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Arte e Storia

Il messaggio di Giorgia Meloni al Festival delle Storie

La Presidente del Consiglio scrive alla rassegna della Valle di Comino, che apre domenica 23 agosto: “Troppo spesso non ci accorgiamo della meraviglia che abitiamo”. La lettera sarà letta al pubblico nella serata inaugurale a San Donato Val di Comino

C'è ancora un luogo dove raccontare storie
Festival delle Storie

La Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, ha inviato un messaggio al Festival delle Storie, in programma dal 23 al 29 agosto in sette borghi della Valle di Comino. Impossibilitata a partecipare alla giornata inaugurale, la Presidente ha voluto far pervenire il proprio saluto agli organizzatori e al pubblico. Il testo integrale è allegato al presente comunicato e sarà letto domenica 23 agosto a San Donato Val di Comino.

Nella lettera la Presidente ricorda di essere stata in passato ospite della rassegna e individua nella formula itinerante la ragione del suo successo: accendere i riflettori su territori che hanno molto da dire ma sono meno conosciuti di altri, cambiare borgo ogni giorno, costruire un programma che ogni sera svela qualcosa di nuovo. Un merito particolare, scrive, è quello di portare alla scoperta della Ciociaria più vera, “una terra superba e orgogliosa, non sempre raccontata per quello che è realmente”.

Ampio spazio è dedicato al tema dell’edizione 2026, il Cantico delle Creature, definito il testo poetico più antico della letteratura italiana, quello che ha tracciato la strada percorsa poi da Dante, Petrarca e Boccaccio. Il festival, osserva la Presidente, raggiungerà sette borghi, ciascuno dedicato a una delle creature lodate da Francesco: un viaggio che attraversa luoghi diversi e allo stesso tempo porta dentro di noi, offrendo l’occasione di fermarsi un attimo e guardare con più attenzione quello che si ha intorno. Perché “troppo spesso non ci accorgiamo della meraviglia che abitiamo”, ed è prezioso che qualcuno ce lo ricordi, restituendoci per qualche ora nuovi occhi e il desiderio di diventare a nostra volta cantori di bellezza.

Vittorio Macioce, direttore artistico del festival: “Questa edizione nasce da un uomo che loda il sole quando ormai è cieco. Francesco scrive il Cantico a San Damiano, malato, e la luce può soltanto ricordarla. Sentirsi dire che un festival serve a restituire nuovi occhi, in un anno costruito su quell’immagine, è il riconoscimento più preciso che potessimo ricevere”.

Rachele Brancatisano, presidente del Festival delle Storie: “Abbiamo cominciato con qualche sedia in una piazza. Che oggi arrivi una lettera da Palazzo Chigi dice qualcosa non tanto di noi, quanto dei territori come questo: che se ci si crede abbastanza a lungo, anche da una valle interna si riesce a parlare al Paese”.

Il Festival delle Storie 2026

Nato nel 2009, il Festival delle Storie è la rassegna itinerante di narrazione della Valle di Comino, tra Montecassino e il Parco Nazionale d’Abruzzo. Dal 23 al 29 agosto attraversa sette borghi, uno al giorno, ciascuno dedicato a una creatura del Cantico: il Sole a San Donato Val di Comino, l’Acqua a Gallinaro, il Vento a Settefrati, la Madre Terra a Vicalvi e Casalvieri, la Luna e le Stelle a Picinisco, il Fuoco ad Alvito, Sorella Morte ad Atina. Tra gli ospiti Oscar Farinetti, Evelina Christillin, Giovanni Orsina, Domitilla Dardi, Alberto Luca Recchi, Catena Fiorello, Antonello Pasini, Ivan Zazzaroni e Davide Rondoni. L’unica condizione per salire sul palco, da diciassette anni, è avere una buona storia. L’ingresso a tutti gli incontri è libero.

Il messaggio integrale del Presidente del Consiglio

Carissimi, mi dispiace molto non poter esser con voi nella splendida Val di Comino per la giornata inaugurale della diciassettesima edizione del Festival delle Storie, ma ci tenevo a farvi arrivare il mio saluto e il mio contributo. Anche quest’anno, il Festival delle Storie torna a raccontare uno dei tasselli della bellezza più autentica della nostra Nazione. Quella bellezza che se ne sta un po’ in disparte, fuori dai circuiti di massa o più rinomati, ma che incarna l’anima profonda dell’Italia. E lo fa in un modo semplice ma efficace: attirando le persone tra antichi borghi e castelli, riempiendo vie e piazze che in pochi percorrono, raccontando storie che lasciano un segno. Storie che vale la pena condividere, perché parlano di una precisa idea della vita, del senso di comunità, del rapporto con il territorio, dell’amore per la natura, dello sguardo per il sacro. In passato sono stata ospite del Festival e, da allora, sono convinta che il suo successo dipenda proprio dalla formula scelta: accendere i riflettori su territori che hanno tanto da dire ma che sono meno conosciuti di altri; scommettere su un evento itinerante che ogni giorno cambia borgo; costruire un palinsesto che ogni sera svela qualcosa di nuovo. Come uno scorcio senza tempo, una perla naturalistica, un castello millenario, un’eccellenza enogastronomica o uno scrigno di fede e spiritualità. Tesori di cui la Ciociaria è ricchissima. Terra di Papi e condottieri, di Santi e artisti, di letterati e poeti. Di uomini e donne che, nel corso del tempo, hanno saputo portare il nome di questa terra nel mondo. Una terra superba e orgogliosa, non sempre raccontata per quello che è realmente ma che merita di essere vissuta, conosciuta, valorizzata. Anche per questo il Festival ha un merito particolare, perché ci porta alla scoperta della Ciociaria più vera. È proprio partendo da questi territori che il Governo ha scelto di dedicare un’attenzione particolare ai borghi, ai piccoli Comuni a vocazione turistica, alle aree interne. Luoghi del cuore e dell’anima, che conservano le nostre tradizioni, proteggono la nostra identità, offrono servizi di grande qualità e custodiscono un potenziale che è nostro compito liberare. Il Festival delle Storie racconta esperienze che spesso, proprio nella loro semplicità, riescono a dire qualcosa a tutti noi. E quest’anno, a ottocento anni dalla nascita al cielo di San Francesco, questa rassegna non poteva che essere dedicata al Poverello d’Assisi, “il più amabile, il più poetico e il più italiano de’ nostri santi”, come lo ha definito Vincenzo Gioberti. Un uomo che ha lasciato tutto per trovare tutto; un Santo che ha insegnato al mondo la gioiosa semplicità dell’amore; un italiano che ha forgiato l’identità di un intero popolo.

Ad indicare la rotta del Festival è il Cantico delle Creature, il testo poetico più antico della letteratura italiana, il componimento che ha tracciato la strada che ha guidato Dante, Petrarca, Boccaccio e ha reso grande e conosciuta in tutto il mondo la nostra lingua. Un’opera che tutt’oggi conserva la sua unicità e sprigiona la sua immensa potenza culturale. Il Festival raggiungerà sette borghi della Val di Comino, ognuno dei quali ospiterà un evento dedicato a una delle creature che Francesco ha lodato. Un viaggio che passa da luoghi diversi, ma che in qualche modo ci porta anche dentro di noi. Ci mette davanti a volti, immaginari e sogni. E ci offre l’occasione di fermarci un attimo, di ascoltare e di guardare con più attenzione quello che abbiamo intorno. Troppo spesso, infatti, non ci accorgiamo della meraviglia che abitiamo. Ed è prezioso che ci sia qualcuno che ce lo ricordi e che ci dia, anche solo per qualche ora, nuovi occhi per apprezzare pienamente quello che ci circonda. Perché è da questa consapevolezza che può nascere il desiderio di diventare noi stessi cantori di bellezza, per prenderci cura dei nostri luoghi e sentirci pienamente parte di una comunità. Che è fatta di tanti tasselli, ma che non può prescindere dalla ricchezza di quei territori che da sempre custodiscono e tramandano la nostra identità più vera. Buon Festival a tutti!

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