Dopo vent’anni, Mauro Fabris si appresta a salutare la Lega Volley Femminile, che ha contribuito a lanciare in una nuova dimensione nella sua longeva e vincente presidenza. Dopo 31 trofei internazionali conquistati dai nostri club e il riconoscimento di lega più popolare dopo la Serie A di calcio, è tempo del congedo per una figura chiave di un movimento divenuto un’eccellenza italiana.
Vent’anni di successi, dentro e fuori dal campo.
«La pallavolo è da sempre lo sport femminile più praticato, ma a questo dato non corrispondevano la riconoscibilità, il seguito e i risultati adeguati. Al mio arrivo ho trovato un ambiente chiuso, con lotte intestine e incapace di dare i ritorni attesi a chi voleva investire. Il nostro lavoro è stato mirato a sbloccare proprio queste criticità, con un’opera che evidenziasse l’unicità della pallavolo femminile e i valori che caratterizzano questo sport. Il primo passo, dunque, è stato quello di rendere il prodotto immediatamente riconoscibile, ad esempio con l’introduzione del campo rosa, diventato un tratto distintivo di grande impatto visivo».
Ai trionfi dei club sono seguiti quelli della Nazionale.
«Non c’è dubbio che i risultati straordinari dell’Italvolley siano figli di quelli dei club. Inserire il Club Italia nel nostro campionato, un passaggio sul quale mi sono imposto in sinergia con l’allora Presidente federale Magri, vincendo l’opposizione iniziale dei club, si è rivelato un momento di svolta, diventando la fucina dei successi della Nazionale. Anche con la presidenza Cattaneo abbiamo introdotto una riforma decisiva, quella sul fair play amministrativo. Adesso, però, alcuni atteggiamenti della Federazione stanno mettendo a rischio quanto abbiamo costruito».
Si spieghi.
«La LVF ha costruito il suo successo grazie agli investitori privati: solamente nell’ultima stagione i ricavi sono triplicati, consentendoci di rimanere competitivi anche di fronte alla potenza economica del campionato turco. Un modello che adesso viene minacciato dalle scelte dei vertici federali, che mirano a controllare la nostra lega con pesanti interferenze nell’elezione del nuovo presidente. Anziché portare avanti le istanze dei club in campo internazionale, con una revisione dei calendari che non tutelano minimamente gli investitori, considerato che le ragazze passano cinque mesi con le nazionali ma vengono pagate tutto l’anno dai club che le hanno a disposizione soltanto per sei mesi, la Federazione punta a controllare la ricchezza e il traino formidabile che la LVF rappresenta per tutto il movimento. Queste ingerenze, così come quelle politiche, minacciano il modello virtuoso che abbiamo creato. Mi auguro che l’elezione del 29 settembre non sia condizionata da queste dinamiche, per non tornare a quella autoreferenzialità che in passato ha impedito al volley femminile di aprirsi all’innovazione e ottenere questi risultati straordinari». (Tv: ore 21.05 quarti uomini Italia-Finlandia, diretta Rai2)
