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“Odio e dinamica stragista. Il metodo è quello dell’Isis”

“La metodologia d’attacco è quella propagandata dall’Isis. In rete ci sono istruzioni alla lettera, a cominciare da Dabiq il magazine ufficiale dello Stato islamico, su come e dove realizzare questo genere di attentati”

"Laureato e cittadino? Un dibattito surreale: in Francia iniziò così"

Lorenzo Vidino, esperto italiano di islamismo in Europa, Nord America e reti jihadiste, è direttore del «Programma sull’estremismo» della George Washington University. Il governo Renzi lo aveva nominato coordinatore della Commissione sulla radicalizzazione jihadista.

Cosa pensa della strage di Modena del 16 maggio?

«La metodologia d’attacco è quella propagandata dall’Isis. In rete ci sono istruzioni alla lettera, a cominciare da Dabiq il magazine ufficiale dello Stato islamico, su come e dove realizzare questo genere di attentati. Ed è significativo che il soggetto sia andato a vedere i filmati degli attacchi con mezzi usati come arieti in giro per l’Europa negli ultimi anni.Ricalca assolutamente la teoria e la pratica dell’Isis».

Salim El Koudri viene considerato un folle e basta, ma poche ore prima della strage aveva girato video deliranti dicendo che «l’Italia va distrutta». È un pazzo, un terrorista o tutti e due?

«La canalizzazione finale deve essere indicata dall’antiterrorismo e dalla magistratura, ma è chiaro che siamo di fronte ad una dinamica abbastanza comune in Europa. Ovvero di un soggetto motivato da odio verso la società, che ha un disagio personale e consuma propaganda jihadista. Ci sono già stati episodi del genere nel passato in Italia. A Modena un giordano, con disagi e problemi decise di suicidarsi facendosi saltare con delle bombole del gas vicino alla sinagoga. Difficile che fosse una coincidenza. Il suicidio è un peccato nell’Islam, ma farlo davanti ad un obiettivo ebraico lo trasforma in un “eroe”».

L’Italia non ha mai subito un grande attacco terroristico come altri paesi europei. Perché l’abbiamo scampata, per ora?

«L’azione di contrasto e prevenzione è molto forte e costante. Ed esiste da prima dell’11 settembre. Le espulsioni preventive sono un fattore fondamentale. In Italia non sono quasi mai tollerati a lungo, a parte qualche eccezione come viale Jenner a Milano, la moschea radicale o predicatori estremisti, come in Inghilterra, Germania, Paesi scandinavi dove esistono personaggi che attraggono centinaia di jihadisti. Le espulsioni, in media un centinaio l’anno, applicate più o meno da tutti i governi, sono importanti perché vanno a colpire il cattivo maestro che radicalizza o toglie di mezzo soggetti radicalizzati pronti a colpire, che nessuno può sapere quando si attiveranno».

Immigrazione, islamizzazione, terrorismo sono realtà collegate in Italia ed in Europa?

«Islamismo, jihadismo e Islam sono tre fenomeni separati, ma connessi.L’Islam è la seconda religione in Italia, in continua crescita. L’islamismo è la versione politicizzata dell’Islam con gruppi come i Fratelli musulmani.Non necessariamente violento, ma molto conservatore e con forti ambizioni politiche. Poi c’è la punta dell’iceberg, il jihadismo, che utilizza la violenza. Il terrorismo, però, non scardinerà l’Occidente. È l’islamismo la minaccia più importante. Lo dicono le intelligence di mezza Europa e pure il presidente francese. Macron lo ha definito un cancro, che vuole polarizzare e distruggere i valori e la laicità della società francese, utilizzando elementi dell’Islam per mobilitare una parte importate della popolazione musulmana.Per i servizi tedeschi l’islamismo, che opera legalmente, ha lo scopo finale di sovvertire lo Stato e le società europee.È la minaccia più grande per le nostre democrazie».

Negli ultimi anni gli attacchi in Occidente sono stati perpetrati da che genere di terrorista?

«Il 90% degli attentati in Europa, negli ultimi anni, sono stati compiuti da lupi solitari difficile da individuare, intercettare».

È vero che in Europa le sirene jihadiste attraggono sempre più minorenni?

«Purtroppo è un trend degli ultimi anni. La relazione 2026 dell’Europol dice chiaramente che è scesa drasticamente l’età media. In quasi la metà dei paesi europei la maggioranza dei soggetti controllati, in odore di radicalizzazione, sono minorenni. In Europa il messaggio jihadista è veicolato soprattutto via Internet e sui social. Una volta la radicalizzazione avveniva in moschea, oggi è in rete frequentata da giovanissimi. La propaganda jihadista è cambiata drasticamente dalle cassette di Osama bin Laden con monologhi di un’ora ai video di 25 secondi su Tik Tok».

Venticinque anni dopo l’11 settembre i talebani governano a Kabul e a New York c’è un sindaco musulmano criticato dai parenti dalle vittime. È la sconfitta dell’Occidente?

«Il dibattito è molto forte. Mamdani ha espresso delle opinioni, critiche sull’11 settembre, molto vicine a tesi complottiste o che l’America abbia meritato l’attacco. Una buona parte dei democratici ha compiuto una svolta, senza precedenti, verso il socialismo o addirittura il comunismo. E con simpatie per il mondo islamista in chiave anti-americana, anti-israeliana e anti-occidentale, che esiste anche in Europa».

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