Ci sono i vertici di Hamas che operano in Medioriente e le pedine sparse in Europa. Ci sono nomi noti alle procure e nomi che, per cavilli giudiziari, non vengono resi pubblici. Ci sono cittadinanze acquisite e identità cambiate. E poi c’è una fitta rete di legami che arriva fino a casa nostra. E così succede che da un attacco sventato in Germania si arriva ad arrestare un estremista a Londra e da lì, ricostruendo i contatti di Hamas, torni fuori Mohammad Hannoun, leader Propal finito in manette lo scorso 27 dicembre con l’accusa di essere il vertice della cupola terroristica in Italia.
Per ricostruire questo giro dobbiamo partire da un’inchiesta del Times e da «Mister X». Lo chiamano così perché un giudice gli ha garantito l’anonimato per cento anni. Si sa però che ha quarant’anni, che da dieci vive nel Regno Unito e che dopo aver beneficiato dello status di rifugiato ha ottenuto la cittadinanza. Poi c’è il lato oscuro: in passato è stato la guardia del corpo del capo politico di Hamas, Ismail Haniyeh, il padre è un membro di alto livello di Hamas e prima di arrivare in Inghilterra è stato arrestato in Egitto per aver trafficato nei tunnel che portano armi e oro a Gaza. Lo scorso novembre è stato nuovamente arrestato a Londra per aver ordito un attentato al cuore dell’Europa. Sulla base delle informazioni pubblicate dal Times, come ricostruisce l’agenzia Nova, sarebbe lo stesso uomo che nelle carte tedesche viene nominato Mohammed A. e che per Die Welt è il figlio di Basem Naim. Anche il Mossad, dopo l’arresto dello scorso novembre, ha identificato Mohammed Naim come il proprietario delle armi sequestrate a Vienna. Armi destinate a tre estremisti di Hamas in Europa arrestati a Berlino una settimana prima del secondo anniversario del 7 ottobre. Secondo il Mossad, Naim avrebbe incontrato il padre in Qatar nel settembre 2025 suggerendo «un possibile coinvolgimento della leadership di Hamas nell’autorizzazione e nella direzione di attività terroristiche in Europa». E qui il cerchio torna in Italia. Basem Naim, infatti, non è un nome estraneo alle carte dell’inchiesta Domino che ha portato all’arresto di Hannoun, l’uomo considerato a capo della cupola di Hamas in Italia. Al contrario, compare in un passaggio particolarmente significativo delle annotazioni investigative dedicate agli incontri del presidente dell’Api con i vertici di Hamas. Secondo gli atti, nella primavera del 2024 Hannoun avrebbe incontrato Ismail Haniyeh. Il 30 aprile, parlando con la moglie e la figlia Jinan di «Abu al Abed», soprannome di Haniyeh, avrebbe detto: «Mi hanno detto che vogliono vedermi». Gli investigatori interpretano questa frase come una convocazione proveniente dall’organizzazione a cui, secondo l’ipotesi accusatoria, Hannoun aderirebbe. L’incontro, inizialmente previsto per i primi di maggio e poi rinviato, sarebbe infine avvenuto a Doha tra il 25 e il 26 maggio 2024.
Nelle stesse carte spunta anche Basem Naim. Il 24 aprile 2024 Hannoun parla con Al Salahat Raed di Amin Abu Rashid e racconta un precedente incontro con Haniyeh. Hannoun, secondo la trascrizione riportata nell’annotazione, dice: «Quando ho visto Abu al Abed gli stavo raccontando, però c’era Salah al Bardawil e Basem Naim (entrambi esponenti di rango di Hamas ndr) e non so quindi ho preferito non aprire la questione». Il passaggio colloca Hannoun nello stesso ambiente ristretto in cui, oltre al leader politico di Hamas, ci sono Salah al Bardawil e Basem Naim.
Se, come indicano i tedeschi, Mohammed A. è il figlio di Basem Naim, la figura di quest’ultimo finisce per fare da cerniera. Da una parte l’indagine sul presunto deposito di armi e i progetti di attacchi a obiettivi ebraici e israeliani, dall’altra le carte italiane che ricostruiscono i rapporti e gli incontri di Hannoun con Haniyeh ed esponenti apicali di Hamas. Elemento che restituisce la dimensione delle relazioni personali che gli investigatori italiani attribuiscono ad Hannoun, protagonista di incontri in cui compaiono direttamente Haniyeh, Bardawil e Basem Naim.
