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Da Aquileia a Madaba, quando il mistero della religione diventa mosaico

La città italiana e quella giordana sono scrigni pieni di "tessere" preziosissime

Da Aquileia a Madaba, quando il mistero della religione diventa mosaico
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Al festival èStoria di Gorizia quest'anno si parla di «Religioni». La religione è anche una delle grandi molle propulsive dell'arte, a partire dalle opere realizzate nelle caverne neolitiche. Tra gli incontri in cui si esplora il rapporto tra sacro e creatività umana ce ne sono due particolarmente interessanti che si occupano del tema del mosaico. Una tecnica amatissima dai romani e che è diventata uno dei primi veicoli visivi del messaggio cristiano. Spesso con un pizzico di mistero.

L'archeologa dell'università di Zagabria Eva Katarina Glazer racconterà domani (dalle 15 alle 16, BorGo cinema) al pubblico del festival la meravigliosa riscoperta dei mosaici di Madaba in cui si incrociano religione, storia ed arte. L'opera più importante è la mappa musiva della Terra Santa: una monumentale guida pavimentale, fatta all'origine da due milioni di tesserae, di epoca bizantina primitiva rinvenuta nella chiesa di San Giorgio a Madaba, nell'odierna Giordania. Realizzata con buona sicurezza tra il 542 e il 570 d.C. raffigura i territori dal Libano al delta del Nilo e dalla costa mediterranea al deserto orientale. Caratterizzata da una rappresentazione dettagliata di Gerusalemme, la mappa è diventata una fonte fondamentale per la geografia biblica, la cartografia antica e la visualizzazione dello spazio sacro. Attraverso la storia della sua conservazione e riscoperta, emerge sia come una spettacolare fonte religiosa sia come una fragile testimonianza di come la fede, la memoria e il patrimonio culturale si siano plasmati nel corso del tempo.

Questo perché la mappa, di cui si è conservata una gran parte, è rimasta completamente nascosta, ma proprio per questo preservata, dal terremoto del 746 d.C. che le fece crollare sopra la chiesa e distrusse quasi completamente Madaba. Ha rivisto la luce solo con gli scavi del 1884 per la costruzione di una nuova chiesa greco ortodossa. Per noi è una testimonianza preziosissima di un'epoca e di un territorio. La rappresentazione di Gerusalemme è così precisa che ha consentito di fare il punto sulla struttura della città fino al Sesto secolo. Giusto per dare l'idea del dettaglio: si riconosce il Palazzo di Eudocia, moglie dell'imperatore Teodosio II, donna coltissima e poetessa, che nel 422 fu costretta, dopo l'accusa di avere una relazione col magister officiorum Paolino, ad andare in esilio a Gerusalemme, dove morì (nel 460) e fu sepolta nella basilica del Santo Sepolcro. Il dettaglio della mappa è così incredibile che mostra due barche nel Mar Morto (che quindi doveva essere meno salino di oggi che è innavigabile) ma anche pesci di fiume che si rifiutano di entrare nelle sue acque (quindi doveva essere già acqua abbondantemente salata).

Ma si parlerà anche di «Fede, filosofia e religione nei mosaici di Aquileia» (domani alle 18, Nova Gorica / Knjigarna kavarna Maks) con Andrea Bellavite e Miklavz Komelj.

Spiega a il Giornale Andrea Bellavite - teologo e direttore della Società per la conservazione della Basilica di Aquileia - rispetto a questi mosaici: «Sono stati realizzati tra il 314 e il 320 dopo Cristo. Creati prima del Concilio di Nicea hanno un'iconografia unica che non è nemmeno completamente decifrabile, protocristiana. Probabilmenteproprio perché precedenti al concilio sono stati coperti già in epoca antica dopo 30 - 60 anni dalla loro realizzazione. E sono rimasti come in una capsula del tempo». Tanto che si è molto discusso sui complessi simboli che vi compaiono, compresa la rappresentazione del mito di Giona e la balena che è una delle più riconoscibili.

«Per alcuni studiosi vanno considerati essenzialmente mosaici gnostici, perché le dottrine gnostiche incorporavano parti della Bibbia in greco. Per quanto riguarda me - spiega ancora Bellavite - sono chiaramente mosaici cristiani ma essendo stati elaborati prima di Nicea hanno un simbolismo che in gran parte ci sfugge. Utilizzano moltissime metafore naturalistiche non semplici da capire. Bisogna ricordarsi che il battesimo e l'iniziazione al cristianesimo erano la fine di un processo. Solo l'iniziato poteva capire tutta la simbologia. Il mosaico la rendeva ancora più potente e diretta. Ma non erano mosaici didattici come le pitture medievali. Erano per iniziati».

Un mistero che adesso sfida gli studiosi, figlio di un cristianesimo uscito dalle catacombe e diventato pubblico

ma non ancora di massa. È per quello che in brevissimo tempo il linguaggio religioso cambiò, i simboli smisero di essere comprensibili e vennero ricoperti dalla seconda basilica. Ecco perché oggi ci meravigliano e sfidano.

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