Caro Direttore Feltri,
ma il centrodestra non doveva essere al capolinea? Non doveva essere iniziata la riconquista dell'Italia da parte della sinistra? E invece il centrodestra vince ancora: tiene Venezia, conquista Reggio Calabria, continua ad avere il consenso degli italiani mentre la sinistra continua a raccontarsi una realtà tutta sua. Ogni volta ci spiegano che è finita per Meloni e per il governo, ma alla fine quelli che perdono sono sempre loro.
Giovanni Rocchi
Caro Giovanni, la sinistra italiana vive ormai dentro una gigantesca bolla autoreferenziale. Frequenta salotti, festival, trasmissioni televisive, social network, università e redazioni convinta che quel mondo rappresenti l’Italia reale.
Non si accorge invece che il Paese vero sta altrove: nelle strade, nei quartieri, nelle famiglie, tra persone che hanno problemi concreti e che chiedono sicurezza, stabilità, lavoro, ordine e libertà. Per mesi ci hanno raccontato il “crollo” del centrodestra. Ogni elezione doveva essere quella decisiva, quella della rivincita progressista, quella della caduta imminente di Giorgia Meloni. E invece il risultato è sempre lo stesso: la destra continua a vincere o comunque a consolidarsi, mentre la sinistra continua a perdere consenso pur non accorgendosene nemmeno.
Il caso di Venezia è emblematico. Elly Schlein aveva praticamente trasformato quella città nel simbolo della futura riconquista dell’Italia da parte del centrosinistra. Sembrava mancasse solo la banda musicale per celebrare l’inizio della liberazione nazionale dal governo Meloni. E invece gli elettori hanno scelto altro. Hanno scelto ancora il centrodestra.
Ancor più significativa è Reggio Calabria, città difficile, complessa, simbolica, dove la destra torna a governare contro tutte le narrazioni costruite negli ultimi mesi. Questo dovrebbe indurre qualcuno a farsi una domanda seria: possibile che il problema non siano gli italiani ma la sinistra stessa, ormai totalmente scollegata dalla realtà?
Il progressismo contemporaneo parla un linguaggio che interessa quasi esclusivamente le élite urbane e radical chic. Si occupa di battaglie ideologiche, di linguaggio inclusivo, di fluidità, di antifascismo immaginario, mentre la gente comune teme per la sicurezza, non arriva a fine mese, vede città degradate, scuole nel caos, immigrazione incontrollata e un’Europa sempre più fragile.
Ma la sinistra continua imperterrita a dare lezioni morali agli italiani. E quando perde non si interroga mai davvero. Non pensa: «Forse abbiamo sbagliato qualcosa». No. Accusa il popolo di essere ignorante, manipolato, impaurito, arretrato. È il vecchio vizio elitario della sinistra italiana: se gli elettori non votano progressista, allora sono gli elettori ad avere torto.
Il centrodestra non è invincibile, ci mancherebbe. Può sbagliare, e spesso sbaglia.
Ma almeno oggi appare più connesso agli umori reali del Paese rispetto a una sinistra che sembra vivere in un eterno congresso universitario degli anni Settanta. E così ogni volta assistiamo alla stessa scena: la sinistra annuncia trionfalmente la fine della destra. Poi si vota. E alla fine scoprono che quelli finiti sono sempre loro.