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Arte e Storia

“La scommessa? Rendere MiArt ancora più speciale. Con un fuori-fiera”

Direttrice artistica per il triennio, Cloe Piccoli è già al lavoro per programmare la prossima edizione di aprile (dal 9 all’11)

«Sono cresciuta in una famiglia di artisti: mia madre Rosanna Bianchi Piccoli è stata ceramista, mio padre Bobo Piccoli artista. Frequentare mostre era parte della mia quotidianità e l’arte, quasi per osmosi, è diventata il mio mondo». È una calda mattinata e Cloe Piccoli, curatrice e docente di arte contemporanea all’Accademia di Brera, oltre che firma culturale di diverse testate, è al lavoro. Fiera Milano l’ha da poco nominata direttrice artistica per i prossimi tre anni di miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea e se anche la prossima edizione sarà ad aprile (dal 9 all’11) non c’è un giorno da perdere. «Sto mettendo a punto la squadra», dice.

La recente nomina è una bella sfida. Su quali direttrici si muoverà la sua direzione creativa?

«La soddisfazione è enorme. Punto a sviluppare miart come una piattaforma internazionale su cui Fiera Milano sta scommettendo molto: un luogo di dialogo tra impresa e mercato, con una vocazione globale ma anche con una grande attenzione al territorio, all’economia e alla cultura».

Come dovrebbe essere una fiera d’arte adatta alla nostra città?

«Un ecosistema permeabile alle trasformazioni, un luogo che osserva, accoglie e attiva tendenze. Stiamo lavorando sugli spazi e sui progetti “fuori fiera”. In autunno diremo di più sul nuovo corso di miart. La misura del successo? Si valuterà su più livelli: le vendite restano fondamentali, ma sarà centrale anche l’impatto culturale sulla città, un fattore che intendo rafforzare rispetto al passato».

Milano si conferma una piazza vivace per l’arte?

«Il mercato e le fiere si stanno trasformando ed è dunque necessario ripensare il tutto. Milano vive un momento interessante: attrae gallerie internazionali, conta molte realtà emergenti di rilievo e spazi no-profit autogestiti da artisti, sostenuti anche dalla forza delle Accademie e delle scuole di specializzazione. È una città estremamente costosa ed è difficile per i giovani trovare una collocazione ma questo accade in tutte le grandi metropoli del mondo».

Che consiglio darebbe a un giovane che volesse lavorare nel mondo dell’arte?

«Premetto che l’esperienza di insegnamento in Accademia è molto formativa e importante per me: i giovani creativi sono il sismografo più sensibile del nostro tempo. La loro ricerca educa costantemente il mio sguardo. A chi volesse abbracciare uno dei tanti mestieri del mondo dell’arte contemporanea direi di frequentare assiduamente quel mondo! E quindi tante visite alle gallerie, ai musei, alle fiere, ai centri indipendenti. Bisogna informarsi, leggere le riviste di settore e coltivare la propria curiosità».

Come vede Milano oggi e cosa chiederebbe al prossimo sindaco?

«Vorrei una città più verde, ripensata in chiave ecologica e sostenibile per chi la vive. Sul fronte culturale la programmazione mi pare ricca e trovo stimolante quel che sta succedendo al Museo del Novecento. Ho apprezzato la nuova installazione di Joseph Kosuth sulla facciata, perché è un’opera urbana che tutti possono vedere. Mi piace anche il nuovo allestimento della collezione permanente, voluto dal direttore Gianfranco Maraniello, e guardo con interesse al cantiere del Secondo Arengario».

C’è un luogo in città cui è particolarmente legata?

«Amo molto, alla fine delle lezioni, fermarmi nel cortile dell’Accademia di Brera: si respira un’energia speciale».

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