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Arte e Storia

Gilbert & George le statue viventi. Ora “cantano” anche a Mantova

A Palazzo della Ragione, la Sonnabend Collection accoglie otto opere che raccontano il duo celebre per i colori e le provocazioni

Gilbert & George

Non è ancora trascorso un anno solare da quando il Palazzo della Ragione di Mantova ha tagliato il nastro di uno dei progetti espositivi italiani più interessanti sulla storia dell’arte contemporanea: ovvero la Sonnabend Collection, la raccolta privata dell’omonima gallerista- collezionista americana a cui si devono alcune tra le più brillanti intuizioni di talent scouting del ‘900, che ha infatti ora una sede permanente nelle sale del museo mantovano con ben 94 opere. Tra gli artisti seguiti e valorizzati da Ileana Sonnabend (1914–2007) - come Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Cy Twombly o James Rosenquist – figurano anche Gilbert & George, al secolo Gilbert Prousch eGeorge Passmore, la geniale coppia anglo-italiana che con le proprie inconfondibili sculture viventi in abiti sgargianti, ha scritto un capitolo importante nell’arte d’oggi, in questo caso interpretata come sfida culturale alle élite borghesi e all’«opera » come feticcio commerciale. Proprio al duo che nel 1999 dichiarò che «ogni nostro progetto è una lettera d’amore visiva tra noi e voi» è dedicata la prima mostra temporanea che si è appena inaugurata negli spazi della Sonnabend Collection: Gilbert & George (fino al 5 aprile 2027). Una ragione di più per visitare la rinata realtà del Palazzo mantovano.

Il rapporto tra Gilbert & George e la Sonnabend Gallery ha del resto radici lontane. Era il 1971 quando The Singing Sculpture , la celebre performance nella quale i due artisti si presentavano immobili, vestiti con i loro impeccabili completi e trasformati in vere e proprie “sculture viventi”, inaugurò la sede newyorkese della galleria. Fu l’inizio di un sodalizioumano e professionale destinato a durare decenni. La mostra di Palazzo della Ragione riunisce otto opere emblematiche, tutte presentate in Italia per la prima volta, e costruisce un percorso che attraversa quasi sessant’anni di attività. Il viaggio a cura di Mario Codognato comincia con The Bar II del 1972, monumentale disegno a carboncino nel quale Gilbert & George appaiono immersi in uno spazio sospeso, silenzioso e malinconico. L’opera appartiene auna fase ancora lontana dalle esplosioni cromatiche che renderanno celebre il duo e restituisce una dimensione quasi metafisica: il bar, luogo per eccellenza associato alla socialità e alla vitalità, si trasforma in uno spazio vuoto, nel quale la presenza dei due artisti diventa il centro della scena. È già qui che si manifesta uno dei tratti fondamentali della loro poetica: essere contemporaneamente dentro e fuori la società, osservatori e protagonisti, persone reali e personaggi di un’opera. Dagli anni Ottanta in poi Gilbert & George abbandonano progressivamente la sobrietà degli esordi per costruire quelle monumentali immagini a griglia che sono ormai diventate una delle loro cifre più riconoscibili. Fotografie, autoritratti, parole, simboli e colori vengono assemblati in composizioni di grande formato, quasi fossero gigantesche vetrate contemporanee. La struttura apparentemente ordinata della griglia contrasta con la natura spesso perturbante delle immagini: il mondo che rappresentano è quello della metropoli, della sessualità, della religione, della politica, del corpo e della morte. In questo universo si inserisce Bale del 2013, che porta in primo piano l’inquietudine urbana: la Londra di Gilbert & George non è soltanto uno sfondo, ma un organismo che condiziona, seduce e allo stesso tempo disorienta l’individuo, un microcosmo nel quale convivono desiderio, solitudine, eccesso e paura, restituiti attraverso un linguaggio volutamente spettacolare. Con Piss off! del 2014 il registro diventa invece apertamente provocatorio: Gilbert & George utilizzano il loro caratteristico vocabolario visivo per mettere in discussione convenzioni e tabù sociali. La provocazione, però, non è mai fine a se stessa. C’è la volontà di costringere lo spettatore a confrontarsi con ciò che normalmente viene rimosso o considerato sconveniente. Opera più ironica e surreale è Beardway del 2016, dove la loro stessa immagine viene sottoposta auna trasformazione quasi caricaturale. Le barbe diventano una sorta di maschera, un segno identitario che nasconde e contemporaneamente reinventa i due artisti. Gilbert & George giocano così con la propria immagine pubblica, con la moda e con l’ossessione contemporanea per la costruzione dell’identità.

È questa continua oscillazione fra esposizione emascheramento, fra autobiografia e rappresentazione universale, a rendere particolarmente interessante il percorso mantovano. A completare il racconto c’è poi Berries , opera del 1985 che è già stabilmente presente nel percorso della Sonnabend Collection di Mantova. La sua presenza assume un significato particolare perché permette di leggere la mostra temporanea non come un episodio isolato, ma come un approfondimento di una storia già entrata a far parte della collezione permanente.

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