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Arte e Storia

Mario Visintini, il primo (e ultimo) asso dei biplani

Un saggio ripercorre la vicenda di questo pilota

Mario Visintini

Un uomo per cui il volo era precisione e picchiata, una corsa sempre in bilico sulla sottile lama del rischio. Un talento naturale, destinato a diventare un’icona per il Regime fascista, un Regime sempre pronto a giostrare l’arma della propaganda ma molto meno pronto a fornire aerei adeguati ai propri assi dell’aria. E infatti Mario Visintini, con i suoi 16 apparecchi abbattuti volò sempre sui biplani, prima i Fiat C.R 32 durante la Guerra di Spagna e poi i C.R. 42 Falco durante la Seconda Guerra mondiale. Biplani agili, adatti alle manovre acrobatiche, ma ormai troppo lenti via via che i caccia monoplani diventavano sempre più potenti e gli stessi bombardieri sempre più veloci. Un cavaliere dell’aria tutto coraggio e determinazioni calato in una battaglia dove la sconfitta era garantita, non per la diversa qualità degli uomini in campo, semmai perché una parte era dotata di un numero di mezzi e di apparecchi in grado di soverchiare l’altra. Insomma abbastanza perché si possa considerare Visintini un personaggio epico e da studiare, anche una volta scrostata la doratura postuma appiccicata su di lui da un fascismo in grave imbarazzo. Però in Italia, anche per la sua partecipazione alla guerra di Spagna, si è preferito far calare il velo dell’oblio. Ripara ora un volume pubblicato per i tipi di Mursia a firma di Stefano Lazzaro e Ludovico Slongo: Mario Visintini. Il primo asso della Regia Aeronautica nella Seconda guerra mondiale (pagg. 198, euro 17). Un volume, anche con un bel apparato fotografico, che nella ricostruzione della vicenda di questo pilota si è dovuto scontrare con la perdita di una buona parte della documentazione d’epoca, ma che valorizza al meglio tutto quello che è rimasto, compreso i rapporti di prima mano di Visintini.

Visintini un asso per forza, un asso per volontà. Classe 1913, nato in un’Istria che si è appena scoperta redenta e italiana, appena ottenuta la maturità scientifica, tenta di entrare All’Accademia Aeronautica. Lo scartano per temperamento, troppo emotivo. Sarà quell’emotività che fece di lui un grande pilota d’istinto, un metodico col gusto del rischio, sino all’estremo, quando il rischio gli sfuggì di mano... Ma Visintini «biondo, occhi verdi, longilineo, un metro e 75 d’altezza, con poco più di sessanta chili di peso, visus perfetto» (così la sua scheda medica del tempo) non si arrende, prova la via del pilota di complemento. Viene preso e dopo appena 80 ore di volo viene inviato alla 91esima squadriglia Francesco Baracca. Lì inizia una battaglia tutta personale per riuscire a passare al servizio permanente. Siamo nel 1936 e il modo migliore per riuscirci è farsi inviare in Spagna, nella guerra civile a cui l’Italia partecipava con un corpo volontario i cui membri erano inseriti con nomi di copertura nel Tercio Extraniero. Vola nel XVI Gruppo Cucaracha, il simbolo del gruppo sarebbe un grillo, ma gli spagnoli vanno dritti verso lo scarafaggio. Sono combattimenti accaniti, dall’altra parte ci sono piloti russi che schierano anche un monoplano; il Polikarpov I-16 è un aereo difficile da pilotare, ma potente, manovriero. Visentini con il suo biplano C.R. 32 ne abbatte uno. Ma non sono scontri facili: il 5 settembre 1938 Visintini rientra alla base con l’aereo «fortemente colpito in diverse parti, specialmente nella carlinga, sul fianco sinistro del posto di pilotaggio». L’avventura spagnola finisce poco dopo ed entra in servizio permanente. E qui spunta il Visintini pilota di pace. Non piace a chi lo affianca sui bimotori, rischia troppo, ha incidenti, morde il freno.

Tutto torna a cambiare con lo scoppio delle ostilità. Visintini è stato mandato in Africa Orientale dove si combatterà una battaglia disperata. È la sua. Il 14 giugno 1940, quattro giorni dopo l’entrata dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, Visintini ottenne la sua prima vittoria: attaccò un paio di Vicker Wellesley del 14 Squadron, decollati da Porto Sudan e diretti a bombardare Massaua, e abbatté quello pilotato dal Pilot Officer Reginald Patrick Blenner Plunkett, che restò ucciso nello schianto del suo aereo nel Mar Rosso: la prima delle sedici vittime del pilota istriano in Africa orientale. Negli attacchi sugli aeroporti nemici si rivela davvero micidiale. Gli inglesi però iniziano a schierare i caccia Hurricane decisamente troppo veloci per i C.R. 42 italiani equivalenti invece ai britannici Gloster Gladietor. Visintini riuscì comunque a demolirne uno che atterrò, inservibile, per miracolo. Il giorno dopo precipitò in una giornata di nebbia e maltempo nel tentativo di recuperare due piloti costretti ad un atterraggio di emergenza dopo uno scontro con un Hurricane. Alla mattina gli avevano chiesto una relazione per il conferimento della sua medaglia d’oro al valor militare aveva risposto: «C’è tempo. Ora ho molto da fare».

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