Oh, finalmente è arrivato! Lo aspettavamo con ansia, come ogni anno. Ed eccolo qui: il report di "Reporters sans frontières" sulla libertà di stampa nel mondo, con l'Italia che retrocede dal 49° al 56° posto. E insomma, dai. Come stupirsene? Tutto coerente con la gestione di questo governo a traino fascista...
Non abbiamo fatto a tempo a guardare, giusto per un confronto, com'è messa la Spagna - dove l'altro giorno un giornalista ha rivolto delle domande alla moglie del presidente Pedro Sánchez sui suoi presunti crimini ed è stato aggredito da un'accompagnatrice della first lady... - però stavamo riflettendo su alcune piccole cose da cui partire per provare a risalire la china.
Esempi. Evitare, come abbiamo visto fare l'altro giorno su La7 a Tagadà, che la conduttrice (Tiziana Panella) intervisti il marito (Vittorio Emanuele Parsi) per l'uscita del suo libro. Oppure, che il conduttore (Fabio Fazio) intervisti una politica (Silvia Salis) che ha il suo stesso agente. O che l'Unione europea destini 132 milioni di euro per ottenere buona stampa dai media italiani, come l'Ansa, il Sole 24 Ore, il gruppo Gedi, Domani... O riequilibrare il dato dell'Iref, secondo cui i giornalisti italiani, in tutto il mondo, sono quelli più schierati a sinistra.
O evitare che la punta di diamante del nostro giornalismo d'inchiesta - Sigfrido Ranucci
. racconti in tv un fatto usando, in una frase, sei verbi al condizionale, e concludendo che però "Stiamo vevificando". Cosa che a volte ci fa pensare che in Italia non c'è poca libertà di stampa. Ce n'è troppa.