Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:32
Interni

“La Lega vince unita: più rispetto per Salvini. L’Occidente sbaglia se cancella le sue radici”

Lorenzo Fontana, presidente della Camera dei deputati, accetta di parlare al Giornale, senza remore, di quanto sta accadendo nel suo partito.

Il richiamo di Fontana: "Niente più scuse. Ora un accordo sui giudici alla Consulta"

Dalla rappresentanza dell’Italia ai Giochi del Mediterraneo con i vertici dello Stato alle polemiche interne alla Lega sul segretario Salvini. Lorenzo Fontana, presidente della Camera dei deputati, accetta di parlare al Giornale, senza remore, di quanto sta accadendo nel suo partito. E non si rifugia nel politichese: «Serve più rispetto per Matteo Salvini».

Presidente Fontana, partiamo da una nota personale: che sta facendo in questo periodo di pausa?

«Come spesso mi capita le poche pause sono occasione di studio. Sto leggendo “La guerra contro il passato” di Frank Furedi, un libro che affronta un tema sul quale è importante riflettere: il rapporto della civiltà occidentale con la propria storia. Oggi il passato viene spesso giudicato come se fosse stato tutto sbagliato. Ma cancellare il passato è quanto di più lontano possa esserci dal lavoro di uno storico. Rimuovere la storia e le radici della civiltà europea significa condannarsi all’autodistruzione».Venerdì parteciperà alla cerimonia di apertura dei Giochi del Mediterraneo. È un grande momento per lo sport italiano.«I Giochi sono una grande occasione sportiva, ma anche uno spazio di incontro tra popoli che si affacciano e gravitano nell’area del Mediterraneo e non solo. Lo sport riesce a creare legami e occasioni di dialogo anche in una fase internazionale caratterizzata da conflitti e forti tensioni. La partecipazione alla cerimonia di apertura vuole testimoniare l’attenzione verso una manifestazione importante per l’Italia e per tutti i Paesi coinvolti».

Quale ruolo può svolgere l’Italia nel Mediterraneo?

«Un ruolo fondamentale. L’Italia occu pa una posizione centrale, non soltanto dal punto di vista geografico. Abbiamo una responsabilità politica, economica e culturale e dobbiamo essere un interlocutore per tutti i Paesi del Mediterraneo. È un’area decisiva per il nostro futuro e per quello dell’Europa».

L’11 settembre interverrà a Parigi al G7 dei Parlamenti sul tema della partecipazione dei cittadini. Quale messaggio porterà?

«Una democrazia è viva quando i cittadini sentono vicine le istituzioni e avvertono che la propria voce conta. I Parlamenti rappresentano le diverse anime di ciascun Paese: il dialogo ci consente di comprendere le rispettive sensibilità e può contribuire a superare le difficoltà nelle relazioni internazionali. È questo il valore della diplomazia parlamentare.Rafforzare la centralità dei Parlamenti significa rafforzare la democrazia».

Il richiamo alle radici e alle identità conduce inevitabilmente alla Lega. Che cosa rappresenta oggi il partito di cui è dirigente storico?

«Ho sempre visto la Lega come un movimento identitario, non nazionalista, che valorizza le identità locali e si oppone alle omologazioni sia nazionali che internazionali. Questa è la sua specificità e unicità. Difendere le identità non significa chiudersi, ma riconoscere le proprie radici per poter affrontare con maggiore consapevolezza ogni sfida. La forza dell’Italia e dell’Europa sta nelle diversità. E questa visione del mondo è ciò che rappresenta la Lega».La Lega sta vivendo una fase di discussione interna anche con posizioni dure sul segretario Salvini.«È un momento nel quale bisogna ritrovare spirito di coesione e avere rispetto per il lavoro svolto. Se si ha davvero a cuore il movimento, è giusto discutere e ragionare sul futuro. Ma bisogna farlo evitando conflitti pubblici e confusione. Il confronto è utile quando costruisce, non quando divide. C’è anche una questione umana.Nella Lega fratellanza e rispetto reciproco sono sempre stati valori fondamentali. Ai nostri elettori interessano poco le diatribe personali: interessano le idee, i territori e la capacità di dare risposte. Il senso di comunità e di famiglia è parte di ciò che caratterizza il nostro movimento e va tutelato affrontando ogni questione in maniera sobria e rispettosa».L’ultimo che ha posto questioni politiche sul ruolo del leader è stato il governatore della Lombardia Attilio Fontana.

Cosa pensa del futuro del partito?

«Quando Matteo Salvini prese in mano il partito, la Lega era considerata da molti ormai morta. E con Bossi e Maroni abbiamo attraversato momenti nei quali i sondaggi e i risultati elettorali erano anche ,W più bassi degli attuali. Essere alla guida di un partito per tanti anni comporta uno sforzo enorme e Salvini continua a spendersi, sacrificando anche una parte importante della propria vita privata. Per questo nel giudizio servono calma, sangue freddo, capacità di ragionamento e soprattutto rispetto. La storia ci insegna che non esistono leader immuni da errori: la perfezione non è di questo mondo.Ma questo non può diventare un alibi per alimentare la confusione».

Questione chiusa oppure il dibattito interno sul futuro della Lega deve proseguire?

«Certamente deve proseguire. Il mondo cambia e noi dobbiamo ragionare sul futuro. Ma il mondo sta evolvendo in una direzione sempre più preoccupante e non aspetta certo le nostre beghe. Abbiamo conflitti, leader che quasi ogni giorno minacciano di distruggersi a vicenda, conseguenze pesanti sull’economia e problemi strutturali enormi, come il calo demografico. Di questo passo, da qui ai prossimi decenni alcune identità e civiltà europee rischiano perfino di scomparire. In questo scenario, creare divisioni dentro un movimento politico importante mi sembra davvero controproducente. Ci sono sfide e minacce troppo grandi per permettersi di dividersi».

Lei richiama spesso gli insegnamenti della storia. Quale potrebbe essere utile oggi alla Lega?

«Dovremmo fare come le città greche di fronte ai persiani. Potevano essere o rimanere in conflitto tra loro, ma compresero che esistevano questioni esterne molto più importanti e decisero di unirsi per non scomparire. È, in un certo senso, quanto fecero secoli dopo i Comuni del Nord di fronte al Barbarossa. Legami più forti per affrontare insieme questioni prioritarie e basilari: questo è sempre stato anche uno degli insegnamenti della Lega».

Anche i simboli storici della Lega conservano, secondo lei, questa forza?

«Assolutamente sì. La Lega valorizza le identità locali e il proprio radicamento nei territori. Siamo custodi di molti simboli. Ad esempio: le bandiere regionali rappresentano storia e comunità. Pensiamo al Leone di San Marco per il Veneto o alla croce di San Giorgio per la Lombardia: simboli che hanno significati profondissimi per i nostri territori per la nostra identità e tradizione anche religiosa, di cui troppo spesso ci dimentichiamo e per il movimento al quale apparteniamo. Conoscere e rispettare queste radici, che sono radici cristiane, è essenziale per costruire il futuro».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.