Il legame tra Tiziano e Milano è una storia tutt’altro che occasionale ed è bello ricostruirla ora, in occasione del 450° anniversario della morte del grande maestro della pittura veneto. La ripercorriamo a ritroso partendo dal Museo Poldi Pezzoli dove, fino al 25 gennaio, è allestita la mostra-gioiello «Un Tiziano per Milano» che ruota attorno alla Madonna con il Bambino e la Maddalena, capolavoro mai esposto al pubblico e da oggi in comodato a lungo termine da una collezione privata.
Di chi? Enrico Maria Dal Pozzolo, che con Lavinia Galli cura la mostra, non può svelarci il nome, ma sappiamo che il collezionista non è un milanese, che ha acquistato l’opera di recente (al Tefaf di Maastricht, la più importante fiera antiquaria al mondo) e che il ritrovamento sul mercato di questo dipinto scomparso dai radar degli storici dell’arte (ma il grande Federico Zeri lo aveva visto, e lo aveva riconosciuto come opera del maestro) si deve a un formidabile gallerista milanese, Carlo Orsi. Che il proprietario del Tiziano abbia scelto il Poldi Pezzoli quale «miglior casa» per il suo prezioso acquisto su suggerimento di Dal Pozzolo, proprio per la cura che il museo diretto da Alessandra Quarto mette nel conservare le opere - racconta molto di un certo mecenatismo, ancora capace di gesti generosi. Al termine della mostra, infatti, l’opera entrerà nel percorso di visita del museo, nella sala Visconti Venosta, dove si trovano altri pittori veneti.
Ma torniamo al quadro, perché le sorprese non sono finite: recenti radiografie sull’opera hanno dimostrato che sotto il volto della Maddalena si celava un uomo barbuto. Probabilmente il quadro non venne ritirato dal committente iniziale e, rimasto in studio, fu riadattato dal fido collaboratore di Tiziano, Girolamo Dente, per essere venduto. Sappiamo che si trova a Milano e nel 1746 fu acquistato dal grand tourist inglese Sir Thomas Saunders Sebright e da lì chissà tra quante mani è passato. Solo ora è in un certo senso «tornato a casa».
Il rapporto tra Tiziano, il pittore del Cadore, e la nostra città risale agli anni Trenta del Cinquecento, quando Milano è nell’orbita imperiale spagnola di Carlo V. Tiziano si fa presto apprezzare: tutti vogliono un suo ritratto, lui va e viene spesso in città. È in questo contesto che risale l’«Uomo in armatura», in prestito al Poldi dalla Pinacoteca Ambrosiana, e di quegli anni è anche la più celebre commissione pubblica milanese di Tiziano: la monumentale «Incoronazione di spine» destinata a Santa Maria delle Grazie, considerata per secoli una meraviglia pari al Cenacolo (a causa delle spoliazioni napoleoniche, è al Louvre). In mostra è rievocata da una copia conservata all’Ospedale Maggiore, restaurata per l’occasione. Esposta anche una Madonna con il Bambino, in prestito dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia: era del nobile Guido Mazenta, a testimonianza della fortuna di Tiziano nel collezionismo milanese.
