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Aziende

“Così vogliamo riportare la Ducati nelle mani di proprietari italiani”

Manuel Ros, fondatore e presidente del fondo d’investimento Patritalia, in questa chiacchierata con il Giornale fa chiarezza sulle intenzioni della società che, oltre a Ducati, punta a riportare in mani italiane pure Mv Agusta

epa13065943 Spanish rider Marc Marquez of Ducati Lenovo Team in action during Moto GP practice of the Grand Prix of the Netherlands at the 95th edition of the Assen TT in Assen, the Netherlands, 26 June 2026. EPA/VINCENT JANNINK

«La nostra offerta al gruppo Volkswagen per il 100% di Ducati Motor Holding è di 2,5 miliardi. Sta a loro accettare e firmare la cessione, ricevendo tale somma in un’unica soluzione». Manuel Ros, fondatore e presidente del fondo d’investimento Patritalia, in questa chiacchierata con il Giornale fa chiarezza sulle intenzioni della società che, oltre a Ducati, punta a riportare in mani italiane pure Mv Agusta, ora della famiglia russa Sardarov, ma anche aziende gloriose nella nautica come nella moda. «Abbiamo un piano industriale da 75 miliardi in 9 anni», sottolinea subito Ros, l’imprenditore milanese che nel 2025 ha dato vita a Patritalia, la cui missione è di avere il controllo di società italiane in precedenza cedute o partecipate da realtà estere.

Volkswagen è in piena crisi e da più parti si sostiene che alla fine sarà costretta a rinunciare al gioiello Ducati. E se giocasse al rialzo?

«Il loro indebitamento è altissimo e comprendo la prudenza di Porsche Holding. Ma non dimentichiamo che Ducati è stata acquistata nel 2012 per circa 860 milioni. Vendendola oggi a Patritalia per 2,5 miliardi la proprietà realizzerebbe un valore pari a circa tre volte l’investimento».

Il ceo Claudio Domenicali ha affermato: «Ducati ce la può fare anche da sola».

«Se così fosse, Ducati non avrebbe avuto la necessità di chiedere un finanziamento di 33,5 milioni al Governo italiano procedendo invece in autonomia. Domenicali, inoltre, è il ceo e non il proprietario. Nessuno, comunque, mette in discussione il fatto che Ducati è un’azienda sana. Tuttavia, ha registrato circa 52 milioni di utile nel 2025, un risultato dimezzato rispetto ai circa 91 milioni precedenti. Lo stesso vale per utile operativo (-42,9%) e ricavi (-7,8%)».

Avete condiviso le vostre intenzioni con il Governo?

«Sì e senza chiedere aiuti finanziari».

E con Berlino e l’azionista Bassa Sassonia?

«Non mi sono mai interfacciato con loro. Credo che in Germania non possano essere soddisfatti dell’attuale situazione di Volkswagen tra chiusure di impianti, ridimensionamenti e tagli di posti. Il tutto a causa di scelte sbagliate e di politiche che, anziché aiutare le imprese, hanno contribuito a metterle in difficoltà».

E se si facesse avanti un big cinese?

«Ducati fa gola a molti, ma non è un marchio per tutti. Rappresenta un insieme di valori identitari e ingredienti culturali che devono essere rispettati e valorizzati se si vuole mantenere Ducati sana, competitiva e, soprattutto, leader mondiale nel motorsport e nel motociclismo. Al momento, non sono a conoscenza di altre proposte».

Quali le azioni per Ducati se tutto andasse secondo i vostri piani?

«Primo obiettivo: estendere la presenza nel motociclismo mondiale, portando le Ducati, nel rispetto delle regole attuali, anche in quelle categorie nelle quali oggi non sono presenti. Quindi, un percorso che permetta a un giovane di avvicinarsi a Ducati fin dalle categorie inferiori. Vogliamo dare ai giovani la possibilità di guidare una Ducati già a 16 anni, attraverso una vera moto di ingresso. Infine, vogliamo riportare in Ducati una fortissima componente di italianità e avere esclusivamente piloti italiani».

Che si dice tra appassionati e concessionari?

«Riceviamo molto supporto e attenzione. Piace la possibilità di rivedere italiane Ducati e anche Mv Agusta».

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