Milano si è svegliata ieri con l’odore acre che saliva dai binari. Erano le 8.30 di una mattina come tante quando dalla galleria Mirabello, al binario 20 di Porta Garibaldi, comincia a salire una colonna di fumo nero che in pochi minuti diventa un muro. Non si tratta di un attentato, ne di dolo. È molto più banale e molto più triste: qualcuno viveva lì, tra i cavedi e i quadri elettrici, con le sue pentole e le sue padelle accatastate come una casa che non è una casa. Le fiamme partono da quelle masserizie e si arrampicano sui cavi, trovano l’elettricità e la trasformano in inferno.
La pattuglia della Polfer, mista ai militari, arriva prima dei pompieri. Trova un uomo di circa cinquant’anni, senza fissa dimora, e lo tira fuori dal fumo. Prova a domare le fiamme con un estintore, ma il fuoco ormai cammina da solo.
Arrivano cinque mezzi dei vigili del fuoco. La zona attorno al binario 20 tocca i 400 gradi, il vapore prodotto dall’acqua diventa esso stesso un’arma. Due pompieri lanciano il mayday, vengono liberati dai colleghi, spogliati degli indumenti che scottano. «Sembrerebbe stiano bene» dice un caposquadra con la prudenza di chi ha visto di peggio.
Il senzatetto viene portato in ospedale per intossicazione da fumo. I due vigili, in codice verde, finiscono al Niguarda e al Fatebenefratelli, per precauzione, giusto per stare tranquilli.
Fuori, in via Pepe, l’odore arriva fin sulla strada. La torre Tecnimont, lì accanto, evacua i sotterranei. Dentro la stazione, le forze dell’ordine bloccano l’accesso ai binari dal 14 al 40, ripetono ai viaggiatori la stessa frase: è in corso un incendio, non si passa.
Milano, nel frattempo, si ferma. I treni ad alta velocità vengono dirottati su Lambrate. I Malpensa Express spariscono dai tabelloni di Garibaldi e Centrale, cancellati; chi vuole l’aeroporto deve accontentarsi di Bovisa o passare da Cadorna. Ritardi che superano i 140 minuti, aggravati dai lavori sul nodo di Firenze che già mordevano la circolazione da giorni.
Verso mezzogiorno, la tregua. «La situazione adesso è sotto controllo, l’incendio è spento», annuncia il caposquadra. Il fumo bianco che ancora esce dal retro della stazione, rassicura, è solo vapore, il respiro di ciò che si è già consumato. I ventilatori entrano in azione per liberare gli ambienti, i vigili perlustrano il binario 20 centimetro per centimetro, per essere certi che non ci sia più nessuno dentro quel poco che restava di una casa di fortuna.
