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Arte e Storia

La giovane arte italiana è un “ensemble” intimo (e vivo)

Alla fondazione The Bank di Bassano sono esposte le opere dei nostri pittori under 40: uno sguardo collettivo e vero sulla fragilità

Dorotea Tocco Mi rivelo con la notte

A Bassano del Grappa, candidata Capitale Italiana della Cultura per il 2029, c’è una delle librerie più belle d’Italia (Palazzo Roberti), c’è uno dei ponti più pittoreschi d’Italia (il ponte degli Alpini), e dal 2023 c’è anche una delle fondazioni italiane più interessanti e lodevoli, tra quelle che sostengono la nostra arte contemporanea. Si chiama The Bank ed è nata dalla collezione di Antonio Menon, che ha avuto come punto di partenza una stagione di eccezionale vitalità della nostra scena artistica, la pittura a cavallo tra gli anni 90 e gli anni zero, passata alla storia come Nuova Figurazione Italiana, quella, per intenderci, di Federico Lombardo, Andrea Chiesi, Federico Guida, Andrea Di Marco, Giovanni Frangi e molti altri.

La collezione prima, e la fondazione dopo, non hanno però smesso di aggiornarsi con l’arrivo, negli anni più recenti, delle opere di una nuova generazione di artisti figurativi, giovani e giovanissimi. Sta succedendo qualcosa nella pittura italiana: chiamatela onda, chiamatela esplosione, ma non chiamatela movimento, perché è qualcosa di vivo, fresco e spumeggiante ma fatto di individualità più che di un’appartenenza a uno stile, un’idea, un nodo comune, se non quello della corrispondenza anagrafica. È su questo “qualcosa che sta succedendo” che ha acceso i riflettori la mostra Ensemble 2026 (aperta fino al 30 settembre, salvo pausa agostana), intesa come prima di una serie di messe a fuoco biennali sulla pittura italiana, curate per Fondazione The Bank da Cesare Biasini Selvaggi.

The Bank: una sede espositiva all’interno di un’ex filiale della Banca Commerciale Italiana a Bassano, rimasta chiusa per un decennio e poi recuperata in un’ottica di valorizzazione archeologico-industriale. Tra una cassaforte a parete, un ingresso-capsula di sicurezza, e le vetrine blindate, Ensemble espone le opere di 103 pittori italiani o formati in Italia, nati dopo il 1986. Sono artisti che vengono da tutte le nostre regioni, anche se uno spazio di approfondimento (il piano superiore, con una trentina di opere) è dedicato alla pittura veneta, tra le più vivaci e significative dentro questa superfetazione di nuovi artisti figurativi, e già di recente celebrata con More than this, la fondamentale collettiva dedicata all’Atelier F dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, curata nella Pinacoteca di Bologna da Daniele Capra all’inizio di quest’anno, e patrocinata da un’altra importante istituzione privata veneta, la Fondazione Coppola. Ensemble e More Than This sono state precedute due anni fa da Pittura Italiana Oggi, altra grande collettiva, questa volta istituzionale – era al Palazzo della Triennale di Milano – a segno che sia il fronte museale che quello collezionistico sono ben consci di quanto sta succedendo. Ma per tornare a Bassano del Grappa, come dipingono gli under 40 italiani? Bene e con vivacità espressiva, perché il colore e il talento sono il dato che visitando la mostra colpisce per primo e con maggiore forza visiva. Ci sono artisti che lasciano il segno grazie a un linguaggio già così evoluto da renderli inconfondibili: il mondo a parte fiabesco e folclorico di Rachele Frison, gli interni punk e demoniaci delle case di Dorotea Tocco, le contaminazioni di corpi e volti nella luce dei maestri fiamminghi di Chiara Calore, la tradizione manierista italiana rivisitata nei corpi in tensione di Lorenzo Tonda, le scene corali e teatrali di Sergio La Barbera, le figure fragili simbolicamente solarizzate di Davide Serpetti, i paesaggi fluidi e visionari di Alice Faloretti, i dettagli di corpi femminili lievi come aria di Adelisa Selimbašic, solo per citarne una manciata. Mancano abbastanza a sorpresa nomi di trentenni con una carriera già di alto livello, come Emilio Gola, Aronne Pleuteri, Roberto De Pinto, Iva Lulashi, e se è vero che in una collettiva non si può avere tutto, una critica si può invece muovere a qualche decisione curatoriale, che, soprattutto per l’area veneta, in alcuni casi non ha scelto le opere migliori degli artisti selezionati. Ma Ensemble è una mostra importante, riuscita, e, aspetto non secondario, anche piacevole da vedere. Non solo: Ensemble è una mostra capace di incidere sulla sensibilità dello spettatore, capace cioè di farlo uscire con quell’indefinibile slittamento dell’anima – lo straniamento – che solo la vera arte riesce a provocare. Non è il messaggio, non è l’impegno, non è la denuncia: nei quadri di Ensemble non ci sono, o dove ci sono restano sottintesi, sottili, mai urlati. Lo straniamento viene dall’intimità esposta, dalla fragilità, dal tono malinconicamente confessionale che emana da molte tele. Il dato più ricorrente, quello che caratterizza buona parte di questa nuova ondata di giovane pittura, è dunque un ripiegamento sull’interiorità, gli affetti, le amicizie, dentro una rete di conforto e sostegno. In assenza di una visione collettiva, sembrano dirci queste opere, se il mondo lo si deve proprio guardare, allora che lo sguardo sia solo il nostro o quello protettivo dei nostri cari.

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