Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 13:39
Arte e Storia

“Mi sono lanciato ad el-Alamein durante il viaggio del Giornale”

Tra i protagonisti del viaggio del Giornale a El Alamein, il racconto di Pietro Orizio che si è lanciato sul deserto egiziano per rendere omaggio ai soldati caduti nelle battaglie del 1942. Un’esperienza tra adrenalina, emozione e memoria

viaggio/Frontline Academy del giornale a Sarajevo

Durante il volo, a bordo del C-130 regnava un silenzio surreale. La mia concentrazione era ai massimi livelli, ripetendo mentalmente tutte quelle procedure che di lì a poco avrei dovuto eseguire al meglio. Allo stesso tempo mi guardavo attorno, quasi a voler imprimere nella memoria ogni dettaglio di quel momento irripetibile. Qualcuno scattava o chiedeva una fotografia, altri intonavano il grido di guerra “Parà! Folgore!!! Parà! Folgore!!!” o, più semplicemente, chiacchierava col vicino.

Al mio fianco Colin, veterano dell’Esercito britannico con cui cercavo di incastrare le gambe nel poco spazio a disposizione essendo entrambi molto ingombranti e Stefano, paracadutista della mia città con cui scambiavo qualche smorfia o battuta che si perdeva nel fragore dei motori dell’Hercules. Sul fondo Dante, veterano al quarto lancio su El-Alamein la cui sola presenza era in grado di infondere sicurezza.

L’arrivo del fatidico momento è stato scandito da uno dei membri dell’equipaggio con l’apertura e chiusura dei pugni: “20 minuti al lancio”, poi “10 minuti al lancio”, “6 minuti al lancio” e ancora “1 minuto al lancio”, finchè è stato aperto il primo portellone, opposto al mio. Tutta la fila del primo passaggio si è alzata, con la leonessa Laura - di tempra e di brescianità (Brescia Leonessa d’Italia!) - come prima alla porta.

All’ordine “luce verde” tutti sono usciti così rapidamente, ordinatamente e senza soluzione di continuità da sembrare i proiettili del nastro di una mitragliatrice. Finito il primo passaggio, toccava ora al mio. Man mano che mi avvicinavo rapidamente alla porta l’aria aumentava, così come il rumore e la luce lasciandomi leggermente disorientato. Il campo visivo, però, si allargava su di un panorama mozzafiato: il maestoso deserto egiziano.

Un salto nella storia: il video di Pietro Orizio sulle terre di El Alamein (Pietro Orizio)

Consegnata la fune di vincolo al jumpmaster, mi sono lanciato nel vuoto contraendo tutti i muscoli. La sensazione di caduta e smarrimento è durata poco perché sono stato immediatamente investito dal flusso in uscita delle turboeliche dell’aereo che mi hanno spinto lontano. L’apertura del paracadute, poi, si è manifestata con il caratteristico strappo, tanto forte quanto rincuorante per chiunque si lanci. Tutto il trambusto delle ore e degli attimi precedenti, lasciava magicamente spazio alla calma e silenzio più assoluti: ormai, si sentiva solo il sibilo del vento.

Guardandomi attorno, sono rimasto affascinato dal mare di sabbia sotto di me, ma soprattutto dalla lunga fila di calotte verdi degli altri paracadutisti che si aprivano pian piano, formando un serpentone che volteggiava nel cielo azzurro e limpido di El-Alamein. Nel frattempo, si avvicinava sempre più velocemente il terreno. Ho assunto la posizione di atterraggio con piedi uniti, gambe leggermente flesse e l’ho “aggredito”.

Purtroppo sono finito a terra senza riuscire a completare correttamente la capovolta a causa di una forte ed improvvisa folata di vento. E così mi sono lanciato ad el-Alamein, vivendo un’esperienza unica e rendendo omaggio a chi vi si è sacrificato nelle battaglie del 1942.

Commenti