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Attualità

“Aumentano i medici che si trasferiscono all’estero”

Lecchi: “Dimissioni cresciute del 150%”. La via del privato per visite ed esami. Gli esperti: “Ancora molte differenze tra le Regioni, occorrono interventi più coordinati”

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«Secondo la Fondazione Gimbe, nel 2024 quasi 5,8 milioni di italiani avrebbero rinunciato a visite o esami: un dato che impone di interrogarsi sulla capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire il diritto alla cura». Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo, richiama così il tema dell’accessibilità sanitaria al Cnpr forum Cure sanitarie ad ostacoli tra liste d’attesa e carenza di medici’, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili.

Il confronto mette in relazione la tenuta del servizio pubblico con i bilanci familiari. Quando una prestazione non è disponibile in tempi rapidi, il ricorso al privato comporta una spesa aggiuntiva che può ridurre le risorse destinate ad altre necessità. Per chi dispone di redditi contenuti, l’alternativa rischia di essere il rinvio della cura, con conseguenze anche sulla capacità di lavorare.

«Ad aggravare il quadro contribuiscono la migrazione all’estero del personale sanitario e l’aumento delle dimissioni dei medici ospedalieri, cresciute del 150% nel 2025, con pesanti ricadute sulle liste d’attesa», osserva Lecchi. Nella sua analisi, la disponibilità di professionisti è decisiva per trasformare le risorse stanziate in servizi.

«Le differenze regionali e la carenza di personale frenano inoltre l’attuazione di misure come la piattaforma nazionale, il blocco dell’intramoenia e il potenziamento delle prenotazioni. Servono interventi decisi e coordinati per migliorare l’accesso alle cure e ridurre le disparità territoriali».

Le conclusioni del dibattito, moderato da Anna Maria Belforte, sono affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. «Quasi il 10% della popolazione ha dichiarato di aver rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici pur avendone bisogno: un indicatore critico della crisi strutturale del Servizio sanitario nazionale», sottolinea Longoni.

«Non dobbiamo dimenticare il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione e il principio di universalità su cui si fonda il Ssn. Le lunghe liste d’attesa e le agende di prenotazione chiuse sono tra i principali ostacoli all’accesso alle cure: attese di mesi spingono i cittadini a rinunciare o a rivolgersi al privato».

La questione economica riguarda anche l’efficacia della spesa sanitaria: sostenere il sistema deve significare garantire prestazioni accessibili, ma anche personale e organizzazione adeguati, contenendo al contempo il peso dei costi finali che ricadono sulle famiglie.