A Milano, quando la temperatura sale, cambia anche la grammatica del gusto. Meno praline, più freddo. Non è una resa, piuttosto un adattamento. Per Charlotte Dusart è una transizione quasi inevitabile: dal cioccolato in forma solida a quello che si scioglie prima ancora di arrivare al palato, passando per il territorio – sempre più battuto – del gelato artigianale.
Dopo un primo test lo scorso anno, la chocolatier belga, attiva in Italia dal 2019, rilancia e amplia la proposta estiva della sua boutique milanese in via Eustachi 47 (fermata metro Lima). L’idea non è inseguire la gelateria classica, né tantomeno stravolgerla. Piuttosto, adattarla a un linguaggio già definito: quello delle sue praline. “Volevo un gelato che fosse lo specchio del mio brand”, spiega Dusart. Tradotto: stessa precisione sugli equilibri, stessa centralità del cacao, ma in versione refrigerata.
Il risultato è una linea che prova a tenere insieme tecnica e identità. Il percorso passa anche dalla formazione – Italia e Svizzera, con specialisti del settore – e si concretizza in una doppia anima: gelati a base acqua, pensati per valorizzare il cacao e aprire a opzioni vegane, e gelati a base latte, dove entrano in gioco frutta secca e cremosità più rotonde.
La proposta si articola in tre formati principali, più un quarto che è quasi un manifesto. Le coppette – cinque gusti – giocano su abbinamenti non banali ma leggibili: cioccolato al latte ed Earl Grey con albicocca, fondente Madagascar 71% con grué e fleur de sel (vegano), arachidi e caramello al burro salato, fino a un Extra Noir 100% senza compromessi e a una variante esotica tra mango, passion fruit e cocco.
Gli stecchi seguono la stessa logica, ma aggiungono struttura: cuore, copertura, texture. Qui il registro è più goloso, quasi didascalico, tra pistacchio, nocciola, lampone e cioccolato in diverse intensità. Anche in questo caso, non manca la componente vegana, segno di una linea che intercetta una domanda ormai stabile.
Poi ci sono i biscotti gelato, sviluppati con la pasticceria belga Folà. Due varianti, fondente e nocciola, che funzionano come prodotto di confine tra pasticceria e gelateria, con una costruzione più “da merenda” che da degustazione.
Il cuore del progetto, però, resta nei bonbon gelato. Qui Dusart torna nel suo territorio naturale: la pralina. Solo che al posto del ripieno classico c’è il gelato, racchiuso in una camicia di cioccolato. Nove gusti, dimensione contenuta, colori diversi per orientarsi. Si mangiano per strada o si portano a casa in busta termica. In alternativa, si usano come dessert da invito, soluzione che prova a scardinare la solita bottiglia di vino.
Dal punto di vista dei prezzi, la proposta resta allineata a una fascia medio-alta ma accessibile: meno di cinque euro per coppette e biscotti, poco sotto per gli stecchi, diciotto euro per la scatola di bonbon. Nulla di rivoluzionario, ma coerente con il posizionamento.
In una città come Milano, dove il gelato artigianale ha ormai saturato ogni quartiere, la differenza passa dai
dettagli e dalla riconoscibilità. Dusart sceglie di non mimetizzarsi: porta il suo mondo nel freddo, senza snaturarlo. Non è poco, soprattutto in una stagione in cui molti cambiano pelle. Qui, al massimo, cambia la temperatura.