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Arte e Storia

Addio a Yayoi Kusama: era l’artista giapponese del pois

Una carriera unica trascorsa, per la maggior parte del tempo, all’interno di una struttura psichiatrica: chi era Kusama e quali sono le sue opere più celebri

Yayoi Kusama

Yayoi Kusama, una delle artiste più celebri e di maggior successo al mondo, è scomparsa all’età di 97 anni come riportato dal sito ufficiale dell’artista.“È con profondo dolore che annunciamo la scomparsa di Yayoi Kusama, avvenuta in un ospedale di Tokyo il 14 agosto”, si legge nel comunicato diffuso il 27 agosto.

A cosa deve la sua fama

Considerata artista d’avanguardia, è diventata famosa per le sue sculture e installazioni ricoperte di pois coloratissimi, Kusama, che ha vissuto volontariamente in un ospedale psichiatrico per decenni, era anche nota per la sua parrucca rosso acceso e le sue creazioni gigantesche e bizzarre. Le sue mostre hanno attirato grandi folle in tutto il mondo e le sue opere dai colori vivaci hanno raggiunto alcuni dei prezzi più alti mai pagati per un’artista donna.

“Porteremo avanti i suoi desideri”

“Nel corso di una vita straordinaria interamente dedicata alla creazione artistica, Kusama ha intrapreso una carriera di fama internazionale come artista d’avanguardia pionieristica, la cui pratica creativa ha spaziato tra arti visive, performance, narrativa e poesia”, recita una nota rilasciata dalla sua azienda.

Kusama ha continuato a dipingere fino agli ultimi giorni di vita senza mai mettere da parte il pennello. “Ha proseguito la sua esplorazione dell’amore eterno e dell’anima eterna. Porteremo avanti i desideri di Kusama e, attraverso l’arte, continueremo a infondere speranza e forza per il futuro alle persone di tutto il mondo”, conclude la nota.

La vita di Kusama

Kusama è diventata una delle artiste più riconoscibili al mondo e un’icona culturale globale tra gli Anni ‘80 e i ‘90 dopo essere stata perlopiù ignorata per decenni.

Accolta con scarso entusiasmo dalla scena artistica newyorkese degli Anni ’60, dominata dagli uomini, Kusama ha suscitato scalpore con le sue mostre di sculture falliche, tra cui un divano in tessuto, e le frequenti rappresentazioni di nudo.

Una delle sue opere più celebri datate 1965, la “Infinity Mirror Rooms” dove specchi e luci creano spazi apparentemente infiniti, ha attirato milioni di visitatori. Successivamente, le sue opere a pois e a forma di zucca sono diventate molto ricercate. A tal proposito, è stata pervasa da angoscia quando le sue idee sono state copiate o ispirate dai suoi contemporanei tra Andy Warhol, Claes Oldenburg e Lucas Samaras, le cui opere sarebbero state esposte in gallerie più prestigiose.

Dopo aver trascorso anni a vedere artisti uomini ottenere riconoscimenti per il suo lavoro, è tornata in Giappone sentendosi abbattuta e sconvolta. Dopo essere entrata in una struttura psichiatrica per ricevere cure per malattie mentali, ha vissuto lì dentro e lavorato per gran parte della sua vita.

Kusama è stata prima artista giapponese a rappresentare il Paese alla Biennale di Venezia del 1993. Ventisette anni prima, si era presentata senza invito e aveva steso a terra 1.500 sfere a specchio.

L’enorme successo della mostra ha portato ad un’enorme e profonda trasformazione nel modo in cui l’artista è stata accolta sia in Giappone che all’estero. Nel 2001 le è stato conferito il Premio Asahi, un riconoscimento per il suo eccezionale contributo culturale, accademico e artistico in Giappone.

Uno dei suoi dipinti è stato venduto all’asta circa 10,5 milioni di dollari (nel 2022), rendendo le sue opere tra le più redditizie al mondo per un’artista donna. In seguito, le sue opere sono state esposte in importanti musei e ha dato vita a collaborazioni con marchi di lusso, tra cui Louis Vuitton.

Da bambina, Kusama ha avuto alcune allucinazioni di braci e lampi di luce: successivamente ha utilizzato la sua arte come veicolo per far comprendere agli altri la sua visione del mondo. “Un giorno, dopo aver visto una tovaglia con un motivo di fiori rossi su una scrivania, ho visto lo stesso motivo di fiori rossi su tutto il soffitto, le finestre e i pilastri. Riempì la stanza e mi ricoprì il corpo”, ha scritto nella sua autobiografia.

Tra i suoi numerosi motivi ricorrenti, la zucca è diventata un’icona delle sue opere. Per lei, questo ortaggio ha rappresentato conforto e nostalgia. “Le zucche mi parlano. Trasmettono un senso di stabilità e mi danno tranquillità”, ha rivelato in un’intervista.

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