Anche i computer delle Dogane provano ad affondare il porto

Anche i computer delle Dogane provano ad affondare il porto

(...) In pochi minuti (minuti, non mesi!) le notizie (notizie, non voci!) volano direttamente da Roma, Agenzia nazionale delle Dogane, e piombano in picchiata nel salone di Palazzo San Giorgio dov’è riunito il Comitato portuale. Sconcerto generale, anche per via della motivazione, della «tempestività» dell’annuncio e delle conseguenze del provvedimento, che non ha precedenti nella storia. È vero che il blocco totale, generalizzato, dei traffici in arrivo, in partenza e in banchina (e, di conseguenza, anche in uffici e magazzini) riguarda tutti gli scali italiani, ma il «mal comune mezzo gaudio» non può consolare più di tanto il mondo dello shipping genovese, di un porto cioè che, nonostante tutto - cioè: nonostante certi terminalisti e certi fornitori di manodopera, garantisti del proprio monopolio - resta il più importante a livello nazionale.
Il presidente dell’Authority Luigi Merlo interrompe i lavori del Comitato e si mette in contatto con l’Agenzia delle dogane, fa presente cosa può significare un black out di questo tipo, praticamente senza preavviso. «È un provvedimento inaccettabile - tuona Merlo -. Ci sarà un incontro nelle prossime ore. L’importante è affrontare insieme queste cose, non subirle e trovare una soluzione che contempli la necessità che ha l’Agenzia delle dogane, ma che tenga conto anche dell’operatività complessa, difficile e delicata dei porti». La riunione a Palazzo San Giorgio riprende in un’atmosfera di incredulità e incertezza. All’ordine del giorno, questioni di rilievo. Innanzi tutto, gli sviluppi dell’assegnazione del sesto modulo di Voltri: «Basta proroghe a oltranza al Vte! - dichiara il presidente di Palazzo San Giorgio -. Ne verrà concessa una sola al 31 gennaio, ma finalizzata allo sgombero. Le regole devono valere per tutti». E aggiunge: «Abbiamo deciso l’ultima proroga per liberare l’area, visto che non si è ancora concluso l’iter legato all’assegnazione, che andremo comunque a definire nei prossimi giorni. Vedremo se ci saranno le condizioni per aggiudicarla alla società “The Sixth“, oppure se si dovrà procedere con una nuova gara». Merlo precisa ancora che è aperto il dialogo con la stessa «The Sixth». Per un approfondimento definitivo: «Sulla base degli elementi che verranno forniti sottoporremo al Comitato portuale una valutazione in un senso o nell’altro. Nel contempo riteniamo inaccettabile una proroga reiterata e infinita del sesto modulo. Occorre fare chiarezza. È anche un segno di responsabilità, ma anche di determinazione rispetto all’assetto nuovo che vogliamo dare al porto».
Non basta: i membri del Comitato si confrontano sull’avvenuto scambio di azioni fra Vte e Sech: Merlo si cautela con cintura e bretelle, chiedendo pareri e verifiche al governo e all’Antitrust per scongiurare l’ipotesi di indebite «posizioni dominanti». Sul tappeto prenatalizio c’è infine, tanto per gradire, la questione della gara per la fornitura di manodopera, di fronte alle disposizioni dell’Unione Europea e alla legge nazionale 84/94 (e, nello specifico, all’articolo 17, mai applicato dalla notte dei tempi, che dovrebbe disciplinare la faccenda). Il presidente conferma lo spostamento al 31 marzo, esclusivamente per lo scalo della Lanterna, dei termini per l’apertura della procedura di assegnazione del servizio, ma anche il termine improrogabile del 30 giugno per il verdetto finale. E come se non bastasse, il menù della seduta si arricchisce con la «rivolta» di circa 300 ex dipendenti del Consorzio autonomo del porto, collocati a suo tempo in pensione, sui quali grava la richiesta dell’Inps di «ridiscutere le condizioni di quiescenza». Che significa, sempre a giudizio dell’irremovibile istituto di previdenza, un taglio delle pensioni che va da 200 a 500 euro mensili e, udite udite!, la restituzione di somme «indebitamente riscosse» che sono intorno ai 100mila euro a testa. È a questo punto che arriva anche il dessert delle dogane.

«Mi dicono - sibila a questo punto Merlo - che mai nessun presidente del Cap o dell’Autorità portuale si è mai trovato, nei primi mesi di mandato, a marciare in salita come il sottoscritto». Lo dice sorridendo. Almeno, così pare. A denti stretti.

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