Quando ieri è morto Sam Neill e l’ho detto subito ai miei amici la risposta è stata la stessa di quando ho letto io la notizia prima di vedere il volto: “Chi?”. “Alan Grant”. “Nooooo”, destino di tutti gli attori che diventano popolari per il ruolo di un film leggendario, in questo caso Jurassic Park (come, per esempio, Christopher Lloyd resta per molti Emmet “Doc” Brown di Ritorno al Futuro, e sì, c’è sempre Spielberg di mezzo).
Che coincidenza: oggi, a New York, sarà battuto all’asta da Sotheby’s uno dei T-Rex più grandi e completi mai ritrovati (“Gus” è il suo nome), stima compresa tra 20 e 30 milioni. Muore il paleontologo più famoso del mondo e il giorno dopo un vero fossile del più famoso dinosauro del mondo viene trasformato in un oggetto da decine di milioni di dollari, e non è neppure questo il punto, perché c’è già un’offerta di 19 milioni di dollari in partenza, non si sa di chi sia. I paleontologi, gli Alan Grant reali, protestano, siccome negli Stati Uniti può finire tranquillamente nelle mani di un miliardario, e essere precluso agli scienziati (dipende da che miliardario è). Lo scheletro di Gus è lungo circa 11,6 metri, alto quasi 3,8 e conserva 183 elementi fossili (Sotheby’s lo definisce completo per circa il 61 per cento delle ossa, rappresenterebbero tra il 75 e l’80 per cento della massa scheletrica dell’animale). Gus visse circa 67 milioni di anni fa, nel Cretaceo superiore (già, non nel Giurassico, questa ve la dico alla fine), e fu scoperto nel South Dakota, nella formazione geologica di Hell Creek: le sue ossa conservano fratture guarite, segni di morsi e altre tracce della sua esistenza da re dei predatori preistorici: non è soltanto una grande scultura naturale da montare in un salone, costituisce un archivio biologico irripetibile, e da qui le proteste. Perché ho scritto da montare in un salone? Perché è proprio questo l’oggetto delle proteste. Pur non sapendo ancora chi sarà l’acquirente, negli Stati Uniti, come dicevo prima, fossili importanti rinvenuti legalmente su terreni privati possono essere comprati da chiunque e dopo può farne quello che vuole (d’altra parte succede anche in Europa con le opere d’arte, uno può comprarsi un Van Gogh e metterselo in sala, in un caveau in banca, o se, per paradosso, odia Van Gogh e è molto ricco pure bruciarlo nel camino).
Per carità, se il compratore sarà un privato, non è detto che il fossile sparisca dalla circolazione: negli ultimi anni molti fossili importanti di dinosauri sono stati acquistati da miliardari che li hanno concessi in prestito ai musei. Tipo lo stegosauro Apex, comprato nel 2024 dal finanziere Ken Griffin per 44,6 milioni di dollari e prestato all’American Museum of Natural History, o il celebre T. rex Stan, finito nelle collezioni del Dipartimento della Cultura e del Turismo di Abu Dhabi. Tuttavia dipende, appunto, dal miliardario e dalle sue buone intenzioni, i paleontologi non hanno tutti i torti (uno come Trump, tanto per nominare uno a caso, potrebbe anche comprarlo e usarne un osso per giocarci a golf).
Infine una curiosità che non tutti sanno e che si ricollega a Alan Grant e a Jurassic Park, film mitico tratto dall’omonimo romanzo mitico di Michael Crichton: il più famoso dei dinosauri, proprio il Tyrannosaurus rex, non visse nel Giurassico bensì nel
Cretaceo. Differenza non da poco, visto che il Giurassico era terminato da ben 78 milioni di anni (145 milioni di anni fa). Scelta comunque narrativamente saggia: ve lo immaginate come sarebbe suonato male Cretaceous Park?
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