Un legame che viene da lontano e un riconoscimento al valore di un festival capace di portare storie, cultura e pubblico nel cuore dei piccoli borghi. Alla vigilia della diciassettesima edizione del Festival delle Storie, in programma dal 23 al 29 agosto nella Valle di Comino, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inviato un messaggio alla rassegna, che sarà letto domenica sera durante l’apertura a San Donato Val di Comino.
“Questo Festival anche per me, in un certo senso, è un pezzo di storia: l’ho visto nascere, ci ho creduto sin dall’inizio e mi ha ospitata in una sera d’agosto di tanti anni fa”, ricorda Meloni, sottolineando il rapporto personale con una manifestazione che negli anni ha scelto di accendere i riflettori lontano dai grandi circuiti.
Nella sua lettera, la Presidente del Consiglio definisce il Festival un modo per raccontare “uno dei tasselli della bellezza più autentica della nostra Nazione”: quella custodita nei territori meno conosciuti, nei borghi, nelle piazze e nei luoghi che incarnano “l’anima profonda dell’Italia”.
Un passaggio significativo è dedicato proprio alla Ciociaria, descritta come “terra di Papi e condottieri, di Santi e artisti, di letterati e poeti”. Una terra “superba e orgogliosa”, secondo Meloni, che non sempre viene raccontata per ciò che realmente è e che merita invece di essere conosciuta, vissuta e valorizzata. Da qui il richiamo all’attenzione del Governo per i piccoli Comuni, i borghi a vocazione turistica e le aree interne: territori che custodiscono tradizioni e identità e che, scrive la Presidente, possiedono un potenziale che deve essere liberato.
Il messaggio entra poi nel cuore dell’edizione 2026, costruita attorno alla figura di San Francesco d’Assisi e al Cantico delle Creature. A ottocento anni dalla morte del Santo, il Festival trasforma il testo francescano in un viaggio attraverso sette borghi della Valle di Comino, ciascuno legato a una delle creature celebrate nel Cantico.
“Un viaggio che passa da luoghi diversi, ma che in qualche modo ci porta anche dentro di noi”, scrive Meloni. Un invito a fermarsi, ascoltare e osservare ciò che ci circonda con maggiore attenzione, perché “troppo spesso non ci accorgiamo della meraviglia che abitiamo”.
Ed è proprio questa immagine a incontrare il senso profondo scelto dagli organizzatori per l’edizione di quest’anno. “Questa edizione nasce da un uomo che loda il sole quando ormai è cieco. Francesco scrive il Cantico a San Damiano, malato, e la luce può soltanto ricordarla”, spiega Vittorio Macioce, direttore artistico del Festival. “Sentirsi dire che un festival serve a restituire occhi e orecchie, in un anno costruito su quell’immagine, è il riconoscimento più preciso che potessimo ricevere”.
Per Rachele Brancatisano, presidente del Festival delle Storie, il messaggio arrivato da Palazzo Chigi racconta anche la forza di un progetto nato dal basso: “Abbiamo cominciato in sette con qualche sedia in una piazza. Che diciassette anni dopo arrivi una lettera da Palazzo Chigi dice qualcosa non tanto di noi, quanto dei territori come questo: che se ci si crede abbastanza a lungo, anche da una valle interna si riesce a parlare al Paese”.
Dal 23 al 29 agosto, il Festival attraverserà ogni giorno un luogo diverso: il Sole a San Donato Val di Comino, l’Acqua a Gallinaro, il Vento a Settefrati, la Madre Terra a Vicalvi e Casalvieri, la Luna e le Stelle a Picinisco, il Fuoco ad Alvito e Sorella Morte ad Atina. Tra gli ospiti figurano Oscar Farinetti, Evelina Christillin, Giovanni Orsina, Domitilla Dardi, Alberto Luca Recchi, Catena Fiorello, Antonello Pasini, Ivan Zazzaroni e Davide Rondoni.
La formula resta quella che accompagna la manifestazione fin dalle origini: nessun requisito per salire sul palco se non avere una buona storia da raccontare. Tutti gli incontri sono a ingresso libero.
