L’ultimo slogan a sinistra è «l’Italia isolata in Europa» per avere scelto di chiudere le frontiere dopo l’invasione di clandestini nell’enclave spagnola di Ceuta. E non lo dice il primo battutista da talk show che passa, ma il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia. Un’uscita quantomeno strampalata nel giorno in cui la proposta Meloni di sollecitare un’immediata risposta della Ue contro l’immigrazione selvaggia è stata sottoscritta da 21 Paesi. Dalle parti dell’opposizione, il riflesso condizionato di attaccare la premier è diventato una costante narrativa che sarà ripetuta allo sfinimento fino alle elezioni 2027.
Ancora prima di schierarsi alle urne, l’opposizione italiana ha già scelto: con la Spagna contro l’Italia, con Sánchez contro la Meloni, con i migranti contro le guardie di frontiera. E tanti saluti all’unità nazionale, quella che era ritenuta doverosa quando il centrodestra allora all’opposizione votava con i governi di centrosinistra sulle missioni militari e le grandi emergenze.
È la stessa «unità nazionale» che per le frange dell’estrema sinistra non significa nulla, neppure quando si profilano rischi per i nostri confini. Per Laura Boldrini, già presidente della Camera, il dramma di Ceuta si riduce a «una crisi pilotata per attaccare
Sánchez». Per Bonelli, la Meloni fa «sciacallaggio». Per Fratoianni, la premier attua «una mossa squallida e cinica».
Il riassunto non si discosta dai canovacci passati: sempre dalla parte del leader progressista iberico, per loro minacciato dalle manovre oscure di Trump e tradito dal partner italiano. Con l’immancabile ritornello «Meloni venga in aula» usato ad ogni occasione. Per costoro, la sicurezza degli italiani può attendere. Questa volta, come tutte le altre e le prossime.
