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“Come Falcone, Moro o Regeni”. Ranucci fa il martire, ma è bufera: “Accostamento improprio e difficile da sostenere”

Da giorni il conduttore si paragona a personalità come Borsellino o Piersanti Mattarella. Insorge l’Osservatorio Nazionale Anni di Piombo per la Verità Storica: “Loro furono uccisi per il loro impegno”

Le ultime esternazioni di Sigfrido Ranucci sono state caratterizzate da un’escalation di vittimismo e di paragoni inappropriati. Dal post in cui si paragonava a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Aldo Moro e Piersanti Mattarella, a quello in cui sostiene che la Rai voglia fargli fare la fine di Giulio Regeni, passando per l’iperbole sulla cena con Totò Riina, l’ex conduttore di Report ha superato un confine labile e le critiche sono inevitabili.

“Ranucci continua a paragonare la propria vicenda a quella di vittime come Falcone, Borsellino, Moro e, ora, Giulio Regeni. Un accostamento che appare improprio e difficile da sostenere. Quelle persone furono uccise per il loro impegno e non ebbero certo la possibilità di frequentare socialmente o comunicare attraverso canali ritenuti sicuri con chi veniva indicato come possibile mandante o figura coinvolta nella minaccia, come nel caso delle conversazioni su Signal riportate tra Ranucci e Lavitola”, ha dichiarato Potito Perruggini Ciotta, nipote del Brigadiere Giuseppe Ciotta, vittima di Prima Linea e presidente dell’Osservatorio Nazionale Anni di Piombo per la Verità Storica.

“Se ritiene di non poter chiarire fino in fondo queste circostanze, abbia almeno la dignità di rinunciare immediatamente al rafforzamento della scorta, che grava sulle risorse dei cittadini italiani”, ha concluso Ciotta. Nel frattempo l’ex conduttore di Report continua a tener fede alla sua agenda, giustamente, e questa sera riceverà un premio per il suo lavoro. Ma questa è stata l’ennesima occasione per lui per alzare la polemica: “Il paradosso. Nonostante non sia più, per la Rai, il conduttore di ‘Report’, oggi ricevo il 48esimo Premio Nazionale Garitta, quale migliore conduttore televisivo, grazie a un sondaggio nazionale su un campione di 3000 soggetti, fatto in queste settimane”. Tuttavia, il senatore di Forza italia, Maurizio Gasparri, membro della Commissione di vigilanza Rai, è di tutt’altro avviso: “Quella su Ranucci era una decisione inevitabile, viste le fanfaluche che ha diffuso per anni e il discredito che ha gettato su se stesso e su Report per le pessime frequentazioni che ha avuto”.

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