Quando scoppiò il caso della famiglia del bosco si capì subito che sarebbe finita male, dai. Per i bambini e per la famiglia. Quando in casa tua s'infila un assistente sociale o uno psicologo o un giudice, sono guai. Figurati tutti e tre.
Da quando li hanno tolti dalla loro casa, ai bambini hanno dato: cibo regolare e abbondante, e dolci, grassi, bevande zuccherate e patatine (anche se uno dei tre sembra non voglia più mangiare fino a quando non riavrà mamma e papà); vaccini; animali di peluche al posto di quelli veri; una vita protetta invece che una vita all'aria aperta; la tecnologia al posto della creatività; finalmente un'istruzione regolare (speriamo sia prevista anche un'ora all'affettività), la tv non si esclude a breve la Playstation per una maggiore integrazione con i coetanei e adesso anche il cellulare! Lo stesso che presidi, professori, psicologi, sociologi e pedagogisti stanno iniziando a vietare nelle scuole. Bene, dai...
Il segreto del Bosco Vecchio. Sei passeggiate nei boschi narrativi. Passaggio al bosco. «E cosa c'entra?». «Niente, così».
Hanno fatto bene. Giudici, psicologi e assistenti sociali che dio li promuova tutti avranno pensato: «Poveri bimbi, perché loro non hanno ciò che hanno tutti gli altri? Diamoglielo».
E in un
colpo solo hanno infranto: il concetto di famiglia, quello di patria potestà, il diritto all'educazione e il sentimento di umanità. Ma in cambio di uno smartphone. Speriamo almeno un iPhone 16. E che nel bosco ci sia campo.