Solo nelle favole succedono storie come questa, disegnata nell’acqua da Nicolò Martinenghi. Dall’oro olimpico all’oro europeo nei 100 rana in due estati: Parigi non è cara, è carichissima di emozioni per il varesino che tutti chiamano Tete. A 27 anni torna al top: è la conferma più clamorosa dopo la stagione più nera per la schiena malmessa che lo aveva costretto a saltare anche le selezioni azzurre di primavera. Ha avuto pazienza, e sorretto dal suo allenatore Matteo Giunta, ha costruito a Verona un’impresa che eguaglia il mito Fioravanti, due ori continentali e nel mezzo l’oro olimpico di Sydney. Per rendere l’idea del grande numero di Tete, andrebbe pesato il tempo, 58′58, che impreziosisce il suo trionfo e riavvicina il record di 58′26 che il varesino stampò in occasione del titolo mondiale. Tete batte di dieci centesimi il russo Kozhakin e sale sul podio con Simone Cerasuolo, di bronzo dalla corsia 8 in 59′10.
Tete è anche cronometricamente il più veloce europeo: «È stato un anno difficile. Me lo merito tanto. Ho messo cuore, voglia, riscatto e palle, scusatemi. Tutto quello che potevo, sul blocco mi sentivo il più forte». Dopo aver temuto persino di smettere in inverno. «Avevo una possibilità su venti di vincere, dicevo il giorno prima, ma avrei lottato fino alla fine. Quest’anno ho pensato al ritiro, non lo nego. Pensavo che la piscina fosse passata in secondo piano. Mi sono commosso, neanche alle Olimpiadi ma è stata più difficile che ai Giochi. Ogni volta che entro in acqua sto sempre meglio, questo resta il mio mondo».
Tete che coglie sempre l’attimo: «Ho detto al mio compagno di stanza Viberti che non conta mai la strada che fai per arrivare, ma conta come sei qui. Quel poco che ho fatto l’ho fatto con molta testa e voglia. Mi sono fidato di Matteo. E poi sogno come un bambino felice. Quando si vince non è mai semplice ripetersi. Io voglio provarci sempre, voglio migliorarmi. È una lotta con se stessi, a tratti sfiancante, ma anche entusiasmante». Anche Cerasuolo non sta nella pelle, lui che ai Giochi neanche era stato convocato: «Ero cattivissimo, gli ultimi 10 metri non finivano mai, ma ci ho messo tanto di quel cuore che è difficile da spiegare». Nel giorno d’oro di Martinenghi, Thomas Ceccon si sdoppia: prima è quarto nei 50 farfalla vinti dal russo Kornev, 26 minuti dopo nelle semifinali dei 200 dorso si qualifica da ultimo nella specialità dell’imprendibile Kos. Infine nei 100 sl Carlos D’Ambrosio si qualifica per la finale dei 100 stile libero in 47′70 (5° tempo e personale): Popovici è primo in 46′72.
