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Relazioni pericolose nel telefono di Boccia. I numeri di due boss del caso Vassallo

Nelle carte dell'inchiesta su lady Pompei i contatti con gli esponenti di un clan

Relazioni pericolose nel telefono di Boccia. I numeri di due boss del caso Vassallo
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Non solo quelle chat con Sigfrido Ranucci con le trame contro il governo e i deliri sulla lobby gay di destra. Agli atti dell'inchiesta sull'affaire Sangiuliano spunta anche la rubrica della pompeiana Maria Rosaria Boccia, con i numeri di cellulare e gli account social degli esponenti di spicco del clan camorristico Ridosso-Loreto, coinvolti nel delitto del sindaco pescatore Angelo Vassallo, il primo cittadino di Pollica assassinato il 5 settembre 2010. Nuove rivelazioni che Il Giornale è in grado di raccontarvi in esclusiva, con le carte dell'inchiesta della Procura di Roma, pronta a mandare alla sbarra la Boccia per ben trentatré episodi di stalking e per lesioni ai danni di Sangiuliano, addirittura squarciato irrimediabilmente sulla fronte da Lady Pompei, la quale,"con condotte reiterate ossessive e di penetrante controllo della vita privata, professionale e istituzionale rivolte verso Sangiuliano, con cui intratteneva una relazione affettiva extraconiugale", si legge nel fascicolo del procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e del pm Giulia Guccione, "cagionava nello stesso un perdurante e grave stato di ansia e paura che si estrinsecava in un forte stress, un notevole dimagrimento, pensieri suicidi, in modo tale da costringerlo ad alterare le proprie abitudini di vita, compromettendone la figura pubblica, inducendolo a rassegnare le dimissioni dalla carica istituzionale, ad evitare i luoghi abitualmente frequentati, limitare le uscite private e pubbliche o le partecipazioni a convegni o viaggi istituzionali e privati". Ora, però, dalle migliaia di atti dell'inchiesta spunta un filo rosso che lega l'imprenditrice di Pompei al giro criminale del territorio. Sotto la lente degli inquirenti sono finiti quei contatti che gettano ombre sulla Boccia, elencati in un allegato che contiene tutta la rubrica della donna, tra numeri di telefono e amicizie social. Sono sei i nomi attenzionati, ma due di questi pesano come macigni. L'amicizia su Facebook con Romolo Ridosso, il boss del clan di Scafati diventato prima collaboratore di giustizia per l'omicidio Vassallo e ora direttamente implicato nel delitto, ma soprattutto suo figlio Salvatore, di cui la Boccia avrebbe memorizzati ben due numeri di cellulare. È proprio quest'ultimo, che da indiscrezioni avrebbe lavorato anche nei negozi della famiglia dell'imprenditrice, ad aver dato la svolta al delitto Vassallo, raccontando di quel sopralluogo ad Acciaroli, avvenuto due giorni prima del delitto del sindaco pescatore, che il rampollo dei Ridosso aveva fatto con il padre Romolo e con l'imprenditore Giuseppe Cipriano. Il figlio del boss, temendo volessero incastrarlo nel caso Vassallo, aveva così coinvolto nell'omicidio il colonnello Fabio Cagnazzo e l'ex sottufficiale Lazzaro Cioffi, già condannato a 15 anni per collusioni con i narcotrafficanti di Caivano. Ridosso aveva legato il delitto del sindaco al giro di droga che partiva da Secondigliano, passava dal porto di Acciaroli e poi veniva smistata tra Cilento e Calabria. Dietro il giro di stupefacenti il boss scafatese Raffaele Maurelli, che avrebbe provato a corrompere inutilmente Vassallo per ottenere la concessione di una parte della spiaggia e gestire al meglio il traffico di droga. Il rifiuto di Vassallo, pronto a denunciare, avrebbe decretato la condanna a morte del sindaco. Un movente che ora, invece, viene ricondotto a interessi economici legati a concessioni e licenze comunali. Insomma, personaggi di elevato calibro criminale, presenti tra i contatti della Boccia.

Il cui zio Francesco, nel 2005, era stato arrestato per aver ospitato in casa il pericoloso latitante Mario Fabbrocini, condannato per l'omicidio di Roberto Cutolo, il figlio del boss della Nuova camorra organizzata Raffaele. E intanto ieri, dopo la pubblicazione delle chat tra Ranucci e la Boccia, qualcuno ha svaligiato l'atelier del fratello di Lady Pompei, Gaetano Boccia, arrestato lo scorso marzo per furto di energia elettrica.

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