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Politica internazionale

Le videochiamate dell’imam dalla cella per scatenare la Guerra Santa

Albustanji, accusato di terrorismo, dal carcere aizza i suoi. Esalta il martirio per la Palestina e invoca la distruzione di Israele

Tam tam islamico per liberare l'imam. Bufera su Lucano

I sermoni incendiari di Riyad Albustanji, in carcere con l’accusa di finanziamento al terrorismo insieme a Mohammad Hannoun, hanno valicato anche le sbarre del penitenziario di Bancali a Sassari.

Non una casa circondariale qualunque, essendo dotata di un importante reparto 41-bis e una sezione Alta sicurezza.

Come Il Giornale può svelare in esclusiva, le parole di Albustanji sono infatti arrivate al pubblico che lo sostiene. Chi gestisce i suoi account ha pubblicato la videochiamata che il detenuto ha effettuato con i familiari (incorrendo in una violazione del regolamento).

Un colloquio avvenuto in arabo, in cui però «lo sceicco», è questo il suo soprannome, ha voluto lanciare messaggi ben precisi a chi all’esterno lo ascoltava. Al suo popolo, alla cosiddetta resistenza palestinese. Un uomo che ha imbracciato i mitra ma anche indossato il tradizionale copricapo arabo bianco, mostrando i due volti dell’Islam radicale: quello politico e quello militare. Che si fondono nella medesima ideologia. E il linguaggio adottato da Albustanji denota ancor di più la sua appartenenza al pensiero dell’organizzazione terroristica. Un sermone in piena regola: «O Allah, impiegaci per la liberazione della Palestina e della Moschea di Al-Aqsa», è la prima esternazione che mostra un parallelismo netto con la formulazione politica di Hamas.

Nel documento programmatico del 2017, infatti, Hamas afferma che la «resistenza e il jihad per la liberazione della Palestina» restano un diritto e un dovere, e attribuisce alla Ummah araba e islamica un ruolo nella «liberazione della Palestina dall’occupazione sionista».

Così come quando Albustanji dice: «O Allah, concedi la vittoria ai Tuoi combattenti a Gaza, in Palestina». Qui non parla semplicemente della popolazione civile di Gaza, ma dei combattenti. Questo avvicina il passaggio al vocabolario della “resistenza” armata. Il documento politico di Hamas definisce infatti la resistenza armata una scelta centrale nella difesa dei diritti palestinesi. Poi la lode dei terroristi: «O Allah, guida i loro tiri, cura i loro feriti, abbi misericordia dei loro martiri e libera i loro prigionieri».

«Guida i loro tiri» è una supplica a favore di chi sta materialmente combattendo. Albustanji dice anche «O Allah, concedici il martirio per la Tua causa», una formula islamica documentata nell’iconografia dei gruppi armati palestinesi. E questo diventa ancor più rilevante se associato all’altro passaggio di Albustanji: «O Allah, accolga le nostre anime tra gli uccelli verdi che volano nel Paradiso per poi rifugiarsi nelle lampade appese sotto il Tuo Trono». Qui c’è un riferimento religioso preciso alla tradizione delle anime degli shuhada, ovvero i martiri, negli uccelli verdi del Paradiso. Il CTC di West Point, un centro antiterrorismo, documenta l’utilizzo sistematico proprio dell’immagine degli uccelli verdi nell’iconografia militante palestinese, compresa quella di Hamas e delle Brigate al-Qassam.

I pensieri dell’uomo accusato di far parte della cupola di Hamas in Italia sono espressi in questa sequenza: «O Allah, concedi la vittoria ai Tuoi combattenti a Gaza», «O Allah, guida i loro tiri», «abbi misericordia dei loro martiri», «libera i loro prigionieri».

Frasi in cui non viene minimamente espresso il sostegno alla popolazione palestinese, ma il sermone diventa il veicolo necessario per mostrare come il supporto alla causa di Hamas non cessi nemmeno dietro le sbarre.

Nessuna traccia del minimo pentimento come dimostrano i passaggi di incitamento all’odio contro gli avversari: «O Allah, infondi nei loro cuori il terrore, la paura, il panico e l’angoscia», «O Allah, distruggi i loro beni, indurisci i loro cuori», «O Allah, riversa su di loro la Tua ira, il Tuo sdegno e il Tuo tormento», «O Allah, scaglia su di loro un male tremendo». Con un unico grande obiettivo, Israele: «O Allah, prenditi cura dei sionisti criminali e di tutti i loro alleati». Ma c’è chi ancora scende in piazza per chiederne la liberazione.

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