La scomparsa di don Antonio Mazzi, morto oggi all’età di 96 anni, segna la fine di una delle figure più importanti dell’impegno sociale italiano. Sacerdote, educatore e giornalista, ha dedicato oltre quarant’anni della sua vita al recupero delle persone segnate dalle dipendenze e dal disagio sociale, diventando il fondatore e il volto della Fondazione Exodus, una delle realtà più conosciute del Paese nel sostegno ai giovani e alle famiglie più fragili.
Dalle periferie di Milano alla nascita di Exodus
La storia di Exodus affonda le sue radici nei primi anni Ottanta, quando don Mazzi, allora responsabile dell’Opera Don Calabria a Milano, decide di affrontare in prima persona il fenomeno della tossicodipendenza. In quegli anni il Parco Lambro era uno dei simboli dell’emergenza droga e proprio lì il sacerdote comprende che il problema non può essere affrontato soltanto dal punto di vista sanitario. Da quell’esperienza nasce l’idea di costruire un percorso capace di restituire dignità, responsabilità e una prospettiva di futuro alle persone. Nel 1984 prende così vita il Progetto Exodus, destinato negli anni successivi a trasformarsi in una delle più importanti esperienze educative italiane.
La Carovana e le prime comunità
Uno dei momenti più significativi arriva nel 1985 con la nascita della Carovana Exodus, un lungo viaggio che coinvolge giovani provenienti anche dall’area della devianza e della tossicodipendenza. L’iniziativa diventa il simbolo della filosofia di don Mazzi, il cambiamento passa attraverso la fatica condivisa, il confronto con gli altri e la scoperta delle proprie capacità. L’anno successivo aprono le prime comunità residenziali e il progetto continua a crescere fino al 1996, quando viene costituita ufficialmente la Fondazione Exodus, l’ente che ancora oggi coordina le attività e i servizi presenti sul territorio nazionale.
Un metodo basato sull’educazione, non solo sulla cura
Don Mazzi ha sempre sostenuto che la dipendenza fosse il sintomo di un disagio più profondo. Per questo il suo metodo non si è mai limitato all’assistenza terapeutica, ma ha puntato soprattutto sull’educazione e sulla responsabilizzazione della persona. Il percorso di recupero si sviluppa attraverso il lavoro quotidiano, la vita di gruppo, lo sport, la musica, il teatro, il volontariato e le attività all’aria aperta. L’obiettivo è aiutare ciascuno a recuperare fiducia in se stesso, autonomia e senso di responsabilità, favorendo la ricostruzione di relazioni sane e di un nuovo progetto di vita.
Un impegno che è andato oltre le dipendenze
Con il passare degli anni la missione della Fondazione si è progressivamente ampliata. Exodus non si occupa soltanto di tossicodipendenza, ma interviene anche nei casi di alcolismo, dipendenze comportamentali, disagio adolescenziale, dispersione scolastica e difficoltà familiari. Accanto alle strutture residenziali sono nati centri di ascolto, progetti educativi nelle scuole, percorsi dedicati ai minori, attività di formazione e iniziative per favorire il reinserimento sociale e lavorativo delle persone accolte, con l’obiettivo di intervenire sul disagio prima che diventi emarginazione.
Dalla prima comunità a una rete nazionale
Nel corso di oltre quarant’anni la Fondazione Exodus è cresciuta fino a diventare una rete presente in numerose regioni italiane, con comunità, centri educativi e progetti rivolti ai giovani e alle loro famiglie. La sede storica resta la Cascina Molino Torrette, all’interno del Parco Lambro di Milano, luogo strettamente legato alla nascita dell’intero progetto e ancora oggi simbolo dell’opera di don Mazzi. Oltre alle attività sul territorio, la Fondazione promuove percorsi di prevenzione, iniziative di sensibilizzazione e collaborazioni con scuole, enti locali e istituzioni, continuando a operare nel solco tracciato dal suo fondatore.
L’eredità di don Antonio Mazzi
Più che una semplice comunità di recupero, Exodus rappresenta il modello educativo che don Antonio Mazzi ha costruito nel corso della sua vita. Il sacerdote ha sempre ribadito che il compito di un educatore fosse quello di “arrivare prima”, intercettando il disagio quando è ancora possibile trasformarlo in una nuova opportunità. È questa l’eredità che lascia oggi la Fondazione, un’esperienza educativa che continua a promuovere responsabilità, autonomia e inclusione sociale, mantenendo vivo il pensiero di don Mazzi e il suo impegno nei confronti delle persone più fragili. Questo approccio ha reso Exodus un punto di riferimento nel panorama del volontariato e dell’assistenza sociale italiana.
