Sera di giugno del 2001. San Siro, ippodromo, Varenne corre la World Cup Trot, al tavolo del ristorante, sta seduto Enzo Malvicini, 87 annidi cavalli e corse in giro per le piste del mondo, nella mano destra tiene il cronometro, prende il tempo al primo giro, borbotta: «È un pazzo, non può arrivare in fondo», Varenne è in terza ruota, primi 400 molto veloci, si porta in testa con una frazione da 1’09”02, ragguaglio straordinario, vola, Malvicini scuote la testa: «Gli taglia la gola», Varenne affronta l’ultimo rettilineo in testa, l’aria calda di Milano sembra improvvisamente soffocarlo, è in difficoltà, gli piomba addosso Jackhammer, lo supera prima del palo, la folla di San Siro spegne l’euforia in un coro di delusione, Enzo Malvicini è impassibile, ha appoggiato il cronometro sul tavolo, non è stupito, lo aveva previsto: «Anche se è Varenne, un fenomeno, non può essere portato a questo». Due anni dopo, Siena, premio Artemio Franchi, sul palco del teatro sale Enzo Giordano, proprietario del trottatore, spiega che Varenne ha incominciato la monta, a 15mila euro. Poi tocca al secondo premiato, Michel Platini, conosce rue de Varenne, la strada dell’ambasciata italiana di Parigi; al campione francese, ritiratosi da sedici anni, viene chiesto quale sia il suo futuro: «Vorrei fare come Varenne ma mia moglie non sarebbe molto d’accordo», risate, applausi. Michel ha saputo di Varenne, il cavallo che sussurrava agli uomini.

Commenti
I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.