Continua lo scambio di colpi tra Usa e Iran. In risposta ai bombardamenti statunitensi degli ultimi giorni, la Repubblica islamica ha preso di mira gli asset militari americani in Kwait, senza però arrecare danni. Teheran ha anche denunciato il ferimento di decine di donne e bambini nei raid delle forze a stelle e strisce. Trump minaccia: “Pronti a colpire in qualsiasi momento”.
Cnn, marina Usa scorta 40 petroliere nello Stretto di Hormuz
La Marina statunitense ha scortato 40 navi commerciali, che trasportavano complessivamente 18 milioni di barili di petrolio, attraverso lo Stretto di Hormuz, in quella che rappresenta la più ampia operazione di questo tipo dall’inizio della guerra tra Usa e Iran. Lo riferisce la Cnn, citando due funzionari americani a conoscenza delle operazioni. Prima dell’inizio del conflitto, poco più di sei mesi fa, attraverso lo Stretto transitavano circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno. Secondo i funzionari, durante le operazioni di scorta le forze statunitensi hanno impiegato diversi assetti aerei, navali e spaziali per continuare a colpire le capacità iraniane di attaccare le navi commerciali nello Stretto e, contemporaneamente, respingere ondate di attacchi con droni. Le operazioni di scorta, definite rischiose dai funzionari citati dalla Cnn, hanno consentito il passaggio delle navi che trasportavano milioni di barili di petrolio. Le forze Usa hanno inoltre neutralizzato missili da crociera antinave durante l’operazione di scorta, ha riferito uno dei due funzionari.
Libano, l'Iran avverte gli Usa: "Risponderemo a raid Idf sulla collina di Ali al-Taher"
L’Iran ha avvertito gli Stati Uniti che risponderà con forza a un’offensiva israeliana sulla collina strategica di Ali al-Taher, nel Libano meridionale, dove militari iraniani sono asserragliati insieme a combattenti di Hezbollah. Lo riporta Haaretz, citando funzionari informati che hanno parlato con la Reuters. L’avvertimento di Teheran, diffuso il mese scorso, sottolinea il continuo coinvolgimento diretto dell’Iran nei combattimenti di terra nel Libano meridionale e la sua disponibilità a reagire agli attacchi israeliani nella regione, ora che il conflitto entra nel suo settimo mese. Secondo fonti della sicurezza libanese, si ritiene che Hezbollah abbia costruito un centro di comando sotterraneo e depositi di armi sulla cresta di Ali al-Taher, che offre una vista dominante sul Libano sud-orientale ed è diventata una delle zone più contese nella guerra tra Israele e Hezbollah. Hezbollah ha dichiarato pubblicamente di controllare la collina e di voler contrastare qualsiasi avanzata israeliana. I suoi funzionari hanno fatto riferimento a una “struttura” sul posto, ma si sono rifiutati di fornire dettagli. L’esercito israeliano ha occupato ampie zone di territorio a sud di Ali al-Taher e, in dichiarazioni pubbliche, ha identificato la cresta come uno dei suoi “principali obiettivi operativi”.
Cremlino sull'appello di Bessent: "Usa non possono impedire i rapporti con Teheran"
Il Cremlino non crede che gli Stati Uniti siano in grado di monopolizzare le relazioni con un singolo Paese, Iran compreso. Lo ha dichiarato il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov, commentando le dichiarazioni del segretario del Tesoro statunitense, Scott Bessent, il quale ha invitato a “stare lontani dall’Iran”. “È improbabile che gli Stati Uniti possano e debbano monopolizzare le relazioni con un singolo Paese. Abbiamo i nostri partner, i nostri amici. E manterremo e svilupperemo ulteriormente tutte queste relazioni amichevoli e di partenariato”, ha affermato Peskov in un’intervista a Vesti.
Trump: "Pronti a ripetere pesanti attacchi in qualunque momento"
Il presidente Usa, Donald Trump, ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a colpire nuovamente l’Iran in qualsiasi momento. “Quello di ieri sera e stato un attacco molto pesante, e siamo pronti a ripeterlo ogni volta che lo riterremo opportuno”, ha detto Trump poche ore dopo che le forze statunitensi avevano intercettato diversi attacchi di rappresaglia iraniani che il repubblicano aveva minimizzato definendoli una “semplice concessione”. “Abbiamo una tecnologia incredibile. Nessuno ha una tecnologia come la nostra. Quindi, ieri sera li abbiamo colpiti duramente, molto duramente. Ci hanno dato una piccola pacca sulla spalla, ma li abbiamo colpiti duramente”, ha spiegato secondo quanto riporta Fox News. “Abbiamo smantellato tutte le nuove infrastrutture che avevano tentato di costruire lungo lo Stretto di Hormuz, alcune difensive, altre offensive.”
Teheran denuncia almeno 18 morti e 142 feriti nei raid Usa, incluse decine di donne e bambini
Almeno 18 persone sono morte e 142 sono rimaste ferite negli attacchi condotti dagli Stati Uniti contro l’ Iran tra il 30 agosto e il 2 settembre scorsi, secondo il ministero della Salute iraniano. Tra i feriti figurano 61 donne e 44 minori, mentre tra i morti ci sarebbero due donne e un bambino. I combattimenti sono ripresi dopo il fallimento del memorandum d’intesa del 18 giugno, che mirava a porre fine alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran e a consentire la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Trump sta valutando la possibilità di dichiarare la gine della guerra
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta avendo colloqui privati con i suoi più stretti collaboratori sull’opportunità di dichiarare la fine della guerra con l’Iran. Lo hanno riferito funzionari americani al corrispondente del Wall Street Journal Alex Ward. Le fonti hanno indicato che Trump si è detto favorevole all’idea di dichiarare la fine della guerra e che crede che la pressione economica costringerà il regime a smantellare il suo programma nucleare, altrimenti collasserà.
Nuovo attacco iraniano nel Golfo in risposta ai bombardamenti Usa
L’Iran ha attaccato gli interessi militari statunitensi in Kuwait, nonostante le minacce di ulteriori bombardamenti lanciate da Donald Trump in seguito a diversi scambi di attacchi, rischiando una nuova conflagrazione dopo oltre sei mesi di guerra in Medio Oriente. Dopo un’altra notte di micidiali bombardamenti statunitensi e una rappresaglia su larga scala, il presidente americano ha avvertito mercoledì che gli Stati Uniti restano pronti a colpire la Repubblica Islamica “in qualsiasi momento”, che ha promesso di “spezzare” il nemico americano. Dalle prime ore di oggi, l’esercito kuwaitiano ha segnalato sui social media di essere sotto attacco con missili e droni in seguito alla spregevole aggressione iraniana. “In risposta ai crimini commessi dall’America contro il popolo iraniano, sono in corso attacchi missilistici e con droni contro le basi americane in Kuwait”, ha confermato poco dopo la televisione di stato iraniana sulla stessa piattaforma social. Dopo un mese di relativa calma, le ostilità sono riprese domenica, in uno scenario che si ripete dall’inizio della guerra, iniziata a fine febbraio e tuttora senza soluzione diplomatica. L’esercito statunitense ha condotto due ondate di attacchi tra domenica e martedì sera, prendendo di mira, a loro dire, un tentativo di minare lo Stretto di Hormuz e poi installazioni delle Guardie rivoluzionarie iraniane, tra cui siti radar e di difesa aerea. Il secondo attacco ha provocato un totale di 19 morti, tra cui sette membri delle forze armate e civili, uno dei bilanci più alti degli ultimi mesi. Quattro persone sono state uccise durante un matrimonio nel distretto sud-orientale di Sirik, dove quasi altre 70 sono rimaste ferite. L’esercito statunitense non ha commentato l’attacco che ha colpito il matrimonio, ma ha dichiarato di “non prendere mai di mira i civili, a differenza delle Guardie rivoluzionarie”.
Hegseth estende al 2027 lo schieramento delle forze Usa in Medio Oriente
Il segretario alla Guerra Usa Pete Hegseth ha deciso di prorogare lo schieramento delle forze statunitensi in Medio Oriente, segnalando che la guerra con l’Iran potrebbe protrarsi fino al prossimo anno e, per alcune unita’, anche nel 2027. Ad oggi circa 50 mila militari statunitensi restano dispiegati nella regione per garantire al presidente Donald Trump diverse opzioni operative. Il dispositivo comprende 19 navi da guerra, sistemi di difesa aerea, squadroni di caccia e paracadutisti, impegnati nell’intercettazione dei missili iraniani, nella protezione delle navi commerciali e nel blocco dei porti e delle aree costiere iraniane. L’estensione delle missioni sta pero’ aumentando la pressione sui militari e sulle loro famiglie e creando un arretrato nella manutenzione che potrebbe richiedere anni per essere smaltito. Per le unita’ dell’Esercito addette alla difesa aerea, la durata standard dello schieramento e’ passata da nove a 12 mesi, mentre alcune sono gia’ in Medio Oriente da oltre un anno. Anche le navi della Marina sono sottoposte a turni piu’ lunghi: Le 19 unita’ navali attualmente presenti nella regione, tra cui due portaerei e 13 cacciatorpediniere lanciamissili, stanno affrontando alcune delle missioni piu’ prolungate della storia recente della Marina.
Trump continua intanto a valutare diverse opzioni: la strategia di pressione economica contro Teheran sembra sortire effetti sull’Iran, ma non ne ha ancora indotto la resa. Il presidente ha discusso con i suoi consiglieri anche della possibilita’ di dichiarare conclusa la guerra, ma ritiene che mantenere la pressione possa costringere il regime a smantellare il programma nucleare o collassare. Allo stesso tempo, i suoi consiglieri lo hanno avvertito che un’ulteriore escalation potrebbe danneggiare i Repubblicani nelle elezioni di meta’ mandato di novembre.
Esercito Kwait: "Difese aeree stanno contrastando attacco missili e droni"
“Le difese aeree del Kuwait stanno attualmente contrastando attacchi missilistici e con droni ostili a seguito dell’aggressione iraniana”. E’ quanto si legge sul profilo X dell’esercito kuwaitiano. Lo Stato maggiore dell’esercito precisa che “qualsiasi esplosione udita è il risultato dell’intercettazione di attacchi ostili da parte dei sistemi di difesa aerea. Si raccomanda a tutti di attenersi alle istruzioni di sicurezza emanate dalle autorità competenti”, si legge.
Trump: "Stiamo vincendo in Iran, controlliamo Hormuz"
“Stiamo vincendo” in Iran: “controlliamo lo Stretto di Hormuz. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump alla Casa Bianca, dove sta ospitando i candidati repubblicani alle elezioni Usa di metà mandato.
