Brera apre una stagione espositiva, quella 2026-2027, con un carnet di mostre che così ricco non si era davvero mai visto. Undici mostre temporanee distribuite, a rotazione, nelle sedi della Pinacoteca, della Biblioteca Nazionale Braidense e di Palazzo Citterio sono in agenda da qui alla prossima estate.
Un programma «plurimo», nelle parole del direttore generale della Grande Brera Angelo Crespi, ideato per valorizzare la memoria storica del museo ma anche per confermare il polo come spazio vivo. «Siamo, direi, il museo statale italiano con il programma più denso», commenta con evidente soddisfazione il direttore.
La prima parte del calendario ruota su due ricorrenze: cadono infatti quest’anno i cento anni dalla nascita dell’Associazione Amici di Brera (è grazie a loro se, nel lontano ’39, venne acquistata la celebre Cena in Emmaus di Caravaggio).
Dal 6 ottobre le Sale Napoleoniche celebrano l’anniversario con la mostra «Cento anni per Brera. Acquisti e doni degli Amici».
A novembre si omaggia un’altra cifra tonda: i 250 anni dell’Accademia di Belle Arti, «vicina di casa» della Pinacoteca. Con la grande esposizione «Francesco Hayez. Il pittore di Brera», curata da Valentina Ferrari e Fernando Mazzocca, per la prima volta un nucleo di capolavori provenienti dalla collezione dell’Accademia (tra cui il famoso Laocoonte) sarà riunito con le opere di Hayez di proprietà della Pinacoteca: per l’occasione, sarà esposto anche un dipinto di Hayez recentemente acquistato dal Mic e destinato a Brera. L’obiettivo? Ricostruire il legame dell’artista con il luogo dove ha studiato e insegnato ed è poi diventato padre dell’opera-simbolo del museo (parliamo de «Il Bacio», davanti al quale c’è sempre la coda per una foto). Non è tutto: passo dopo passo, saranno riallestite (senza chiuderle al pubblico) le sale 37 e 38 del museo che da qui ai prossimi due anni ci concentreranno proprio sulla produzione di Hayez.
Mostre e anniversari anche alla Braidense: si comincia il 2 ottobre con l’esposizione «L’isola del giorno prima», nel decennale dalla scomparsa di Umberto Eco, mentre a maggio si celebreranno i duecento anni dalla prima edizione de «I Promessi Sposi» (la cosiddetta Ventisettana) esponendo stesure autografe, prime edizioni, traduzioni e serie illustrate, in collaborazione con Casa Manzoni.
A Palazzo Citterio, tutto il resto del cartellone: continua, sul grande ledwall della biglietteria all’ingresso, la serie di mostre in collaborazione con il Museo nazionale dell’Arte digitale (una sarà dedicata a Marina Abramovi). Al secondo piano del palazzo, dal 9 ottobre, inaugura la prima retrospettiva postuma su Carlo Maria Mariani (1931-2021), maestro finora trascurato della pittura iperrealistica.
Dal 30 ottobre, la mostra «I Maestri di Brera. Insegnare l’arte» omaggerà in Sala Stirling i docenti dell’Accademia, da Wildt, Carrà, Martini e Funi fino a Marini, Novelli, Fabro e Varisco.
Da gennaio il protagonista sarà invece il geniale Mario Schifano (1934-1998): una mostra diffusa» al secondo piano e in Sala Stirling curata da Marco Meneguzzo ricreerà il clima psichedelico ed eccessivo della Roma dei tardi anni Sessanta in cui l’artista si muoveva.
Infine, per chi ama il contemporaneo raffinato, da maggio la stessa Sala Stirling accoglierà la personale dell’artistar americano Sean Scully centrata sul profondo legame dell’artista con l’arte italiana.
