Robert Allegrini è il presidente della Niaf, la National Italian American Foundation, principale organizzazione di relazioni italo-americane. Ha letto le parole di Giorgia Meloni al «The New York Times» (ha affermato che «con Donald Trump credevo che le cose sarebbero state più facili») e resta ottimista sullo stato delle relazioni transatlantiche.
Presidente Allegrini, cosa pensa della linea tracciata dalla premier al «New York Times»?
«Sono decisamente d’accordo con il presidente del Consiglio quando afferma di voler realizzare “una rivoluzione dell’orgoglio” e quando dice “non mi piace l’idea di un’Italia sottomessa, di un’Italia che si considera inferiore agli altri”. È davvero irritante quando i media americani parlano dei principali alleati dell’America in Europa riferendosi a Gran Bretagna, Francia e Germania, come se l’Italia non contasse, quando invece dovrebbe certamente contare. L’Italia dovrebbe proiettare un rinnovato senso di fiducia nel suo importante ruolo di attore principale non solo in Europa, ma nel Mediterraneo, nel Medio Oriente e oltre. L’Italia è un prezioso alleato degli Stati Uniti e una forza per il bene nel mondo. Questo è il messaggio che dovrebbe essere promosso con forza».
Nonostante alcune frizioni i rapporti tra Italia e Usa rimangono forti, perché oggi è importante tenere unito l’Occidente anche a fronte dei nostri avversari geopolitici?
«Essendo questo il duecentocinquantesimo anno dalla nascita degli Stati Uniti è importante ricordare che i valori su cui è stato costruito il nostro Paese e i documenti che hanno delineato le fondamenta della nostra nazione, come la Dichiarazione d’Indipendenza, sono stati fortemente influenzati dalle nazioni europee. Pertanto, noi negli Stati Uniti siamo nati dall’Occidente, e il successo che gli Stati Uniti hanno raggiunto è ampiamente attribuibile al quadro di riferimento fornito dall’Europa. Dobbiamo rimanere uniti perché siamo due facce della stessa medaglia. Gli alleati non saranno mai d’accordo su tutto, ma dobbiamo sempre concordare sul fatto che ciò che ci unisce è un insieme di valori che ha reso l’Occidente libero e prospero».
Qual è ad oggi lo stato delle relazioni economiche tra Italia e Usa?
«Lo stato delle relazioni economiche tra l’Italia e gli Stati Uniti è migliore di quanto molti media vogliano far credere, almeno dal punto di vista americano. Gli italiani godono negli Stati Uniti di una reputazione che la maggior parte delle altre nazionalità può solo invidiare. Il punto principale che vorrei sottolineare è che, a livello di oltre 300.000.000 di americani, non percepisco alcun sentimento anti-italiano a causa di vedute divergenti sui dazi, sull’Iran, su Israele o sull’Ucraina.
A ottobre si terrà il consueto gala della Niaf a Washington dopo l’edizione di successo dello scorso anno, può anticiparci chi saranno i principali ospiti e il programma?
«Abbiamo esteso l’invito sia al segretario di Stato Marco Rubio che al ministro degli Esteri Antonio Tajani e siamo fiduciosi nella loro conferma. Averli entrambi sul palco della Niaf lancerebbe un forte messaggio sul fatto che la relazione transatlantica tra gli Stati Uniti e l’Italia rimane solida. Naturalmente avremo la presenza anche di una serie di altre importanti figure politiche come l’ex segretario di Stato Mike Pompeo e l’ex segretario della Difesa Leon Panetta, oltre a numerosi esponenti del mondo aziendale sia italiano che statunitense».
