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Rapporto Invalsi 2026, Valditara: “Recuperati 520 mila ragazzi”. Cala la dispersione scolastica, cresce il Sud ma la matematica resta il punto debole

Dal recupero degli studenti che avevano abbandonato la scuola ai segnali di crescita del Mezzogiorno: il Rapporto Invalsi 2026 fotografa un sistema scolastico in evoluzione. Restano però le difficoltà nella matematica, soprattutto tra gli alunni della primaria

Rapporto Invalsi 2026, Valditara: “Recuperati 520 mila ragazzi”. Cala la dispersione scolastica, cresce il Sud ma la matematica resta il punto debole

La scuola italiana compie un deciso passo avanti nella lotta contro la dispersione scolastica e, allo stesso tempo, mostra segnali incoraggianti sul fronte degli apprendimenti, soprattutto nelle aree del Mezzogiorno. È il quadro che emerge dal Rapporto Invalsi 2026, presentato oggi, che fotografa un sistema scolastico capace di raggiungere in anticipo gli obiettivi fissati dall'Unione Europea sull'abbandono degli studi, pur dovendo ancora affrontare alcune criticità, in particolare nelle competenze matematiche dei più piccoli. Nel corso della presentazione, il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che ha sottolineato i risultati ottenuti negli ultimi anni sul contrasto all'abbandono scolastico. “Dal 2022 a oggi abbiamo recuperato 520 mila ragazzi che non andavano più a scuola”, ha dichiarato il ministro, ricordando che il tasso di dispersione, fermo all'8,2% nel 2025, secondo le stime potrebbe scendere al 7,3% nel 2026. Un risultato che, se confermato, collocherebbe l'Italia tra i Paesi europei più virtuosi, superando anche realtà come Germania, Finlandia, Danimarca, Estonia e Paesi Bassi. Per Valditara significa aver restituito un futuro a centinaia di migliaia di giovani, sottraendoli al rischio dell'emarginazione sociale, del lavoro nero e, nei casi più gravi, della criminalità.

L'Italia supera gli obiettivi europei

Il dato più significativo contenuto nel Rapporto riguarda proprio la diminuzione della dispersione scolastica esplicita, cioè degli studenti che interrompono il proprio percorso di istruzione e formazione prima del tempo. Dopo il calo registrato nel 2025, pari all'8,2%, le stime Invalsi indicano un'ulteriore riduzione fino al 7,3% nel 2026, consentendo all'Italia di superare con diversi anni di anticipo il traguardo del 9% fissato dall'Unione Europea per il 2030. Ma non è soltanto il numero di studenti che abbandonano la scuola a diminuire. Migliora anche la cosiddetta dispersione implicita, ossia quella situazione in cui un ragazzo conclude il percorso di studi senza aver acquisito le competenze fondamentali. Nell'arco di un anno questa percentuale passa dall'8,7% al 6,3%, mentre cresce il numero degli studenti che raggiungono livelli di preparazione elevati. Un'evoluzione che, secondo il rapporto, testimonia un miglioramento non soltanto nella permanenza a scuola, ma anche nella qualità complessiva degli apprendimenti.

Il Mezzogiorno riduce le distanze

Tra gli aspetti più rilevanti dell'edizione 2026 delle prove Invalsi c'è il progressivo recupero delle regioni del Sud, che negli ultimi anni hanno ridotto parte del divario con il resto del Paese. Le prove hanno coinvolto oltre 2,4 milioni di studenti con percentuali di partecipazione vicine alla totalità, offrendo così una fotografia estremamente affidabile del sistema scolastico nazionale. I miglioramenti risultano particolarmente evidenti nell'ultimo anno delle scuole superiori. In Italiano aumenta la quota di studenti che raggiunge il livello previsto, passando dal 52% al 54%, con incrementi particolarmente marcati proprio nel Mezzogiorno, dove il dato cresce dal 44% al 47%. Anche la Matematica mostra segnali positivi nelle classi terminali delle scuole superiori: a livello nazionale gli studenti che raggiungono il livello obiettivo salgono dal 49% al 52%, mentre il Sud e le Isole fanno registrare gli avanzamenti più consistenti, tornando ad avvicinarsi ai livelli registrati prima della pandemia. Progressi si osservano anche nelle seconde superiori, soprattutto nelle regioni meridionali, segnale che il recupero non riguarda soltanto gli studenti prossimi al diploma ma interessa progressivamente l'intero percorso scolastico. Il quadro complessivo restituisce quindi un Paese che, pur mantenendo differenze territoriali, sta lentamente riducendo gli squilibri storici tra Nord e Sud.

Inglese e competenze digitali confermano una crescita costante

Se italiano e matematica continuano a richiedere attenzione, il Rapporto evidenzia risultati molto positivi sul fronte delle competenze linguistiche e digitali, considerate ormai fondamentali per affrontare il mondo universitario e quello del lavoro. Nella scuola primaria prosegue il miglioramento nell'apprendimento dell'inglese, in quinta elementare circa il 91% degli alunni raggiunge il livello A1 nella prova di Reading, mentre l'85% consegue l'obiettivo nel Listening. Anche alle superiori i risultati confermano una crescita costante rispetto agli anni precedenti: il 63% degli studenti dell'ultimo anno raggiunge il livello B2/B1+ nella comprensione scritta e quasi la metà ottiene il livello richiesto anche nella comprensione orale. Segnali incoraggianti arrivano inoltre dalla prima rilevazione nazionale dedicata alle competenze digitali. Nelle seconde superiori oltre otto studenti su dieci raggiungono almeno un livello intermedio, mentre nell'ultimo anno delle scuole superiori aumenta sensibilmente la quota di chi consegue livelli avanzati nelle diverse aree del framework europeo DigComp. L'unico ambito che continua a richiedere maggiore attenzione riguarda la sicurezza informatica, che rimane l'aspetto su cui gli studenti mostrano ancora margini di miglioramento.

La matematica frena ancora alle elementari

Nonostante i miglioramenti registrati nelle scuole superiori, la matematica continua a rappresentare la principale criticità nella scuola primaria. È tra i più piccoli che emergono le difficoltà maggiori, con poco più del 60% degli alunni che raggiunge almeno il livello minimo previsto e una flessione di circa tre punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione. È qui che emergono le maggiori difficoltà, con poco più del 60% degli alunni che raggiunge almeno il livello minimo previsto e una flessione di circa tre punti percentuali rispetto alle rilevazioni precedenti. Il confronto con il periodo precedente alla pandemia conferma come gli apprendimenti non abbiano ancora recuperato completamente il terreno perduto. Anche in Italiano, nelle scuole elementari, la percentuale degli studenti che raggiunge almeno il livello base resta inferiore rispetto al 2019. Gli effetti dell'emergenza sanitaria continuano inoltre a riflettersi sugli studenti che hanno frequentato i primi anni di scuola durante il Covid e che oggi, arrivati alle medie, mostrano ancora qualche difficoltà negli apprendimenti. Durante la presentazione del Rapporto, il presidente dell'Invalsi Roberto Ricci ha osservato che, a sei anni dalla pandemia, i risultati sembrano essersi stabilizzati su livelli inferiori rispetto al periodo precedente al Covid. Una situazione che, ha spiegato, non riguarda soltanto l'Italia ma accomuna numerosi Paesi europei. Per questo motivo ha sottolineato la necessità di continuare a investire nella scuola e, in particolare, di rafforzare l'insegnamento della matematica fin dai primi anni del percorso scolastico, sfruttando anche le opportunità offerte dalle nuove Indicazioni nazionali. Nel complesso, il Rapporto Invalsi 2026 consegna dunque l'immagine di una scuola che sta riuscendo a coinvolgere un numero sempre maggiore di studenti e a ridurre gli abbandoni, senza però perdere di vista la qualità degli apprendimenti.

La sfida dei prossimi anni sarà consolidare i progressi raggiunti, colmare le difficoltà ancora presenti nelle discipline di base e trasformare la maggiore inclusione in un miglioramento stabile dei risultati per tutti gli studenti.

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