Clima teso, striscioni, fumogeni e i soliti slogan d’ordinanza. Il centro di Brescia è tornato a far da teatro alla manifestazione promossa dall’Unione Sindacale di Base (USB), affiancata dai collettivi studenteschi e dalle sigle dei centri sociali cittadini. Un corteo sceso in strada per protestare contro le politiche del governo, sfilando sotto l’occhio attento e le scorte delle forze dell’ordine.
A fare scalpore, tuttavia, è stata la presenza tra i manifestanti di Youssef Sehir. Avvistato nel folto del serpentone scortato dalle sigle dell’antagonismo studentesco, Sehir non è passato inosservato, scortato da un giovane connazionale.
Nel momento in cui è stato da noi intercettato, la situazione ha preso una piega inaspettata: Siher si è dato immediatamente alla fuga, allontanandosi a passo spedito lungo Corso San Faustino in direzione di Corso Garibaldi. Cercando di seminarci e di far perdere le proprie tracce tra i passanti e il traffico cittadino, ha trovato infine riparo andandosi a nascondere all’interno di un negozio di telefonia della zona di corso Garibaldi, rimanendo asserragliato senza rispondere alle nostre domande. Siher nel momento in cui l’abbiamo riconosciuto ha fatto varie telefonate facendosi prestare il cellulare dal guardia spalle che non lo ha mai perso di vista.
L’episodio ha riacceso i riflettori sulle dinamiche e sui frequentatori dei cortei: ma soprattutto che cosa ci faceva all’interno di un corteo giudicato a rischio?
