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“Far emergere i beni sommersi nelle cassette di sicurezza”

Intervista al professor Vittorio Emanuele Falsitta. “Il ricavato va utilizzato per debito e welfare”

Fisco, ecco il piano di Salvini: "Tassa su cassette di sicurezza"

Professor Vittorio Emanuele Falsitta, giurista, filosofo ed ex parlamentare. L’Italia si avvicina alla manovra, il governo vuole abbassare le tasse, ma il caro energia incalza. Servono idee nuove?

«Al di là della straordinarietà di certi eventi, la finanza pubblica sembra destinata ad essere sempre più insufficiente. Da questa prospettiva il progressivo impoverimento degli Stati innescherà una mascherata e irreversibile crisi delle democrazie. Per cambiare direzione, occorre rendersi conto che ciò che accade è connesso all’affermazione della Tecnica (intesa come pensiero) e di una ideologia capitalista sfigurata. Tale abbinamento di forze determina l’agire dell’uomo. In questo scenario, il fisco, che potrebbe fornire i mezzi per un cambio di rotta, da molti decenni, seguita ad essere apprezzato come congegno per fare ‘tornare i conti’: conti economici e politici. Viene usato come i cerotti e il materiale plastico, contenuti nella busta del ‘primo soccorso’, che teniamo nel bagagliaio dell’auto. Un atteggiamento non compatibile con le profonde esigenze sociali della contemporaneità».

"Mina IA sulla Costituzione in gioco la tenuta del fisco"
Vittorio Emanuele Falsitta (Cartaceo, 10.4.2026 p.23)

Quali sono le conseguenze?

«In passato, non ha ostacolato la ingiusta e incivile redistribuzione della ricchezza (redditi e patrimoni); oggi, addirittura, contribuisce ad accelerare questa ed altre iniquità. Serve proteggere i canali di finanziamento dei diritti sociali, e il fisco è il meccanismo che può farlo. Non questo Fisco, ma quello che fuoriuscirebbe da un radicale ripensamento dell’ordinamento tributario».

Può sostanziarlo?

«Non è possibile. Occorrerebbe una rifondazione dell’intero impianto in relazione alle transazioni economiche e sociali che stanno ridefinendo l’uomo e il suo ambiente. Posso segnalarle, magari, due ipotetici interventi che avrebbero senso nell’immediato».

Vada con il primo.

«Esistono centinaia di miliardi di banconote, oro e preziosi, non dichiarati al Fisco e frutto di evasione contributiva; sono nascosti nelle cassette di sicurezza delle banche italiane e nei caveaux privati all’estero. Un provvedimento funzionale a regolarizzare il denaro occultato smuoverebbe la ricchezza inerte: il possessore non può utilizzarla (è illecita), e il fisco non può tassarla (non sa dove si trova); la magistratura, inoltre, se la ricchezza resta nascosta, non è messa in condizione di ricostruire i presupposti che l’hanno generata e così reprimere i reati più gravi. Ora, farla emergere consentirebbe di raccogliere imposte, rimettere in circolazione quel denaro e generare altro denaro attraverso i consumi».

Griderebbero al condono?

«Non vi sarebbe alcun tratto giuridico comune al condono. Il condono è tutt’altro. E sarebbe semplicissimo: basterebbe riaprire i termini della collaborazione volontaria e le banche dovrebbero richiedere ai titolari della cassetta la prova della regolarizzazione del contenuto. Poi collegherei il procedimento alla sottoscrizione di quote di debito pubblico, oppure a una ricaduta diretta sulle fasce sociali meno abbienti, un concorso al finanziamento della detassazione del lavoro dipendente o alla social card».

E il secondo intervento?

«Nonostante i rinnovi dei contratti, le retribuzioni reali risultano inferiori di circa 6-7% rispetto al livello pre-choc inflazionistico (2019-2021). Il governo potrebbe lavorare insieme alle Parti sociali e facilitare un’intesa per il recupero dell’inflazione, detassando il costo del lavoro. Il problema dei salari, in Italia, continua a rappresentare una delle principali debolezze strutturali del sistema economico».

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