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Politica internazionale

“Report è falso. Negli Usa dicono che Ranucci sapeva dell’attentato”

L’inviato speciale di Trump oggetto di tre puntate. “Sono disperati: hanno colpito me per attaccare la Meloni”

«Lo squalo». Fu presentata con questa parola non proprio gentile una delle puntate che la scorsa primavera Report dedicò a Paolo Zampolli. Le puntate furono tre: il 19 aprile, il 26 aprile e il 3 maggio. Tre puntate per annientare la reputazione di un imprenditore italo-americano. Zampolli oggi ha 55 anni, da una trentina vive negli Usa, ha rapporti stretti con Donald Trump, che lo ha nominato suo inviato nel mondo. È furente. Sono passati dei mesi da quelle puntate organizzate per distruggerlo con le calunnie, ma la rabbia ancora non è svanita.

Cosa c’era di sbagliato e violento nelle tre puntate che in primavera le ha dedicato Report?

«Di sbagliato? Tutte informazioni false. Di violento? Tutte informazioni diffamatorie e false».

Perché si sono scagliati contro di lei?

«Queste persone sono non trovo la parola giusta disperati? Diciamo disperati perché poi se dico altro magari mi querelano».

Va bene

«Già, perché non posso dire terroristi. Anche se, guardi, in questa vicenda ci sono delle bombe, e pare che le abbia fatte mettere un amico fraterno di Ranucci, cioè del capo di Report. Non so in Italia come li chiamate quelli che mettono le bombe, in America li chiamiamo terroristi».

Beh però la bomba non l’hanno messa quelli di Report, l’ha fatta mettere Lavitola.

«Già, amico fraterno di Ranucci. Ranucci sapeva? Autorevoli fonti di Washington ritengono che Ranucci fosse a conoscenza del fatto che si stesse organizzando un attentato ai suoi danni».

Di quali fonti parla?

«Dei corridoi di Washington».

Che metodo giornalistico usavano a Report?

«Come metodo giornalistico? Scherza? Cosa c’entra Report col giornalismo?».

Togliamo via la parola giornalistico. Quale metodo usava Report?

«Loro pagano le persone per fare delle interviste. Vorrei capire chi gli ha dato i soldi. Soros? Le casse della Rai? Glieli ha dati Lavitola? L’inviato di Report è stato a New York, giorni sotto casa mia, è stato in Brasile, ha pagato anche la madre di mio figlio, la mia ex, per rilasciare un’intervista. Le ha comprato dei vestiti. Poi ha pagato la mia zia d’America (5 mila euro). Con i soldi di chi?».

A lei che danno ha fatto?

«Io continuo a discutere col mio avvocato che vuole chiedere un risarcimento di 5 milioni di euro».

Non li ritiene sufficienti?

«In America avrei chiesto, come danno, 50 milioni di dollari a puntata».

Chi voleva colpire Ranucci?

«Voleva colpire me per le relazioni che ho con Trump e Meloni. Sono considerato l’inviato speciale del presidente in Italia. Loro avevano uno scopo politico. Ora il caso Lavitola lo conferma».

Nei servizi di Report appare anche un agente israeliano il quale sostiene che Trump è ricattato da Netanyahu per i file Epstein.

«Ma quel signore non è un agente israeliano. È una persona del tutto screditata. Basta aprire Internet per scoprirlo, non servono grandi inchieste o soffiate».

È vero che lei prima delle trasmissioni aveva diffidato?

«Verissimo. Il mio avvocato aveva diffidato, aveva chiesto il contraddittorio in diretta. Ranucci dovrebbe fare i film di fantasia, non le inchieste».

Lei ha avuto anche minacce?

«Le ho avute io e le ha avute mio figlio».

Report le ha offerto diritto di replica?

«Ora. Dopo la querela mi hanno proposto la replica. Ma sono passati mesi e il danno reputazionale ormai è irreparabile».

Hanno fatto bene a sollevare Ranucci dal Report?

«È stata una scelta inevitabile. Però non ho capito perché la Rai abbia aspettato tanto tempo. Avrebbe dovuto sollevarlo molti mesi fa, o forse anni fa».

Per lei cambia qualcosa?

«Per me non cambia nulla. Ho rifiutato ogni forma di puntata riparatoria dando mandato all’avvocato Maurizio Miculan di agire sia in sede civile che in sede penale contro Ranucci e il suo staff di Report».

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