Dopo una lunga assenza, Vittorio Sgarbi è riapparso anche sul palco davanti al pubblico, e lo ha fatto in occasione delle celebrazioni per i 150 anni del Corriere della Sera “nella sua amata Ferrara”, come ha sottolineato, introducendolo, Aldo Cazzullo.
Il noto critico d’arte si è quindi presentato al Teatro Comunale dal 2013 intitolato a Claudio Abbado, ricevendo l’abbraccio dei suoi concittadini, che lo hanno accolto con un emozionante applauso. Ad accoglierlo anche il locale assessore alla Cultura Marco Guinelli: “Per me Vittorio non si è mai allontanato, ha sempre trasmesso il virtuosismo nel suo modo d’essere, gli dobbiamo tantissimo”, ha dichiarato l’esponente di centrodestra, “grazie anche ad Alan Fabbri, il sindaco, che non poteva rifiutare questa proposta promuovendo l’evento. L’affluenza di questo pomeriggio è la risposta che Ferrara dà alla celebrazione del Corriere della Sera”.
Tanti i temi toccati durante la chiacchierata con Aldo Cazzullo: dalla sua amata arte fino alla politica, l’ex sottosegretario alla Cultura non si è sottratto alle domande del suo interlocutore, dicendosi “felice ed emozionato” per l’invito ricevuto. Parlare di una delle opere d’arte da lui più amate, “L’“Urlo” di Munch, diventa occasione per creare un parallelo con l’analisi del complesso e multiforme animo umano. “Ognuno di noi ha un urlo con cui manifesta il suo rapporto difficile col mondo”, spiega Sgarbi a Cazzullo, “il quadro di Munch è emblema di una condizione umana che non è solo quella estrema dell’angoscia, ma quella quotidiana del dubbio, dei tradimenti”. Un quadro, quello dell’artista norvegese, a cui si sente ancora più legato dopo il periodo di grande sofferenza vissuto di recente: “parla della solitudine, l’idea dell’uomo che deve fare i conti con la sua condizione umana”.
La morte, invece, non è un argomento che tormenta l’animo del critico d’arte: “No, non mi fa paura, perché quando c’è la morte non ci siamo noi e quando ci siamo noi non c’è la morte”, replica a specifica domanda, spiegando anche ciò che pensa di trovare nell’aldilà una volta che la sua esperienza terrena si sarà conclusa. “Me lo immagino monocromo, con pochi colori, prevalentemente verde, come il ferro, in cui non c’è via d’uscita”, spiega ancora Sgarbi, mentre il Paradiso “è bianco, senza colori, perché siamo noi i colori del paradiso”.
Per quanto concerne invece la polemica che di recente ha infiammato il dibattito sulla Biennale di Venezia, l’ex Sottosegretario non ha dubbi: la partecipazione della Russia non doveva essere messa in discussione: “Vedere contemporaneamente la Russia e l'Ucraina non può che essere utile,non c'è un danno rispetto all’arte, o rispetto alla democrazia, alla libertà per la capacità di ogni Paese di avere la sua autonomia”, precisa il critico d’arte ferrarese, “perché l'arte sfugge a questo controllo e si affida alle capacità interpretative dei singoli artisti, i quali individualmente affrontano la storia, individualmente la rappresentano attraverso le loro immagini. Quindi la forza individuale supera quella di una regime che contiene le espressioni individuali dei singoli artisti”.
Una piccola parte dell’intervista riguarda anche la politica, e Sgarbi ammette di aver votato Sì al referendum e di essere uscito sconfitto. Alle Politiche sceglierebbe il centrodestra, ma nel caso in cui dovesse esprimere il proprio consenso per le primarie del campo largo, non avrebbe alcun dubbio: “Sceglierei la Salis”.
Nel centrodestra, invece, dietro la Meloni non ci sono al momento esponenti in grado di caricarsi sulle spalle il peso della coalizione: “Forse non si è ancora presentato. Ma le alternative si possono presentare”, conclude l’ex sottosegretario.