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Arte e Storia

Mudec, il viaggio antropologico mostra il mondo da Milano

La collezione permanente conta centinaia tra opere, reperti e manufatti

Mostra Come la città ha tessuto rapporti con il resto del mondo

Nel distretto milanese della creatività e del design, lungo via Tortona, sorge un museo particolare: è il Mudec Museo delle Culture, uno spazio nato dal recupero dei vecchi capannoni dell’ex fabbrica Ansaldo. Progettato (all’inizio con qualche turbolenza legata alla pavimentazione) dall’archistar britannico David Chipperfield, il museo meriterebbe una visita anche per la sua sola struttura. All’interno ci si ritrova immersi nell’«agorà», piazza centrale coperta dalle forme sinuose, organiche e fluttuanti, caratterizzata da alte pareti in vetro opalescente che diffondono una luce lattiginosa e surreale. È da questo cuore luminoso che si diramano i 1.500 metri quadrati destinati alle collezioni permanenti e le sale delle grandi mostre temporanee. Il vero pilastro concettuale del museo è dato dalla sua collezione permanente, «Milano globale. Il mondo visto da qui». L’ingresso, gratuito per scelta del Comune, introduce il pubblico a un viaggio antropologico e artistico composto da centinaia di opere, reperti e manufatti selezionati tra gli oltre 9mila oggetti delle raccolte etnografiche cittadine. Il percorso non segue una semplice divisione geografica, ma sceglie una lente unica: racconta come Milano, nei secoli, abbia costruito il proprio rapporto con il resto del mondo. Il racconto inizia dal Cinquecento e dal Seicento, con le straordinarie curiosità della celebre Wunderkammer (la camera delle meraviglie) del canonico milanese Manfredo Settala, in cui convivono reperti naturali ed esotici. Si attraversa poi l’Ottocento con i diari e gli oggetti raccolti dagli esploratori lombardi, per poi addentrarsi nelle sale più intense e controverse dedicate al periodo coloniale. Qui, lance, scudi e bracciali-moneta aprono una riflessione critica sui meccanismi di conquista e di evangelizzazione. Il percorso si snoda verso l’Asia, mostrando come sete, porcellane e armature abbiano influenzato la moda e l’industria tessile della Lombardia tra il XIX e il XX secolo. Nelle ultime sale si affronta il secondo Dopoguerra e i fenomeni delle migrazioni e della multiculturalità, mostrando le recenti metamorfosi di Milano. Fino ad oggi il Mudec è stato gestito, in seguito a una convenzione con Palazzo Marino, dal gruppo Sole 24 Ore Cultura: l’accordo terminerà a marzo e non sarà rinnovato. Per questo, è stato da poco aperto un bando per presentare le offerte per una gestione «pubblico-privata» che traghetterà il museo diretto da Marina Pugliese verso il futuro.

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