L’estate italiana ha tre colori: il blu del mare, il verde delle Alpi e il nero, il temutissimo bollino nero sulle strade. Questo weekend inizia il vero esodo estivo, con oltre 26 milioni di italiani in viaggio per raggiungere le mete delle tante agognate vacanze. Quest’anno però accanto all’entusiasmo, si aggiunge una preoccupazione: viaggiare costa sempre di più. E il governo deve capire come muoversi per andare incontro ai viaggiatori.
Sono settimane ormai che gli autisti vedono i numeri continuare a crescere sui cartelloni dei distributori e anche il taglio delle accise di 17 centesimi - valido solo per il diesel - sembra essere già diventato un lontano ricordo, divorato giorno dopo giorno dai rincari del greggio. Ieri mattina la benzina in modalità self è arrivata a costare 1,99 euro al litro, mentre il diesel rimane fermamente sopra la soglia psicologica dei due euro, attestandosi a 2,09 euro al litro. Questo nonostante lo sconto entrato in vigore il 28 luglio e che ci accompagnerà fino al 6 agosto.
Senza questo piano da 125 milioni, oggi il diesel costerebbe 2,26 euro al litro, il dato più alto mai registrato in Italia, che supera anche il picco toccato a marzo 2022 - in piena guerra tra Russia e Ucraina - quando era
a 2,23 euro al litro. Insomma, in molti speravano che si trattasse di un incubo passeggero, un picco storico destinato a rimanere un brutto ricordo confinato negli archivi dell’economia, e invece i rincari recenti hanno invertito la rotta.
Ed è proprio mentre milioni di italiani si preparano a partire che il governo è chiamato a decidere se e come agire. É su questo terreno che si innesta l’appuntamento di martedì. In occasione del nuovo consiglio dei ministri, il titolare del ministero dell’Economia Giancarlo Giorgetti si troverà a sciogliere il nodo delle accise mobili. Gli aspetti principali sul tavolo sono tre: confermare, se non addirittura alzare, gli interventi sul gasolio, che rimane il carburante più colpito, valutare il ruolo che potrebbe avere la Social Card e introdurre nuove misure specifiche per gli autotrasportatori. Questo ultimo punto è cruciale perché, altrimenti, gli italiani non si troverebbero solo a dover pagare un pieno sempre più caro, ma anche un carrello della spesa con costi rivisti al rialzo.
Questi i piani, e il 4 agosto, sicuramente, ci sarà maggior chiarezza sull’ampiezza delle decisioni possibili, anche perché per quella data sarà disponibile il dato sull’extragettito
Iva raccolto a luglio proprio a causa dell’aumento dei costi alla pompa.
In questo scenario, il confronto con il resto d’Europa mette però in evidenza il fatto che si tratti di un problema condiviso, e non strettamente italiano. In Francia sia il diesel (2,10 euro al litro) che la benzina (2,06 euro al litro) sono più costosi che nel nostro Paese, la Germania invece è allineata, se non fosse che il prezzo della verde ha già superato i due euro. Come sottolineato in una nota della Banca centrale europea, è evidente che il prezzo alla pompa non dipenda solamente dal petrolio, che ormai è fisso intorno ai 90 dollari al barile, ma che abbiano un peso anche i margini di raffinazione. La riduzione delle esportazioni globali di prodotti raffinati, causata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz e dalla minore disponibilità di capacità produttiva in Europa, ha fatto aumentare e continuerà ad alimentare il costo della trasformazione del greggio in carburanti.
