Un altro obelisco «impacchettato»: le maxi pubblicità fanno discutere

È tornato a essere impacchettato l'obelisco alto oltre 13 metri, di epoca romana imperiale a imitazione di quelli egiziani, collocato nel 1789 alla sommità della scalinata di Trinità dei Monti per volere di Pio VI. La decisione di procedere alla verifica dello stato di salute del monumento, partita da alcuni giorni, sta ridando vigore a una serie di polemiche sulla effettiva necessità di occultarlo alla visione dei romani e dei tanti turisti che sostano a piazza di Spagna. Attorno all'obelisco sallustiano sono montati ponteggi che si stanno riempiendo di maxi-teloni pubblicitari degli sponsor del restauro, come del resto era accaduto lo scorso anno senza che si fosse proceduto ad alcun intervento.
L'ingabbiamento dello scorso anno aveva visto l'installazione di un imponente traliccio, in contemporanea con lo smantellamento del ponteggio sulla facciata della chiesa di Trinità dei Monti dopo l'annoso restauro. La Sovrintendenza dei Beni culturali decise allora di soprassedere ai lavori, che sarebbero iniziati in contemporanea con l'obelisco di piazza del Popolo.
Attualmente si è concluso l’iter burocratico per i permessi e la concessione durerà almeno otto mesi che verranno impiegati soltanto per la verifica dello stato di salute del monolite, per il quale si teme un fuori asse. In sostanza, un semplice monitoraggio per un eventuale successivo restauro, tutto ancora da stabilire.
Sulla controversa vicenda del restauro dell’obelisco una forte polemica è stata sollevata da Adriano La Regina, per trent'anni direttore della Soprintendenza archeologica di Roma, noto per la sua intransigenza nel sostenere l'integrità dei monumenti in rapporto anche alla tutela del paesaggio. Da tempo, infatti, La Regina deplora il propagarsi nella Capitale del fenomeno obelisco-cartelloni pubblicitari. «La solita presa in giro», è il suo parere riguardo all'obelisco sallustiano, che «probabilmente sta bene». «Oscurarlo così è uno scandalo. Ben vengano le manutenzioni - aggiunge - ma in questo caso basterebbe una settimana con un semplice braccio mobile e due ingegneri a costi contenuti». Altre critiche sono arrivate da Costanza Pera, direttore generale al Ministero delle Infrastrutture, che ha manifestato la sua perplessità sulla decisione della Soprintendenza di assegnare i lavori a un raggruppamento di imprese con in testa la Ingrande Advertising, società specializzata in affissioni pubblicitarie di grande formato. Federica Galloni, soprintendente per i Beni architettonici e per il paesaggio del Comune di Roma, però ha respinto decisamente il sospetto che l'intervento a Trinità de’ Monti sia stato dettato più da ragioni commerciali che culturali. «Si tratta di un'operazione di restauro a costo zero - ha spiegato - per cui la società Ingrande Advertising ha avuto il nulla osta dalla Soprintendenza dei Beni architettonici e da quella dei Beni archeologici».
Al coro delle voci contrarie si è associato in questi giorni anche Gianni Battistoni, presidente dell'associazione via Condotti: «I mega cartelloni restano in bella mostra per un tempo maggiore di quello permesso, spesso con la motivazione dei lavori ancora da terminare. Sarebbe necessario che insieme alla licenza dei lavori fosse indicato per iscritto anche il tempo limite». Conclude Battistoni: «Cosa dovrebbero fotografare i turisti: i monumenti o la marca dell'orologio o il capo di abbigliamento della pubblicità?».
A Roma gli obelischi sono tredici. Visti i restauri, effettuati in progressione, dell'obelisco di piazza del Popolo, dell'altro in piazza San Giovanni in Laterano e ora di questo sallustiano, sorge la ragionevole domanda se, improvvisamente, su tutti i monoliti cittadini incomba un'improvvisa patologia.

Con qualche migliaia di euro, però, si potrebbe affittare un braccio mobile, come dice La Regina, ed effettuare in pochi giorni un'eventuale visita di controllo-obelisco, escludendo l'impacchettamento prematuro dei monumenti, soffocati ulteriormente da enormi cartelloni pubblicitari.

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