Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 06:17
Arte e Storia

Pittura, mostre, quadri e colori così parlò Pablo Picasso

Una raccolta di aforismi, pensieri e battute folgoranti del grande pittore spagnolo rivela un nuovo modo di guardare la sua opera

I migliori capolavori della vita?Creati negli ultimi anni di vita
Pablo Picasso morto in Francia nel 1973

A volte i grandi pittori non basta guardarli, bisogna ascoltarli. Potrebbero rivelare qualcosa di inedito sulla loro opera. È quello che fa la raccolta di aforismi e pensieri di Pablo Picasso, Vietato parlare al conducente! (Abscondita, pagg.144, ill., euro 20) curata, con uno straordinario lavoro di studio e recupero delle fonti più diverse, da Sandro Montalto. Attraverso una scelta di citazioni tratte dagli scritti di Picasso, dalle interviste ufficiali rilasciate, dalle pubblicazioni e dai diari dei suoi amici e collaboratori stretsono validi in quanto tali. Il futuro sceglierà ciò che preferirà» *** «La prima opera del Doganiere che ebbi occasione di acquistare mi ha catturato in modo ossessivo. Cammina ti (Zervos, Parmelin, Sabartés, Kahnweiler, Gilot ecc.), l’«antologia» racconta un artista che durante l’intera vita ha riflettuto, teorizzato e progettato sull’opera propria e altrui. Il libro si chiude con un lungo saggio di Sandro Montalto che inquadra la figura di Picasso accennando ad aspetti fondamentali sempre partendo dal suo rapporto con la parola scritta e parlata. Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo qui un «pungo» tra le centinaia di aforismi e pensieri che compongono il volume.

«Quand’ero bambino potevo dipingere come Raffaello, ma mi ci è voluta una vita per dipingere come loro» (visitando nel 1946 una mostra sul disegno infantile)

***

«Copiare non è possibile, anche applicandosi. Vuoi copiare una corrida, un Velázquez o una fotografia: guardi bene, osservi con attenzione e finalmente ne sei posseduto; ma c’è sempre qualcosa che resiste e ti sfugge. E ciò che resiste sei tu».

......***.

«Dato che la pittura possiede una bellezza sua propria, si può creare una bellezza astratta purché resti pittorica»

......***

«Quando ero piccolo mia madre mi diceva: «Se farai il soldato, sarai generale; se farai il monaco, sarai Papa». Ho voluto fare il pittore, e sono diventato Picasso»

......***

«Cos’è l’arte? Se lo sapessi mi guarderei bene dal rivelarlo»

......***

«Un bel quadro in mezzo a brutti quadri diventa un brutto quadro; un brutto quadro in mezzo a bei quadri finisce col diventare bello»

......***

«Una mostra è come un quadro, che la si organizzi bene o male fa lo stesso. Ciò che conta è la coerenza delle idee. E quando questa coerenza esiste, come accade anche nei ménage meno assortiti, tutto finisce col sistemarsi»

....***

«Quante volte, al momento di mettere un blu, mi sono accorto che non ne avevo. Allora ho preso un rosso e l’ho messo al posto del blu. Vanità delle cose dello spirito!»

....***

«Dipingo come altri scrivono le proprie autobiografie. I quadri, finiti o meno,

sono le pagine del mio diario, e sono validi in quanto tali. Il futuro sceglierà ciò che preferirà»

....***

«La prima opera del Doganiere che ebbi occasione di acquistare mi ha catturato in modo ossessivo. Camminavo in rue des Martyrs, un rigattiere aveva ammucchiato delle tele davanti al suo negozio. Spuntava una testa, una figura di donna dallo sguardo duro, penetrante, alla francese, decisa e nitida. La tela era immensa. Chiesi il prezzo e mi risposero: « Cento soldi, ci potete ancora dipingere sopra»

....***

«Il guaio dell’arte moderna è che non c’è una potente Accademia contro cui valga la pena di lottare»

....***

«Non dipingo mai per fare un’opera d’arte. Le mie sono tutte ricerche. Cerco incessantemente, e in questo cercare c’è una sequenza logica»

....***

«Posso fieramente affermare di non aver mai guardato un quadro come fosse un oggetto semplicemente destinato al piacere e al divertimento»

....***

«Il successo è importantissimo! Si dice che un artista lavori per sé stesso, per amore dell’arte, e che dovrebbe disprezzare il successo. È una follia. Un artista ha bisogno di essere riconosciuto dagli altri, non soltanto per poter vivere ma soprattutto per realizzare il proprio lavoro»

....***

«In fondo c’è solo l’amore. Qualunque esso sia. E si dovrebbero cavare gli occhi ai pittori come si fa con i cardellini, perché cantino meglio»

....***

«Un quadro finito è un quadro morto».

....***

«Non ho voluto dipingere dei simboli. Ho dipinto semplicemente delle immagini

che mi si paravano davanti: ci pensino gli altri a trovare un significato nascosto. Per me un quadro parla da sé: perché aggiungere delle spiegazioni a posteriori?»

....***

«È mai possibile sapere da dove viene un influsso? È possibile sapere che cosa può diventare stimolo per un’opera nuova? Certo le donne, ma anche un animale, talvolta un oggetto, spesso una sciocchezza. Non certo un quadro, piuttosto una macchia che si trovava lì, per sbaglio o per caso»

....***

«Non accarezzo mai un cane se non con la mano sinistra, così se mi morde mi rimane sempre la destra per dipingere»

....***

«Bisogna essere pittori, mai critici d’arte. Il critico dà al pittore solo dei cattivi consigli. Per questo ho rinunciato al tentativo di giudicarmi. Ovviamente quando si dipinge bisogna utilizzare, insieme alla propria ispirazione, tutte le deduzioni a cui si può giungere coscientemente. Ma fra l’utilizzo di un pensiero cosciente, quasi dialettico, e il possesso di un pensiero razionale corre una differenza enorme. E proprio perché sono un antirazionale ho deciso che non ho alcun motivo per giudicare il mio lavoro. Quello che ora conta per me è vivere e lasciare la traccia dei miei passi»

....***

«Quando ho cominciato a scrivere poesie ho voluto crearmi una tavolozza di parole, come se avessi a che fare con i colori. Tutte queste parole le ho pesate, filtrate e valutate. Non do molta importanza alle espressioni spontanee dell’inconscio e sarebbe stupido pensare di poterle provocare a piacimento»

Commenti