Il direttore Tommaso Cerno è stato ospite della Leopolda, quest’anno dedicata a Itaca, per avere un confronto con Ivan Scalfarotto sui temi legati ai diritti. “La sinistra ha vinto il 900, è partita in vantaggio e ha fatto cose straordinarie per i diritti. Matteo Renzi, qui lo ringrazio per avere fatto le unioni civili che mi hanno consentito di sposare mio marito, essendo il primo premier e probabilmente l’ultimo, che ha messo la fiducia sui diritti”, ha esordito il direttore de Il Giornale.
Il confronto tra i due è stato particolarmente acceso nel momento in cui è stato affrontato il tema del Pride, al quale Cerno ha detto non somigliare “minimamente” perché “ha insultato il carro dei gay di Israele, unico Paese in Medioriente in cui due omosessuali possono vivere liberamente come qua, per mettere in prima fila sostenitori di regime che i gay li impiccano. A me questa ipocrisia…”. E poi il direttore ha proseguito rivolgendosi direttamente alla platea, assunta in quel momento come interlocutore della sinistra democratica: “Voi avete messo la minigonna di Tajani lì davanti e avete fatto bene, avete fatto una polemica intelligentissima su questa destra che voi vedere ancora così bigotta… Non rendendovi conto che a sinistra, non Renzi ma i vostri alleati, la minigonna che in Iran c’era negli anni Cinquanta, l’hanno levata dalle signore e l’hanno messa in testa con due buchetti sugli occhi: oggi si chiama burqa”.
Con questa gente, ha proseguito il direttore tra gli applausi, “di diritti non parlerò mai, per cui vedete, se Afd è così forte non è perché Merz e il partito popolare non dicono cose intelligenti. È per la compagnia che frequentano”. E Cerno ha proseguito ricordando che lui faceva i gay pride “quando era una cosa divertente, nel senso che nessuno ci voleva venire: era una battaglia in cui, anche se dicevi la cosa più intelligente del mondo, ti dicevano che eri frocio. Oggi vedo molto simili a chi conduceva quelle battaglie i giovani di Atreju. Loro hanno lo stesso problema: quando parlano gli dicono fascisti, come a noi dicevano froci e glielo dicono perché non hanno argomenti”.
Oggi, ha detto ancora Renzi, “mi auguro che Matteo Renzi resti leader di un partito che avrà sempre la democrazia e l’Occidente come bussola, perché alcuni dei vostri compagni di viaggio a me fanno terrore molto più della destra italiana che è piena di gente vecchia, che dice puttanate ma si vede e alla fine lo capisce”. Ricordatevi, ha proseguito, “che in questo Paese quando Giorgia Meloni ha vinto le elezioni La Russa il primo anno non poteva sedersi con Liliana Segre alla Scala perché era uno scandalo. Adesso i signori che vogliono separarli riempiono di letame la Scala di Milano bruciando le bandiere di Israele”.
Successivamente c’è stato un acceso diverbio con Scalfarotto, secondo il quale “il problema è che tu fai un’enorme confusione sulla parola sinistra: Matteo Renzi non è che fosse un uomo di destra quando ha approvato le unioni civili, era il segretario del Partito democratico. E tu eri un parlamentare del Pd, perché evidentemente sapevi…”. A quel il direttore ha replicato: “Se tumi stai dicendo che per tenere il culo sulla poltrona del Pd io devo stare con gli islamisti e con questa sinistra, anche come frocio il culo lo usi male. A me della poltrona non me ne frega un cazzo di niente”.
