Pierluigi Bonora
nostro inviato a Torino
«Lalleato industriale della Fiat non sarà asiatico e laccordo sarà in un certo senso europeo». Sergio Marchionne, nel giorno della presentazione mondiale della Grande Punto, ha spiazzato tutti. Per il Lingotto, dunque, nessun partner indiano o cinese come si era ipotizzato, visti anche i frequenti viaggi dei vertici del gruppo nei due Paesi. A dividere con Fiat Auto una piattaforma e macrocomponenti sarà un costruttore più vicino.
Il maggiore indiziato, in questo momento, sarebbe DaimlerChrysler, alle prese con un momento delicato e alla ricerca del modo migliore per abbassare i costi. In questo senso, per esempio, la piattaforma che ha originato la Mercedes Classe A non è delle più economiche. Stoccarda, come Torino, vanta anche una gamma di veicoli commerciali dove sono possibili sinergie. E sempre i tedeschi potrebbero beneficiare, per i futuri modelli, anche degli impianti italiani a basso costo. Lamministratore delegato della Fiat dovrebbe svelare il nome del nuovo partner (il gruppo già collabora a livello industriale con Psa Peugeot Citroën e Suzuki) dopo il Salone di Francoforte e, comunque, entro lanno.
Loccasione del lancio della Grande Punto è servita a Marchionne per ricordare i piani di sviluppo di un gruppo che coglierà gli obiettivi fissati per il 2005, «grazie ai miglioramenti di Cnh e Iveco e alla significativa riduzione delle perdite del settore Auto, oltre alla conclusione di una serie di operazioni finanziarie che ci consentono di concentrare i nostri sforzi sulle attività industriali». E tra i traguardi che Marchionne si appresta a tagliare cè lulteriore abbattimento dellindebitamento che, come spiegato dal top manager, «sarà inferiore al 50% del patrimonio netto a fine settembre». In pratica scenderà a 5 miliardi in virtù della contropartita ottenuta da General Motors per la cancellazione dellopzione put, dellimminente conversione del convertendo da parte delle banche il 20 del mese e delloperazione sulla quota in Italenergia bis. «Il miglioramento del debito - ha precisato lamministratore delegato - non deriva invece da risultati operativi che ci attendiamo il prossimo anno».
Intanto, lormai prossimo esercizio del prestito convertendo non dovrebbe avere effetti sulla governance del gruppo Fiat. Ifil, che comunque resterà lazionista di riferimento, deciderà le sue mosse nelle prossime settimane. «Tutte le opzioni sono aperte», ha osservato un portavoce della holding sugli effetti del convertendo che diluirebbe la quota degli Agnelli al 22% (dal 30%), mentre le banche potrebbero avere complessivamente il 27 per cento del gruppo di Torino. La holding guidata da Gianluigi Gabetti e Daniel John Winteler dispone di una liquidità di circa 900 milioni e dovrà scegliere se accettare la diluizione piena derivante dallaumento di capitale dei 3 miliardi del convertendo o contrastarla rafforzando la sua partecipazione.
«Da quello che capiamo - ha commentato Marchionne - sul convertendo non cè una posizione unita delle banche, mentre Ifil ha ribadito più volte che continuerà a svolgere il suo ruolo di azionista di riferimento». Il top manager ha anche escluso, per il convertendo, cambiamenti nella governance e nella composizione del consiglio di amministrazione. E ha spezzato una lancia per la riconferma di Luca di Montezemolo alla presidenza del gruppo: «Cerchiamo di riconoscere quello che ha fatto». Al gala di lunedì sera erano presenti alcuni dei banchieri interessati al convertendo. Enrico Salza, presidente del Sanpaolo Imi, ha ribadito la disponibilità di Piazza San Carlo a sostenere Ifil: «Se gli attuali azionisti credono nella loro impresa e ci mettono dei soldi - ha detto Salza - faremo la nostra parte e li sosterremo».
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