Dalla difesa di Rima Hassan, europarlamentare pro Pal franco-siriana accusata di apologia di terrorismo, a quella del marocchino di seconda generazione Youssef Siher, indagato per istigazione a delinquere con l’aggravante del terrorismo, considerato il capo del Movimento 17 ottobre. L’euro-prodigio della Bonelli&Fratoianni, i quali non vedono, non sentono ma ballano il Samba per l’opaca vittoria di Lula che ha fatto precipitare la Borsa brasiliana di 17 punti, ha pubblicato questo post: “La repressione del Governo, che finalmente sta incontrando una tempesta di proteste, sta raggiungendo livelli inediti e inauditi. Siher è accusato di istigazione a delinquere e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, fattispecie introdotta con l’ultimo decreto sicurezza. Senza alcuno scrupolo garantista né il minimo rispetto per la presunzione d’innocenza”, ha continuato l’europarlamentare salva dal processo in Ungheria grazie all’immunità parlamentare, “è stato dipinto a reti quasi unificate come la “mente” del 17 ottobre e sottoposto a una gogna mediatica dai toni fortemente razzisti e islamofobi, che il Governo ha scatenato e cavalca compiaciuto. In realtà, lungi dall’essere il “capo” di un movimento (accusa ridicola: come abbiamo visto anche sabato scorso, i giovani non hanno bisogno di capi per scendere in piazza), Siher sembra piuttosto incarnare soltanto il capro espiatorio ideale”.
Salis si supera, eguaglia gli investigatori del Fatto Quotidiano, e non era facile: “Italiano di seconda generazione, razzializzato, di fede musulmana, militante politico, lavoratore precario”, e qualcuno avverta Ilaria che Siher era più ammanicato con la politica che lei coi centri sociali. Niente, lei continua: “Esattamente il bersaglio di cui la propaganda governativa aveva bisogno per delegittimare le proteste e scoraggiare la partecipazione popolare. La logica del panico morale e del diritto penale del nemico è ormai pienamente dispiegata nell’Italia meloniana. Una deriva autoritaria che riguarda tutti noi, perché mette in discussione i diritti e le libertà fondamentali di ciascuno. Non occorre condividere le idee di Siher – e alcune delle sue posizioni infatti non le condivido – per riconoscere la gravità di un simile episodio repressivo e denunciare quanto sta accadendo. Non abbassiamo la testa”. Neanche per la vergogna.
