«Gli aiuti alle cooperative distruggono il nostro settore»

Il campo di battaglia è Bruxelles, gli eserciti che si confrontano sono da una parte i produttori privati di conserve alimentari, dall’altro le cooperative. Oggetto della controversia è il contributo che l’Unione europea riconosce a queste ultime e non ai produttori privati: «Distorsivo e sleale» lo definisce Antonio Ferraioli, ad e maggiore azionista de La Doria, una delle principali aziende conserviere italiane, quotata in Borsa da 15 anni. Si tratta, per il mercato italiano, di cifre non insignificanti: «40-50 milioni di euro, superiori all’utile medio delle aziende del comparto negli anni più favorevoli, quando è del 2-3%». Entro luglio Bruxelles prenderà delle decisioni definitive su questo tema, sul quale la disputa dura da mesi: «Ci stiamo battendo in ogni sede» afferma Ferraioli.
Che cosa chiedete?
«Chiediamo che venga cancellato un contributo iniquo, che squilibra una situazione già squilibrata. Oggi l’Unione europea riconosce alle cooperative conserviere finanziamenti pari al 4,1% sul fatturato, con lo scopo di contribuire a investimenti in beni materiali o immateriali».
Ai privati non va nulla?
«Nulla, ad alcun titolo».
Le cooperative hanno altri tipi di vantaggi?
«Sì, fiscali e previdenziali. Questo accentua la disparità di concorrenza sul mercato. I privati sono spinti in difficoltà, qualcuno potrebbe essere anche indotto a cercare di trasformarsi in cooperativa».
Voi dunque chiedete che sia azzerato il contributo e ripristinata la parità.
«Esatto. Ci sembra oltretutto che la richiesta sia di attualità, vista anche la stagione di tagli che tutti stanno affrontando. In subordine chiediamo un’altra cosa».
Quale?
«Che il 4,1% di contributo non venga pagato sull’ammontare complessivo del fatturato - visto che alcune cooperative sono dei veri e propri colossi, su cui pesano anche i costi commerciali legati alla grande distribuzione - ma sul valore della materia prima: così era fino a qualche anno fa. Questo sarebbe un modo più diretto per aiutare il sistema agricolo italiano».
Il contributo europeo vale solo per le conserve di pomodoro?
«Vale per tutti i prodotti agricoli di produzione italiana».
La posizione assunta dal vostro settore industriale trova alleati anche negli altri Paesi europei?
«Sì, ma il fenomeno cooperativo è soprattutto italiano, quindi è l’Italia la più esposta alla contraddizione di questa norma. Noi, poi, al Sud (La Doria ha sede in provincia di Salerno, ndr) siamo ancora più penalizzati, da un lato perchè le cooperative sono un fenomeno prevalentemente settentrionale, poi perchè la struttura industriale del Sud soffre già per la sua debolezza. Si rischia di danneggiare maggiormente l’economia del Mezzogiorno».
Nel solo pomodoro, quanto pesano le cooperative?
«Numericamente sono il 10% della realtà produttiva del comparto, e lavorano il 25% del totale della materia prima. Restano senza contributi il 90% delle aziende».

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