L’aeroporto di Milano Malpensa “dialoga” con i passeggeri di tutto il mondo in transito nello scalo gestito da Sea, attraverso l’arte e la cultura proponendo mostre ed eventi in location del Terminal 1 che ormai sono diventate iconiche come quella “0” Zero Point realizzata dall’artista turca Deniz Sağdı aperta da ieri al primo settembre, o come quella, davvero straordinaria, dedicata a Gabriele Maria Pagnini, allestita nello spazio PhotoSquare. Omaggio al maestro del ritratto maestro e autore di alcune delle immagini più iconiche della scena culturale internazionale che si è chiusa ieri con il finissage dell’esposizione di oltre cento ritratti di grandi protagonisti della cultura, dell’arte, della musica, del cinema e dello spettacolo: Federico Fellini, Andy Warhol, Italo Calvino, Wim Wenders, Roberto Benigni, Dario Fo, David Hockney, Riccardo Muti, Allen Ginsberg, Catherine Deneuve, Luciano Pavarotti, Isabella Rossellini, Jeanne Moreau, solo per citarne alcuni.
Molte delle opere esposte sono state pubblicate sulle più prestigiose riviste internazionali, tra cui Vogue (Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito), L’Uomo Vogue, Harper’s Bazaar e Ritz Newspaper, il celebre periodico diretto da David Bailey, figura iconica della fotografia britannica. Le immagini restituiscono un panorama unico della ritrattistica editoriale del secondo Novecento, raccontando un’epoca attraverso i volti dei suoi protagonisti. Con una formazione da reporter e l’anima di un pittore, Gabriele Maria Pagnini ha sviluppato nel corso della sua carriera un linguaggio visivo personale e riconoscibile, capace di coniugare la lezione della pittura rinascimentale con suggestioni moderne che richiamano l’opera di Degas. Le sue fotografie, prevalentemente in bianco e nero scandagliano l’anima delle persone rivelandone emozioni, fragilità e intensità. Un “corpo a corpo” con la macchina fotografica che permette di cogliere la verità nascosta dietro il personaggio pubblico. Come scrisse Federico Zeri, le sue sono “foto di rara sostenutezza formale e ancor più rara penetrazione psicologica… ritratti d’eccezione, in cui colpisce l’assoluta mancanza di surrogati letterari o esornativi”.
Gabriele Maria Pagnini si è avvicinato alla fotografia nel 1966 mentre frequentava l’università ad Ancona. Nel 1970 ha cominciato a lavorare al Messaggero per le pagine di Ascoli Piceno, il luogo in cui è vissuto prima di trasferirsi a Roma, la città dove è nato nel 1946. Ha iniziato così a collaborare con le pagine culturali di importanti quotidiani e con riviste come Epoca, Panorama, L’Espresso, Oggi, L’Europeo. La sua passione per il ritratto l’ha spinto nei primi anni Settanta a trasferirsi a Milano, la capitale italiana dell’editoria, dove ha avviato un’intensa e continua collaborazione con testate come Vogue e L’Uomo Vogue, per le quali ha realizzato circa duemila ritratti, Nel 1990 si è trasferito a New York dove ha lavorato col Gruppo Rizzoli, in particolare per Amica, e con Vanity Fair USA.
Molte delle sue foto fanno parte della collezione della Galleria Civica di Modena e dell’ Archivio Fotografico Italiano che ha come missione la valorizzazione e la diffusione della fotografia, con un focus particolare sulla tutela, la raccolta e la conservazione di opere fotografiche, la progettazione di ricerche e di campagne fotografiche per arricchire il patrimonio visivo, storico e contemporaneo. La sua collezione abbraccia una vasta gamma di soggetti, tra cui il reportage, il giornalismo, la fotografia geografica e territoriale, l'architettura, il ritratto, il lavoro e l'arte, mettendo in relazione il passato con il presente.
Oltre alla collana editoriale, che ha superato i 50 volumi, l'Afi si è affermato a livello internazionale rappresentando la fotografia italiana in Europa e in altri Paesi, e organizzando importanti eventi come il Festival Fotografico Europeo, la rassegna Archivi Svelati, la rassegna Fotografia e Industria e partecipando a fiere d'arte di rilevanza europea.