missilistici e con droni ostili a seguito dell’aggressione iraniana”. E’ quanto si legge sul profilo X dell’esercito kuwaitiano. Lo Stato maggiore dell’esercito precisa che “qualsiasi esplosione udita è il risultato dell’intercettazione di attacchi ostili da parte dei sistemi di difesa aerea. Si raccomanda a tutti di attenersi alle istruzioni di sicurezza emanate dalle autorità competenti”, si legge.
Trump: "Stiamo vincendo in Iran, controlliamo Hormuz"
“Stiamo vincendo” in Iran: “controlliamo lo Stretto di Hormuz. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump alla Casa Bianca, dove sta ospitando i candidati repubblicani alle elezioni Usa di metà mandato.
