Se siete stremati dall’estate perché come me odiate l’estate, oppure se l’amate e siete tristi perché oggi vi finiscono le ferie, oppure se vi state semplicemente annoiando e non sapete cosa fare e volete sentirvi partecipi di un premio che non sia il solito premio inutile come il Premio Strega, il David di Donatello e perfino gli Oscar che ormai danno da anni a prescindere da quanto valga davvero il film, oggi è l’ultimo giorno di un’iniziativa del Guardian molto divertente: il Premio all’Invertebrato dell’anno. Può votare chiunque, non dovete essere abbonati al Guardian, e vi dico chi sono i candidati, ben dieci (peccato che nessun invertebrato verrà a sapere di aver vinto il premio).
Anzitutto la medusa immortale, Turritopsis dohrnii, famosa perché in determinate condizioni può invertire il proprio ciclo vitale e tornare da adulta a uno stadio giovanile, invece di procedere semplicemente verso la morte (quello che vorremmo tutti, solo che bisogna essere una medusa senza cervello per poterlo fare). Va da sé che “immortale” non significa Highlander, può essere mangiata, ammalarsi, morire per altre cause, comunque sia possiede una capacità di ringiovanimento biologico che magari avessimo almeno in pasticca o flebo.
Vado avanti: la leaf sheep, Costasiella kuroshimae, è una minuscola lumaca marina dall’aspetto quasi vegetale che si nutre di alghe e riesce a conservare nei propri tessuti parte dei loro cloroplasti (le strutture cellulari che permettono la fotosintesi) e il fenomeno si chiama kleptoplastia: in pratica ruba alle alghe pezzi della loro macchina fotosintetica e continua a utilizzarli.
Il limulo, o horseshoe crab, animale antichissimo, più vicino evolutivamente a ragni e scorpioni che ai veri granchi, è celebre per il sangue blu, dovuto all’emocianina (contiene rame invece del ferro dell’emoglobina). Tra l’altro dal suo sangue è stato ricavato per decenni un test fondamentale per individuare contaminazioni batteriche nei farmaci e nei dispositivi medici.
C’è poi il bootlace worm, Lineus longissimus, verme marino sottilissimo che può raggiungere lunghezze eccezionali, con segnalazioni storiche di esemplari superiori ai trenta metri. Ve lo immaginate trovarvi un verme di trenta metri in acqua? E produce un muco tossico che contiene sostanze utilizzate per immobilizzare o scoraggiare altri organismi. State tranquilli, non ve lo trovate nei mari italiani, vive nelle acque del Nord Europa e dell’Atlantico nordorientale.
Spicca, nella decina in lizza, e spicca nel vero senso della parola, il calamaro volante. Appartiene a specie capaci di proiettarsi fuori dall’acqua e percorrere tratti in aria sfruttando la propulsione a getto, un gruppo di circa cento esemplari è stato perfino fotografato mentre planava in formazione per una trentina di metri. Chissà se qualche pescatore se li è mai trovati sulla barca senza neppure pescarli (se fosse così meriterebbe un Darwin Award delle specie marine).
Tra gli altri candidati figurano anche una cicala australiana, una libellula migratrice, un gigantesco insetto stecco di Lord Howe, il bombo della Patagonia e un comune porcellino di terra (secondo me l’hanno messo per essere più inclusivi). Insomma, fate la vostra scelta.
A me nel frattempo è venuta anche l’idea di istituire un Premio per i migliori invertebrati umani, sarebbe bellissimo, forse però sarebbero troppi.
