Scriveva Manganelli nei suoi Improvvisi per macchina da scrivere: «La mia sensazione più profonda è che il Ferragosto sia la festa del Nulla: e a questa convinzione io mi adeguo». Il nostro Ferragosto in fondo è così, una pausa quasi obbligata, persino per i quotidiani che si fermano poco, in mezzo all’estate, quando davvero il caldo è troppo, quando non ce la si fa più.
All’origine però della festa, almeno del suo nome latino, c’è qualcosa di diverso. Allora torniamo indietro alle Feriae Augusti, una festa istituita più o meno nel 18 dopo Cristo. Anzi torniamo ancora più indietro. Siamo all’inizio di Sestile dell’anno 30 avanti Cristo. Le forze di Ottaviano conquistano Alessandria d’Egitto, Marco Antonio si suicida. Cleopatra lo seguirà poco dopo. È l’ultima estate di sangue, l’ultima delle guerre civili. Il mese di sestile smetterà di essere sestile e diventerà Agosto (con decreto del senato dell’8 a.C), il mese di Ottaviano Augusto. Ben prima, la data del primo del mese divenne festiva nel calendario romano sempre per decisione del senato. E l’anno seguente alla vittoria, dal 13 al 15 agosto del 29 a.C., Ottaviano celebrò a Roma tre trionfi consecutivi: il primo per le campagne nell’Illirico, il secondo per la vittoria di Azio e il terzo per la conquista dell’Egitto. Festeggiamenti giganteschi e continui, qualcosa di simile alla fine della Seconda guerra mondiale. Per Roma e tutti i territori controllati dalla Repubblica, che si accingeva a diventare impero tra scroscianti applausi che seppellivano una troppo sanguinosa libertà, era la fine di un incubo di morte, di guerre civili continue, di senatori che finivano con le mani e la testa tagliata esposta sui rostri del foro romano, come Cicerone per ordine di Marco Antonio.
Augusto, con geniale mossa di marketing, si vendette come l’uomo della pace - Ottaviano scelse Marco, figlio di Cicerone, come collega per il consolato, e proprio Marco comminò le pene postume ad Antonio, facendone abbattere le statue - e per ricordarlo niente di meglio della festa perpetua ogni anno per ricordare la grande vittoria, le Feriae Augusti appunto.
Come la festa è transitata dal primo del mese al 15 di agosto? Questo è più difficile da dire. A Roma si celebravano un gran numero di feste che coincidevano con pause nei lavori agricoli durante il mese di agosto. Tra cui una festa della dea Diana che cadeva il 13. Ma forse la celebrazione più importante era quella dei Consualia, dedicati al dio Conso, un dio della terra e dei raccolti molto antico, poi identificato con Nettuno. In questo caso i festeggiamenti erano caratterizzati da corse di cavalli e asini. Le fonti sono molto incerte però sullo spostamento della data della festa. L’unica certezza è la sovrapposizione di una festività cristiana, ovvero la festa dell’Assunta che ricorda l’assunzione in Cielo di Maria. Una tradizione che inizia a prendere corpo nel cristianesimo a partire dal IV secolo e poi divenuta dogma soltanto nel 1950, con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus di Papa Pio XII.
Ma Ferragosto era già diventato da secoli festa collettiva con rituali capaci di mischiare tradizioni antichissime con il culto cristiano. Basti pensare ad esempio a quanto sono imponenti i festeggiamenti a Messina con la processione per la città della così detta «Vara». Si tratta di una struttura trionfale di forma piramidale, che alle origini probabilmente veniva portata a spalla e che poi col tempo aumentando in peso e in sfarzo è stata spostata su un carro ruotato e poi su una struttura a pattini (al giorno d’oggi con aggiunta di cingoli). Altre località hanno mantenuto una serie di gare equestri che possono ricordare quelle in onore del dio Conso. Se ne è parlato in relazione al Palio di Siena di metà agosto anche se non ci sono prove inoppugnabili di un rapporto così diretto. Insomma, è anche un gran teatro. Del resto Augusto ci morì anche d’agosto, poco dopo Ferragosto, era il 19 del mese nell’anno 14. Secondo Svetonio le sue ultime parole furono: «La commedia è finita. Applaudite!». E ad applauso finito cosa è rimasto? Forse soltanto un giorno sospeso, d’attesa, quella che coglieva Manganelli nella frase che abbiamo citato all’inizio. E quella che ha colto in maniera più prosaica Il sorpasso di Dino Risi che inizia con un bel «Nella Roma deserta di un ferragosto qualunque...». Magari questo.
